Basta la parola “virus” associata a un focolaio internazionale per riattivare istantaneamente su scala globale il riflesso condizionato della paura. Le notizie sul recente focolaio di Hantavirus Andes registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius hanno immediatamente rimesso in moto la fabbrica dell’allarmismo, evocando lo spettro di una nuova emergenza globale sullo stile del Covid-19. Tuttavia, la realtà scientifica impone estrema calma e prudenza, ma soprattutto respinge il parallelismo epidemiologico.
L’Hantavirus, a detta degli esperti (quelli veri) non è un agente patogeno sconosciuto comparso dal nulla, bensì una minaccia nota da decenni, monitorata dalle autorità sanitarie internazionali. La differenza fondamentale risiede nella biologia del contagio: mentre il SARS-CoV-2 si è diffuso rapidamente in tutto il pianeta sfruttando una trasmissione interumana altamente efficiente per via aerea, il rischio di una pandemia da Hantavirus è considerato nullo o estremamente basso. La trasmissione di questo virus avviene principalmente attraverso l’inalazione di aerosol contaminati da escrementi di roditori selvatici infetti. Sebbene il ceppo “Andes” isolato nel focolaio marittimo presenti una rara capacità di trasmissione da persona a persona, questa dinamica richiede contatti strettissimi e prolungati, configurando eventi epidemiologici circoscritti e facilmente contenibili.
In Italia, i protocolli di sorveglianza attiva attivati per pochissimi passeggeri rientrati dai voli correlati alla vicenda dimostrano la prontezza dei nostri sistemi di tracciamento e prevenzione, non la presenza di un pericolo imminente per la popolazione generale. Alimentare una psicosi collettiva basata su analogie superficiali danneggia la salute pubblica tanto quanto l’incoscienza. La lezione ereditata dagli anni della pandemia globale deve tradursi in una rigorosa fiducia nella scienza e nelle misure di contenimento precoce, non in un’angoscia perenne che confonde la necessaria prudenza medica con l’allarmismo mediatico.
Perché si tira in ballo il Covid e già si comincia a parlare di vaccino? Perché già spuntano titoli e video che parlano di un nuovo allarme pandemico? Perché la paura è virale e può far riaccendere i motori del “business”, e allora riecco in azione i soliti “cassamortari” dell’informazione a trazione allarmistica e imbonitori che a vario titolo si auto-dichiarano esperti sull’Hantavirus. Scatta un “copia-incolla” di alcune dinamiche già andate in scena in occasione della pandemia del 2020. I casi di contagio da Hantavirus non hanno analogie con il Coronavirus. Non basta essere in una casa con i topi, toccare feci o trovarsi in una superficie contaminata.
E allora è il momento di seguire con attenzione ed equilibrio gli sviluppi della situazione, soprattutto non bisogna farsi trascinare dal vento della psicosi. Si può e si deve osservare la situazione con un approccio lucido e senza prestare il fianco a chi, sull’eco della paura, vuole rimettere in piedi un copione già visto.


