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A Taormina prove di ammucchiata anti-De Luca: spunta il manuale, parte la sfida tra sceriffo e club del dissesto

TAORMINA – Dalle tasse ai rifiuti, a Taormina i vari capibastone locali della più o meno defunta opposizione a Cateno De Luca provano a riorganizzarsi, più confusi che persuasi ma galvanizzati dal pensiero che il malumore popolare verso l’attuale sindaco possa spingerli in carrozza al gran ritorno al palazzo municipali. Ad accompagnare gli esiliati della stagione deluchiana a Taormina ora c’è il dolce pensiero che gli improperi del primo cittadino nei confronti taorminesi potrebbero favorire il ribaltone politico alle prossime elezioni.

E allora sono iniziati i primi colloqui, gli ammiccamenti per riaccendere i motori e mettersi all’opera. “Tanto non lo vogliono più, tocca a noi”, è il mantra che guida la riscossa degli oppositori che dopo due anni lontani dalla scena, stanno scendendo dagli alberi per provare a riprendere il timone di Palazzo dei Giurati, militarizzato da Cateno De Luca e dai suoi seguaci, in parte devoti taorminesi e in maggioranza con il bollino blu dell’iperprofessionismo esterno della Valle d’Agrò e di Messina.

Pochi giorni fa risulta in termini significativi che, sul fronte degli oppositori paesani, a Taormina sia avvenuta una riunione nella residenza di un politico locale e nel corso del confronto tra alcuni aspiranti esponenti della prima linea anti-deluchiana è stata fatta la solita discussione su chi dovrebbe essere il candidato sindaco ma soprattutto è già spuntato l’elemento immancabile che colora di romantico ogni tornata elettorale: il manuale Cencelli, il divisore di poltrone, con tanto di spiegazioni e una moderna reinterpretazione di cui non vogliamo svelare ulteriori dettagli. Quello è il segnale del via alle danze. Come dire: saremo in tanti, ma le soluzioni si troveranno, tra presidenze e incarichi vari c’è spazio per tutti. Tu vai qui e io di là. Levati tu che mi metto io.

Da una parte, insomma, De Luca che in due anni è stato capace di benzinarsi il suo consenso popolare in termini clamorosi, ha trasformato il Comune di Taormina in un Ducato, si è cucito addosso un’Amministrazione chiusa a riccio e tarata su misura sul suo ego, con la pochezza estrema dei fedelissimi compagni di viaggio che lo attorniano senza proferire parola, passando da una lunga serie di errori colossali nelle scelte e nel modo di approcciarsi alla comunità che, alla lunga, vanificano anche il senso di qualche buona iniziativa che c’è stata. Dall’altra parte si riaffaccia all’orizzonte il “Club taorminese del dissesto”, pronto al tentativo di resurrezione e a smacchiare il passato recente in nome della crociata all’Imperatore del Nisi, nemico giurato da ricacciare nelle sue contrade. La politica locale vuole togliersi i chiodi e uscire dalla bara per tornare alla carica con lo stendardo della taorminesità e la voglia collettiva di rifarsi tutti insieme una verginità politica. Il sogno è quello di riafferrare il governo della città in nome dell’undicesimo comandamento tauromenita: “De Luca si è rivelato peggio di noi, ridateci la città”. Il capintesta del palazzo se l’aspetta questa situazione, la prevede e anzi – per chi non l’avesse capito – tifa proprio per l’ammucchiata. Vuole che si verifichi questo scenario per portare la partita sul terreno a lui più congeniale.

Poco male. Se a Taormina l’astensionismo poi galoppa, insomma, non sorprendiamoci. Se questi in generale sono i chiari di luna, forse non ha tanto torto chi sostiene, al confine tra fantasia e provocazione, che Taormina è uno di quei posti baciati da Dio e dalla Natura, che va avanti con il pilota automatico ormai da una vita, e dove la politica è talmente scarsa e inutile che ha dimostrato da 30 anni a questa parte di saper fare produrre danni, caciara e inutili protagonismi mai risolutivi. E allora questa politica che ha fallito ieri e oggi e non ha mai saputo alzare il livello, forse sarebbe meglio lasciarla “morire” di sete, tutta e senza pietà, per 10 anni, senza eccezioni di campo. Chissà come sarebbe avere un Prefetto alla guida del Comune per l’ordinaria amministrazione e tanti saluti ai suonatori. Romantiche fantasie impercorribili di fine agosto perché ci sono le leggi ed esigono che ci sia una rappresentazione popolare, nulla importa se si tratterà di soggetti inadeguati. E allora, mentre si accende la gran contesa paesana a ribasso tra la ciurma dell’attuale sindaco e l’ammucchiata in fieri degli scalpitanti cavalli di ritorno, auguri a chi dovrà fare una scelta decisamente non semplice. Lo sceriffo o il club del dissesto? Forza alla banda.

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