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Tempi fortunati per De Luca a Taormina: va sul velluto mentre nessuno disturba il conducente

TAORMINA – “Voglio dire che Taormina purtroppo o grazie a Dio ha un sindaco che è anche un parlamentare. Si prendono gli aspetti positivi e quelli meno positivi. Quelli meno positivi sono quelli di un sindaco che è un po’ più impegnato, magari, rispetto ad altri sindaci e il tempo non è padrone del proprio tempo. Se questo lo si comprende, nel rispetto reciproco, è cosa buona e giusta. Se anche questo deve essere utilizzato strumentalmente, allora credo che si tende poi ad abusare. Sul dissesto a Taormina è necessario che la storia faccia i conti con se stessa, una volta per tutte“.

Alle porte di Natale 2024 così si è espresso il sindaco di Taormina in risposta ad una protesta della minoranza e nella capitale siciliana del turismo il “De Luca pensiero” è una rappresentazione plastica del momento in città. Taormina vive una fase di grande lustro per il turismo e la sua economia, mentre si è squagliato il suo tessuto sociale e la politica locale si è fregata con le sue stesse mani e si è fatta mettere i chiodi nella bara.

Le dichiarazioni del sindaco hanno cristallizzato, una volta di più, lo scenario politico attuale di Taormina con il dissesto (da cui è appena uscita la città) che si traduce in un punto non ritorno. Il dissesto ha spianato il terreno all’avvento dello “straniero” De Luca, ha scavato un solco profondo e non sarà semplice risalire la china per un’intera classe politica. Oggi De Luca domina la scena indisturbato, il suo è un one man show, un monologo assoluto che non sembra avere precedenti nella storia recente della città e che potrebbe andare avanti ancora a lungo. In questo contesto finisce sullo sfondo anche la questione delle presenze o assenze del sindaco da Taormina, tema che in altre epoche, avrebbe arroventato gli animi. L’opposizione non impensierisce il sindaco e la maggioranza pende dalle sue labbra.

Il parlamentare ha trionfato a Taormina alle elezioni Comunali del 2023 con il 65% dei consensi, poi 12 mesi dopo in città è sceso al 37% alle Europee 2024 con un segnale che comunque era stato dato dai taorminesi. “Ci riprendiamo tutto”, inneggiavano subito come in una frase di “gomorriana” memoria gli oppositori anti-deluchiani mentre brindavano. Dopo il flop di Monza e delle Europee, De Luca, che fesso non è, ha capito che la via per lui e per il suo movimento si era fatta stretta e che da solo non sarebbe più andato da nessuna parte, ha invertito la rotta e con un colpo di teatro si è aperto un varco per tornare nel centrodestra. Dall’isolamento alla resurrezione a volte è uno split second, un istante può ribaltare tutto e De Luca si è rimesso in carreggiata a Palermo e Roma, mentre a Taormina gli avversari sono rimasti con lo spumante sfiatato del 9 giugno in mano. “Il centrodestra non farà mai entrare De Luca”, profetizza intanto qualche Nostradamus taorminese che forse è lo stesso che assicurava “De Luca non si candiderà mai a Taormina”.

Il nastro si riavvolge, forse si era solo ingrippato. Lo sprofondo totale del fronte anti-deluchiano a Taormina è un salto nel buio che prosegue.

Da una parte, dunque, a Taormina c’è la maggioranza arroccata attorno al sindaco e devota “anema e core” alla sua leadership, senza irrequietezze o indolenze rispetto al monologo cateniano, con il primo cittadino a fare la coreografia e gli altri in stato ipnotico a metterla in atto. De Luca va sul velluto, può contare su una maggioranza accondiscendente e una opposizione non pervenuta, un quadro ideale lì dove forse in altre stagioni e con altri musicanti meno remissivi e di altra caratura, la musica sarebbe stata diversa o perlomeno non così agevole.

In questo clima da simil-Virgo Fidelis, reso ancor più mistico dal Natale, al palazzo i ruoli sono definiti, il sindaco è la semi-divinità, gli altri lo accompagnano in adorazione permanente. Palla avanti e pedalare. Al netto dei vari compiti per casa, che di volta in volta vengono assegnati, la morale della favola è che non c’è trippa per gatti e non esiste foglia che possa muoversi senza passare da De Luca o dal suo esperto Massimo Brocato, che ad oggi – specie in assenza del sindaco – fa valere un peso decisionale specifico superiore a tutta la rappresentanza di Giunta e consiglieri messa insieme e moltiplicata per tre.

Dall’altra parte c’è un’opposizione (anzi le opposizioni) mai ripresasi dalla rumba presa alle Comunali 2023: in questo perimetro, sempre più disgregato, manca una leadership ma prima ancora latita l’idea di come costruire un’alternativa. Qualcuno ha la convinzione che possa bastare soltanto la spinta di una narrazione vita-natural-durante del sentimento anti-deluchiano a prescindere; qualcun altro ha realizzato che ad oggi non ci sono le condizioni per fare un’opposizione incisiva. Non manca chi ha già traghettato da un pezzo nell’altra sponda un minuto dopo (e prima) il voto, ma poi addirittura ci sono quelli che si sono rintanati nel freezer della politica e aspetteranno di potersi auto-scongelare all’89esimo minuto della legislatura, con il sogno di spuntarla nella (patetica) riedizione del conclave paesano di chi dovrà ambire alla fascia tricolore.

Nel complesso, il sindaco può contare sulle contingenze favorevoli di questa stagione politica, con una maggioranza che non gli dà problemi e così godendo, al contempo, di un’area locale di opposizione divisa e debole, che in prospettiva rischia di prendere un’imbarcata colossale anche contro l’adepto di turno che verrà catapultato in campo da De Luca alle prossime elezioni per ricevere il regalo miracoloso di una (possibile) sindacatura per delega.

Unico punto di contatto, una cosa paradossalmente unisce i due fronti politici paesani o forse è meglio chiamarli più semplicemente deluchiani e anti-deluchiani perché in fondo la politica della personalizzazione dei ruoli, a Taormina a questo si è ridotta. L’uno guarda alle debolezze situazionali dell’altro: la maggioranza confida rimanga intatto lo stato di impotenza odierna dell’opposizione e la considera la sua polizza sul destino, mentre l’opposizione ritiene la maggioranza debole senza il proprio dominus e pensa che per ribaltare le cose possa bastare la già annunciata uscita di scena del capo.

Per adesso la maggioranza sta surfando le acque di Taormina in controllo, con la tavola del videomapping in un mare con onde basse. Chi avrà ragione e chi avrà torto? Il tempo dirà come andranno le cose.

Per il resto la storia fa corsa a sé, passa sopra tutte queste piccole e grandi dinamiche di palazzo e va al di là di una trama in verità abbastanza piatta. Taormina va avanti da sempre oltre la politica, col suo intramontabile pilota che da sempre mette d’accordo tutti. Quello automatico della sua bellezza.

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