TAORMINA – Nei giorni scorsi Taormina è stata al centro di una singolare contesa che definire paradossale è riduttivo, concernente le presenze turistiche. Prima sono arrivati (non ufficialmente…) i dati dell’Osservatorio Turistico Regionale, poi quelli del Comune di Taormina. Ed è emersa, come poi si sa, una differenza tra le rilevazioni regionali che davano Taormina in leggera flessione nel primo semestre 2025 e quelle del Comune che hanno poi parlato invece di un aumento.
Da una parte il sistema della Regione collaudato da parecchi anni a questa parte, dall’altra parte la novità lanciata dal Comune di Taormina lo scorso febbraio con il software PayTourist, messo in campo per la gestione ed il pagamento dell’imposta di soggiorno e che, di riflesso, è strumento di rivelazione dei dati sulle presenze in tempo reale. Ma la diatriba su quale sia il migliore sistema e chi abbia ragione e chi abbia torto non ci appassiona. In realtà è bene soffermarsi su un altro aspetto perché chi ha torto da vendere lo si sa già e lo si può affermare con estrema chiarezza: sbaglia la Regione Siciliana e sbaglia o fa anche peggio il Comune di Taormina.
Entrambe le parti, al netto delle questioni puramente numeriche che non propongono neppure differenze così abissali, considerano i dati sulle presenze turistiche un report da custodire gelosamente nelle stanze dei palazzi come se la materia fosse un file riservato. Top secret o come direbbero a Trastevere: ma de che?
La Regione Siciliana, in passato, a Taormina comunicava i dati sulle presenze turistiche mensilmente o al più tardi ogni due mesi, grazie al lavoro sempre puntuale e prezioso svolto dal Servizio Turistico, l’ex Azienda Autonoma Soggiorno di Turismo. L’assessore Elvira Amata ha ritenuto opportuno proseguire esattamente nel solco totalmente sbagliato dei suoi più recenti predecessori, continuando a dare corso ad una circolare nella quale si considerano i dati turistici “non divulgabili”. Addirittura, persino gli Albergatori sono costretti a inviare una richiesta via mail affinché i dati vengano trasmessi dall’assessorato. E per quale motivo? Ma di cosa stiamo parlando? Segreto di Stato? Non vorremmo dare ragione a chi sostiene poi che questa “non divulgabilità” altro non è che un modo (banale e sgamato) per tenere i dati chiusi in un cassetto e poi tirarli fuori, di volta in volta, con il fiocco di una cornice mediatica, quando il tema diventa utile per la narrazione politica del boom turistico in Sicilia. E allora via con gli annunci in una conferenza stampa e in una borsa del turismo, in un festival o magari in un’intervista ad hoc da rilasciare a qualche pagnottista che si nasconde sotto il cielo dell’informazione con il bluff di un pò di scadente comunicazione salivosa alla mercé della politica regionale.
Il discorso non è molto diverso per il Comune di Taormina ed il modus operandi è anche qui lo stesso. Il nuovo software attivato per l’imposta di soggiorno e che rileva i dati delle presenze viene considerato un “giocattolo” di esclusiva proprietà dell’Amministrazione. Nessuno deve conoscere quei dati, li custodiamo gelosamente e li comunichiamo una tantum, a spizzichi e bocconi per fare un pò di gran cassa mediatica all’Amministrazione e far vedere quanto siamo belli e bravi.
D’accordo che a Taormina siamo nella stagione della giostra, vabbè che il Comune ora è Ducato e che tutto passa dal sindaco, onorevole, Imperatore del Nisi, leader e capintesta Cateno De Luca e tutto il resto è devozione mistica “silence pleace”, ma l’assessore al Turismo, Jonathan Sferra dovrebbe almeno rendersi conto che così non si va (e non va lui) da nessuna parte. Una gestione così “carbonara” della materia si commenta da sola e non è all’altezza di una città come Taormina. E Sferra, che tra l’altro è un giovane scaltro ed è tra i pochi a fare l’imprenditore (anche con ottimi risultati, va detto) e a non campare di politica nell’attuale Amministrazione, certe cose dovrebbe percepirle in fretta e meglio di altri. Inutile parlare di lusso e riempirsi la bocca di bei discorsi top class se la cosa pubblica viene poi ristretta in questi piccoli confini e interpretata con la vocazione ad un paesanismo di nicchia, avverso e distante dal salto di qualità nella mentalità di cui avrebbe vitale necessità Taormina.
I dati sulle presenze vanno messi a disposizione degli operatori del turismo (albergatori e imprenditori), che potrebbero ricavarne spunti utili e preziosi di analisi ma ciò deve avvenire in tempo reale o comunque non ogni morte di Papa. Senza l’obbligo di richieste in carta bollata e vincoli burocratici che rasentano l’assurdità. Non può esistere nessuna “non divulgabilità” o similari bestialità amministrative del genere. Vale a Palermo, a Taormina e anche in Groenlandia perché si sta parlando di numeri e statistiche, punto e basta, non di dati sensibili afferenti l’identità e la privacy delle persone. Quindi, a proposito: nessuno venga a spiegare e motivare, raccontare di “riservatezza” e “privacy”, aggrapparsi a fesserie del genere. Se a Taormina hanno pernottato a giugno o a novembre 100 americani, 15 indiani e 3 spagnoli lo si può comunicare con serenità, come si era sempre fatto in passato. Nascondere delle pure percentuali – per dirla con garbo – è semplicemente una stupidata. Niente di più e niente di meno.
Bisogna cambiare registro e approccio, fare un passo indietro e un salto in avanti nell’approccio all’arte del governare. Metterci più buon senso e meno spocchia, anche perché poi i risultati sono spesso impietosi. Il turismo è fonte di ricchezza per il territorio e per la gente, non è una bancarella del torrone per pochi. Appartiene a tutti.


