Fabrizio Bertè, autorevole firma del quotidiano Repubblica, in un suo post social ha analizzato la situazione economico-finanziaria del Comune di Messina, con particolare riferimento all’impatto che avrebbero i compensi degli amministratori sui conti di Palazzo Zanca.
“Ero lontano mille miglia dal mondo dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e in particolar modo dal mondo dei bilanci comunali – scrive Bertè -. Ma una circostanza anomala e sorprendente mi ha ricondotto al punto di partenza istituzionale dei candidati messinesi: i loro programmi elettorali. La prima scoperta sconcertante? I bilanci comunali e i programmi di tutti i candidati messinesi viaggiano su pianeti diametralmente opposti”.
“Il Comune di Messina – spiega il giornalista messinese – ha redatto un bilancio consolidato che include anche tutte le società partecipate locali. Quelle che hanno realmente concretizzato il sogno keynesiano di Cateno De Luca (a sua insaputa): migliaia di dipendenti all’interno del recinto pubblico dell’amministrazione comunale. Proprio grazie alle società partecipate messinesi. Da qui l’esplosione del bilancio consolidato del 2023 e del 2024. Entrambi approvati dal Consiglio comunale di Messina. Presumibilmente però senza che nessun consigliere comunale li abbia mai letti. Pur approvandoli”.
“Capitolo 1 – analizza Bertè -: La prima conseguenza di una pubblica amministrazione vorace? I compensi spettanti agli amministratori (sindaco, vice-sindaco e assessori). Nel corso dell’esercizio 2023 (si legge a pagina 43 del bilancio consolidato) i componenti della giunta comunale (sindaco, vice-sindaco e assessori) hanno percepito complessivamente 831.894 euro (al lordo delle ritenute di legge). Ma solo un anno dopo (si legge a pagina 45) e dunque nel corso dell’esercizio 2024 gli stessi (sindaco, vice-sindaco e assessori) hanno percepito complessivamente ben 1. 128.840 euro a titolo d’indennità e 6.913 euro a titolo di rimborso-spese (al lordo delle ritenute di legge). Avete capito bene. Oltre un milione di euro. Emerge che in appena un anno l’amministrazione comunale messinese uscente-dimissionaria ma ricandidata in blocco si è vista riconoscere un aumento di ben 296.946 euro. Nel corso dell’esercizio 2024. Non sappiamo però se anche nel 2025 ci siano stati ulteriori aumenti. Lo scopriremo leggendo il prossimo bilancio”.
“Capitolo 2: Ma non finisce qui. I contributi previdenziali per un sindaco non vengono infatti pagati direttamente dal sindaco stesso ma sono a carico dell’ente locale (in questo caso il Comune di Messina). L’aliquota previdenziale per sindaci e assessori dipende dalla loro situazione lavorativa (dipendenti o autonomi) e dal tipo di ente. Gli enti locali versano gli oneri previdenziali, assistenziali e assicurativi all’INPS o alla cassa di appartenenza calcolati generalmente sulle indennità di funzione. Per i sindaci e per gli assessori i contributi previdenziali sull’indennità di funzione sono versati dal Comune d’impiego alla Gestione Separata INPS. L’aliquota dipende dalla posizione pensionistica del sindaco: generalmente è del 24% se già pensionato o assicurato presso un’altra forma pensionistica obbligatoria oppure del 33% – 35% (a seconda della cassa) se iscritto in via esclusiva alla Gestione Separata. Perché nelle pagine 43 (del bilancio consolidato del 2023) e 45 (del bilancio consolidato 2024) non viene indicato questo ulteriore e certo costo per il Comune di Messina? Per sembrare meno costosi agli occhi dell’improbabile lettore di bilanci comunali consolidati? Aggiungendo infatti i contributi versati all’Inps o a diverse casse professionali il loro costo nel 2024 raggiungerebbe il milione e mezzo di euro. Cifre astronomiche. Gli stessi contributi versati dall’amministrazione comunale messinese all’INPS producono inoltre per sindaco e assessori un aumento notevole sulle loro pensioni: da 10.000 euro a 18.000 euro annui”.
“Capitolo 3: Ma nei bilanci consolidati del 2023 e del 2024 c’è ancor di più – conclude Bertè -. Una vera e propria perla contabile. A pagina 29 (del bilancio consolidato del 2023) e a pagina 30 (del bilancio consolidato 2024) si legge che “il fondo (TFR) corrisponde al totale delle indennità a favore dei dipendenti comunali e degli enti compresi nell’area di consolidamento”. In quanto “L’ente non accantona somme a tale titolo”. Per quanto riguarda l’esercizio del 2023 si legge che nel totale del TFR il saldo al 31-12-2023 ammonta a 2.389.804 euro. Ma nell’esercizio del 2024 esplode raggiungendo addirittura i 4.487.154 euro come saldo al 31-12-2024 per il totale del TFR. Chi ha approvato i bilanci consolidati del 2023 e del 2024 ha letto che il Comune di Messina non accantona il TFR all’INPS? Pur essendo obbligato. In quanto per una pubblica amministrazione e per un datore di lavoro pubblico sussiste l’obbligo di accantonamento e versamento del TFR (o dell’indennità di fine servizio equipollente) per i propri dipendenti secondo le norme vigenti. Per quale motivo il Comune di Messina non ha accantonato il TFR dei propri dipendenti (inclusi quelli delle società partecipate locali)? Ci sono contenziosi in corso o addirittura sentenze di condanna a carico del Comune di Messina? Il Comune di Messina ha bisogno di liquidità per la gestione ordinaria di altre spese?”.


