“Il fatto non sussiste”, non c’è stato alcun sequestro di persona. Matteo Salvini viene assolto al processo Open Arms e la vicenda si chiude (forse, ma siamo certi che non ci sarà ricorso?) come era prevedibile, con il proscioglimento del ministro, allora primo inquilino del Viminale.
Salvini si era presentato sorridente nell’aula bunker del tribunale di Palermo, sapendo che – al netto della sua endemica spocchia – comunque sarebbe finita, lui in ogni caso ne avrebbe tratto un beneficio politico. In caso di condanna sarebbe diventato, agli occhi degli italiani o perlomeno dei suoi elettori, un “martire” politico di una giustizia forcaiola imbeccata dalla sinistra, in caso di assoluzione sarebbe passato il messaggio che il ministro leghista aveva fatto bene a tenere quella linea dura sui migranti. E alla fine per Salvini arriva l’assoluzione.
Era accusato di sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio per aver impedito per giorni lo sbarco di 147 migranti soccorsi dalla Ong spagnola nell’agosto del 2019. Ma Salvini aveva impedito lo sbarco o piuttosto c’era stata una ferma non volontà della Ong di sbarcare altrove (in Spagna o Malta ad esempio) perché l’ostinazione era a voler sbarcare soltanto in Italia?
Il primo ministro di quel governo era Giuseppe Conte e in linea teorica un primo ministro non può non sapere cosa accade su fatti che riguardano il governo del Paese, soprattutto le scelte dei vari ministeri non sono mai scollegate da una volontà o non volontà della presidenza del Consiglio. Eppure a processo era finito soltanto Salvini, con i compagni di viaggio dell’allora ministro dell’Interno che ieri (inconfessabile ma cosi è) erano sulle sue posizioni e poi hanno colto l’occasione per pugnalare Salvini. Quelli del governo Conte 1 si sono vestiti da “gnorri” e smemorati, tra chi era all’oscuro del caso e chi ha fatto un’inversione a U sostenendo di aver avallato le posizioni di Salvini. La parola d’ordine era togliersi dalle scatole, in buona sostanza, Salvini. L’occasione ghiotta era quella di sgambettare il segretario della Lega, che indubbiamente non ha brillato nella sua lunga storia politica e si è rivelato niente di più e niente di meno che un altro parolaio, abile oratore che ieri attaccava i meridionali e cantava contro i napoletani e ora fa l’istituzionale e ha messo da parte i “sogni di gloria” della Padania, ma che viene attaccato ormai anche se respira in una risibile rappresentazione del nemico che sbaglia soltanto perché esiste.
E allora è stata una forzatura, un errore totale trascinare Salvini in tribunale, con la spinta determinante della sinistra che ne ha fatto un’ossessione, spianando il terreno ad un processo politico. Ci si augurava di far condannare Salvini a 6 anni di reclusione sottraendo tempo e spazio al confronto nelle aule parlamentari sulle vere battaglie che andrebbero sostenute da tutti, destra e sinistra, contro altri reati. In Italia ci si dovrebbe preoccupare di mettere dietro le sbarre assassini, stupratori, pedofili, spacciatori, truffatori etc. E possibilmente buttare la chiave.
I giudici del processo Open Arms hanno accolto la linea della difesa, valutando i fatti, non le suggestioni e senza farsi condizionare dalla contesa politica. E ancora adesso c’è chi non si arrende e aspetta le motivazioni per fare eventuale ricorso. Ma di che parliamo? Salvini si regala l’assoluzione sotto l’albero e se la ride perché sa che Open Arms rischia di diventare la sua resurrezione nel momento in cui stava sprofondando nei sondaggi. Questa sentenza potrebbe rivitalizzare la sua parabola politica declinante, che sin qui era in netta fase calante e forse tra non molto tempo lo avrebbe portato a perdere la segreteria del partito in favore di Zaia, Fedriga o Vannacci. E’ l’ennesimo autogol dei litiganti del campo largo, un errore colossale di strategia di una sinistra allo sbando, che sembra sull’orlo della crisi di nervi per l’incapacità cronica di organizzare un’alternativa credibile a una destra che non è granché e non brilla affatto ma sfrutta la capacità sistematica della sinistra di farsi del male da sola.
Il governo Meloni, nonostante le sue innegabili contraddizioni e non poche scelte discutibili, va avanti senza troppi problemi, con la scaltrezza di saper mascherare i suoi limiti oggettivi e le proprie tensioni interne, vive insomma di luce riflessa sulla pochezza del campo avversario. Salvini e Meloni ringraziano. L’operazione “Matteo” Lazzaro si è compiuta. Proposta, non solo protesta: quando lo capiranno a sinistra?


