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De Luca nel triangolo delle Bermuda: svelato il (non) mistero della presa di Taormina

Esiste un luogo nell’Oceano Atlantico settentrionale dove si registrano sparizioni misteriose ormai da tanti anni. E’ il Triangolo delle Bermuda. Così è stato sempre raccontato in una lunga narrazione dell’eterno enigma irrisolto. Ma nello stesso tempo in cui laggiù, nell’Oceano, sparivano navi e aerei, qui, nel cuore del Mediterraneo, nella capitale del turismo siciliano, veniva inghiottita da qualcosa la “Taormina ai taorminesi”. Sono scomparsi rimborsi per il Comune, spazi e opportunità e per i taorminesi, e posti letto per la gente. Un mistero che in verità, in questo caso, non è mai stato un mistero, semmai una storia sotto gli occhi di tutti.

Il Triangolo delle Bermuda a Taormina è localizzato tra il Teatro Antico, Corso Umberto e Contrada Sirina. In questa storia non ci sono mostri marini o alieni e non c’è neanche il mito di Atlantide. C’è la parabola dell’ultimo ventennio di una città dove un’entità colonizzante che si chiama Regione Siciliana si è issata ai posti di comando e pretende indisturbata di continuare a farlo. Ha tolto il 30% degli introiti al Comune di Taormina (circa 800 mila euro l’anno, per intenderci) cancellando l’apposita normativa, si è presa Taormina Arte facendo una Fondazione a trazione palermocentrica. Nel frattempo si sono svolti una infinità di eventi privati al Teatro Antico sui quali Taormina, al netto dell’effimero godimento paesano del biglietto omaggio, si è fatta carico di costi – soldi a carico dei contribuenti – per una serie di servizi senza ricevere mai nulla.

Il mondo è andato avanti, con una pandemia in mezzo che ha insegnato poco e cambiato quasi niente. D’altronde, l’altro pezzo del triangolo, quello più importante che riguarda tutti, cioè l’ospedale di Taormina è stato abbandono al suo destino. Il San Vincenzo doveva essere potenziato e salvato, invece è stato svuotato, scippato di interi reparti da una Regione che non si fa problemi a spedire i pazienti (pure gli anziani) in altre province come fossero pacchi postali, a far attendere la gente per 10 ore al Pronto Soccorso e non si è fatta scrupoli neanche a mettere in discussione la sopravvivenza di un reparto come il Ccpm che ha salvato tanti bambini.

A Taormina gli ospiti sono diventati padroni in casa altrui e qui ci si è limitati a qualche sterile lamentela. Qualche lettera puntualmente ignorata a Palermo e qualche dichiarazione stampa, urla sottovoce in modalità marzulliana, strepiti alla stregua di Cappuccetto Rosso nel bosco. Poco altro. La politica taorminese abbaiava alla luna dalle prime file del Teatro Antico. Nulla è cambiato e Taormina è diventata una enorme vasca da bagno, ormai fuori dal controllo di una città messa all’angolo.

Nelle varie campagne elettorali, ogni cinque anni è sempre ciclicamente tornato di moda il ritornello della Taormina da dover difendere non si sa bene da chi e cosa. Sempre dopo però, perché la presa di Taormina si era già compiuta da un pezzo.

Il punto di non ritorno lo si è raggiunto con il benvenuto palermitano al neosindaco di Taormina, Cateno De Luca. Aveva chiesto un ristoro per le spese sul Teatro Antico e la risposta della Regione? Diamogli mille euro a sera e che la finisca di rompere le scatole. Aveva chiesto una modifica allo statuto per riequilibrare l’attuale governance a maggioranza palermitana. 3-3-1? No, 2-2-1 neanche. E non si tratta di moduli tattici di calcio, ma del rapporto tra Regione e Comune dentro TaoArte. Risposta: proposta di De Luca bocciata e tanti saluti. Un doppio schiaffo al sindaco e alla Città di Taormina. Il trattamento riservato a De Luca – ribadiamolo – è lo stesso che hanno ricevuto Mario Bolognari, Eligio Giardina, Mauro Passalacqua etc. Tutti sindaci nei confronti dei quali, al di là delle valutazioni che ciascuno può fare in ambito locale, c’è stata una chiara mancanza di rispetto da parte della politica regionale.

Il punto allora non è neanche se in passato si sia anche tentato di fare qualcosa. Sin qui un risultato risolutivo non c’è stato e bisogna agire diversamente. Non si può più andare avanti sul piano inclinato della prevaricazione istituzionalizzata.

