HomePoliticaTaormina verso il voto tra guanciali e carboni ardenti

Taormina verso il voto tra guanciali e carboni ardenti

TAORMINA – Il calendario racconta che a Taormina mancano ormai dodici mesi al voto per le prossime elezioni amministrative, ma la città sta arrivando nel modo più ripetitivo e apatico ad una tornata di voto della quale in molti, dentro e fuori dal palazzo, non sono riusciti a comprendere il senso e l’importanza. La capitale del turismo siciliano va verso un’estate che – al netto delle vicende della guerra in Ucraina – sarà finalmente la stagione della ripartenza dopo due anni di sofferenza bestiale per tutti. Almeno su questo si è tutti d’accordo e i segnali incoraggianti si vedono e si toccano con mano. E’ altrettanto chiaro che questo sarà il primo passo per risalire la china e le sfide all’orizzonte saranno tante e complicate.

Si dovrebbe programmare il futuro della città con delle proposte su quello che si intende fare di questo territorio nei prossimi cinque anni, ci si attende che da qualche parte possano emergere delle idee e una visione – giusta o sbagliata che poi sia – del territorio, l’intendimento di come ci si porrà al cospetto di un quinquennio che sarà fondamentale per Taormina. Diciamolo con estrema chiarezza: chiunque sia convinto di candidarsi alle prossime elezioni per poi fare una passeggiata di salute in Corso Umberto, andarsene al Teatro Antico e navigare a vista, non ha capito un fico secco del coefficiente di difficoltà che con questo lustro di luna avrà l’attività amministrativa da qui al 2028: sarà così a Taormina come del resto da qualsiasi altra parte, ma noi il focus lo facciamo – ovviamente – sulle vicende di casa nostra.

La lunga campagna elettorale verso il voto a Taormina prosegue sonnecchiante come un film già andato in onda 35 volte, con i soliti nomi che già sappiamo e una piccola guerra di posizionamento. “Io no, tu sì, lui forse, l’altro deve venire da me, Tizio non ha niente più me, Caio non può essere, Sempronio mi deve sostenere”. Stavolta nell’agone politico paesano c’è pure l’alibi perfetto del nascondersi perché “prima bisogna vedere cosa farà il sindaco”. Si fa finta di non capire che l’attuale sindaco della città, Mario Bolognari, ha fatto una scelta: quella di non decidere adesso se ricandidarsi o no, ed intanto continuare andare avanti ed amministrare. Una scelta che, giusta o sbagliata che sia, va rispettata e non cavalcata e che non può diventare l’alibi altrui per giocare a nascondarello.

Chiunque voglia proporsi per reggere le sorti della città per i prossimi cinque anni deve cominciare a metterci la faccia, avere il coraggio di farsi avanti e dire cosa vuole fare. Tutto il resto sono tatticismi che non appassionano nessuno, servono solo per fare un pò di cortile e diventano il propellente per il senso perenne di insoddisfazione che la gente esprime a Taormina e sfoga soprattutto sui social, un disagio in parte anche comprensibile anche se per altra parte riconducibile all’innato desiderio indigeno di sparare minchiate in libertà pur di farsi notare.

Nel frattempo il primo tempo della campagna elettorale per Taormina 2023 è la trama al cloroformio di un film già visto, all’insegna di individualismi e personalismi, simpatie e antipatie, veleni e doppiogiochismi, con diversi colonnelli che si auto-elevano ad generali senza esercito. Prevale l’approccio divisivo di quartiere in un territorio che, al di là di una formale competizione che dovrà esserci, non si rende conto di dover fare una scelta di campo molto semplice: il tempo dei “topi e sucalori” è finito da un pezzo, quindi o si va oltre la logica delle fazioni, si trova un equilibrio e si guarda al domani con una prospettiva seria e comune per il rilancio del territorio o gli altri metteranno la freccia, ci sorpasseranno e buonanotte ai suonatori.

Non è più tempo dei soliti tatticismi paesani, non serve a nessuno e meno che mai alla città il copione dell‘”ammuccia, ammuccia”, “se esco ora mi brucio”, “è troppo presto”, “i giochi si fanno dopo Natale”. Tutte queste fesserie non portano da nessuna parte, eppure a Taormina sono un immancabile rito liturgico della politica locale.

La realtà esige altro e c’è poco da stare “belli freschi” a fare questi giochini che sembrano quelli di chi dorme beato su due guanciali, con i cardoni ardenti sotto al materasso. Taormina è attesa da un periodo difficile, perché c’è una crisi internazionale, siamo reduci da una pandemia forse nemmeno finita e Dio solo sa come finirà la guerra in Ucraina. C’è poi sul piano locale da dirimere la situazione del dissesto, dei crediti e debiti dell’ente, con delle procedure che per forza di cose accompagneranno ancora a lungo il Comune. Ma Taormina ha anche davanti a sé la straordinaria, forse irripetibile, opportunità di andare oltre gli ostacoli e rilanciare l’economia ed il turismo di una città che non ha niente in meno rispetto agli altri e ha tutto per tornare a grandi livelli. A patto che i nocchieri si mettano in testa di uscire allo scoperto, unire le (poche) intelligenze valide del panorama politico taorminese e provare a fare qualcosa di buono per il territorio.

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