Vladimir Putin continua il suo “gioco di società” con l’Occidente. Il presidente della Russia finge di aprire alla pace in Ucraina ma continua a picchiare come un fabbro e va avanti ad oltranza con il bagno di sangue. Lo Zar intensifica la sua azione e lo sta facendo nello stesso momento in cui il suo collega americano Donald Trump lo ha riabilitato agli occhi della comunità internazionale con l’incontro della beffa che rischia di consegnare al presidente degli Usa un riconoscimento un pò diverso da quello che sogna.
Peggio ancora Putin si permette pure il lusso di bussare alla porta della Polonia, con una pioggia di droni che, al netto poi di smentite farsesche arrivate da Mosca, hanno rappresentato un segnale politico chiaro e diretto, non difficile da interpretare. E l’Europa forse inizia realmente a comprendere che c’è poco da scherzare e soprattutto – forse – prende coscienza che le sanzioni imposte al Cremlino non hanno neanche fatto il solletico al nemico.
“Here we go” twitta Trump. “Ci risiamo”, Putin insomma ha fatto di nuovo quello che vuole. Il primo inquilino della Casa Bianca non sa che pesci pigliare. Continua a pianificare una pace che ad oggi non esiste e di cui non c’è un solo millimetro di traccia da poter percorrere per arrivare ad una svolta in tempi brevi. Insegue il Nobel per la pace ma si sta avvicinando in realtà al Nobel per l’illusione, con un doppio schiaffo che parte dall’Ucraina e arriva all’altro conflitto che non si ferma, quello in Medio Oriente. Anche lì Trump aveva promesso la fine delle ostilità e persino pubblicato il video di una fantomatica futura Gaza-Riviera e invece l’El Dorado del Tycon è utopia. La realtà racconta altro e mostra un genocidio orrendo. Ogni giorno muoiono bambini e civili innocenti di tutte le età. Così a Gaza, così in Ucraina. Si continua a morire perché nessuno è in grado di fermare l’egemonia dittatoriale senza limiti dei Netanyahu e Putin di turno. Loro ringraziano e fanno quello che vogliono, in barba al diritto internazionale e a qualsiasi soglia di umanità, ampiamente violata e stritolata da un’onda travolgente di crudeltà.
Putin sta letteralmente giocando al “gatto col topo”, porta a spasso un’Europa mortificata dalla pochezza conclamata della sua classe politica e tiene in scacco gli Stati Uniti che hanno un presidente in bambola totale, combattuto tra l’illusione di poter domare la tigre e che invece si sta facendo azzannare da quella stessa belva feroce. Non si intravede un interlocutore autorevole e potente, in grado di mettersi di fronte al presidente russo e fargli capire che ha esagerato e la festa per lui deve finire.
Il presidente russo percorre indisturbato una prateria. Provoca, sgasa tra la mattanza delle bombe in Ucraina e le minacce somministrate a piccole dosi all’Europa. Ha mostrato i muscoli facendosi vedere insieme ai Capi di Stato di Cina e Corea del Nord. Giusto per rendere l’idea del disastro politico di proporzioni colossali prodotto dai Capi di Stato e dalla diplomazia di un Occidente che è riuscita nella masochistica impresa perfetta di far mettere insieme tutti i propri nemici. Si è formato un blocco che non promette niente di buono. E dall’altra parte c’è l’Europa senza una visione, priva di una strategia e di una leadership e poi oltre oceano ecco Trump che pensa di ergersi, a sua volta, a uomo della Provvidenza mentre impugna il bilancino dei dazi, da rialzare o abbassare ad amici e nemici di turno.
Così l’Occidente, lacerato da tanti conflitti, rischia di pagare a caro prezzo l’estrema debolezza complessiva degli attori in campo, che sta diventando un inquietante buco nero di questo tempo. Il quadrante della storia segna l’ora molto pericolosa del baratro. E quando si verificano certe dinamiche poi il mondo si smarrisce e non si ritrova più, deraglia come un treno che va fuori binario. E in agguato c’è lo sprofonda di quella orrenda trappola chiamata guerra. Speriamo vivamente possa arrivare il tempo della luce e della pace globale. Quel giorno è ancora lontano.