Nel Triangolo palermocentrico delle Bermuda la storia ha insegnato che il tempo del dialogo è finito. Non si può interloquire con chi è convinto che la premessa sia quella di dettare lo spartito e che gli altri debbano adeguarsi. La musica a Taormina la deve suonare Taormina, non Palermo. E neanche Roma. E’ una questione ineludibile di dignità per il territorio.

La Regione Siciliana si è convinta che stanziare qualche finanziamento, per poi farne un impiego motu proprio e una serie di rappresentazioni autoreferenziali, possa bastare a giustificare l’imposizione incondizionata di logiche coloniali. Non funziona così.

La Regione ha tolto il 30% dei proventi sul biglietto d’ingresso al Teatro Antico al Comune di Taormina, si è portata via quelle somme e per di più ha anche introdotto ulteriori novità che forse i taorminesi non sanno. Una su tutte: il 10% degli introiti del Parco di Naxos-Taormina va destinato ai parchi minori dell’isola. Una somma equivalente a circa 250 mila euro all’anno. Taormina, quindi, non prende un euro ma in compenso aiuta gli altri. Un pò come accade a TaoArte, dove la Regione parcheggia qui da anni, in una lunga sequenza di incarichi telecomandati sull’asse Palermo-Roma (non dimentichiamo anche Messina), gente che non si comprende bene cos’abbia a che fare con Taormina e che di questa città a stento conosce il Corso Umberto e qualche ristorante e albergo.

Taormina è diventata una sorta di Opera Pia che aiuta tutti e si genuflette generosamente a chiunque, con qualche caramellina una tantum per addolcire il calice amaro. Una trama caritatevole quasi da libro cuore. Andiamo avanti così? Il masochismo non è reato e ognuno è libero di continuare a inchinarsi ma siamo sicuri che debba essere questa la via maestra per questo paese e per le future generazioni?

Così De Luca va allo scontro, ci va alla De Luca, senza mezze misure e con un aspetto che forse non tutti hanno colto e rappresenta forse il vero elemento centrale della vicenda. Un sindaco con la sola fascia tricolore sarebbe stato ricondotto in 10 minuti alla ragione del “subisci e stai zitto” e se lo sarebbero mangiato come un biscotto a colazione. Nella baraonda adesso c’è un sindaco che è leader di partito, capo dell’opposizione al Parlamento regionale e ha pure i suoi deputati a Roma. E viene quasi da sorridere se si pensa che qualcuno/a si sia illuso/a di farlo fesso con un aperitivo in albergo e qualche parola galante in municipio. La contesa che va in scena a Taormina è un braccio di ferro con riverberi sulla politica regionale.

Comincia la resa dei conti e i prossimi giorni saranno indicativi per capire come finirà tutta questa storia. Dubitiamo, sinceramente, che non si facciano gli spettacoli al Teatro Antico e almeno lì una soluzione siamo convinti che poi dovrà comunque saltare fuori, ma è altrettanto vero che De Luca è imprevedibile e se la Regione pensa di risolverla con mille euro a serata, si può preparare al piano B e andarsene a Vattelapesca.

Di certo non sarà determinante il perbenismo d’annata di quelli che a Taormina hanno assistito a braccia conserte alla sodomizzazione totale della città e ora difendono (o tifano per) la Regione, contestando la rivolta poco “elegante” e a suon di parolacce di un sindaco per le solite contrapposizioni tra deluchiani e anti-deluchiani. Conta il merito dei fatti, non la “forma”. In questa storia la scelta è abbastanza semplice: sostenere e legittimare quello che ha fatto e continua a fare la Regione a Taormina oppure tirare una riga e far capire che qui la festa è finita. E che sia stata già tolta alla Fondazione l’ex pretura è già un segnale all’arroganza del potere imposto in casa d’altri.

Davvero si pensa che di fronte a una vergogna così conclamata la comunità debba continuare a prendere schiaffi e subire e che la vittima debba sussurrare parole d’amore al carnefice declamando, con il manuale del galateo, l’anatema del “ti imploro, in nome di Goethe, Maupassant e Von Gloeden, di non trattarmi così?“. E’ il tempo della pretesa forte di un rispetto che manca da troppo tempo. Va restituita la centralità tolta al territorio, si possono e si devono ristabilire i ruoli e far comprendere che Taormina non è cameriera di nessuno. E’ una sfida da affrontare anche a muso duro. La retorica del perbenismo edulcorato non ha salvato Taormina e meno che mai ne ha impedito la presa.

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