TAORMINA – Al confine tra turismo e guerra c’è una vicenda che si è verificata nei giorni scorsi a Ragusa e ha scatenato polemiche roventi, facendo il giro d’Italia sino poi a finire oltre i confini nazionali. E’ un episodio sul quale va fatta un’attenta riflessione anche dalle parti di Taormina, capitale del movimento vacanziero che traina la Sicilia ed è la destinazione più ricercata e la più rinomata agli occhi del mondo. Con tutti gli annessi e connessi che ciò può significare.
La storia in questione riguarda una struttura extralberghiera di Ragusa, un B&B che la settimana scorsa, a quanto risulta, si sarebbe rifiutata di far soggiornare una cliente israeliana. “La piattaforma Booking ha sospeso in via temporanea – come scrive Repubblica – una struttura ricettiva ragusana che aveva affermato di voler rifiutare l’ospitalità a una turista israeliana se questa non avesse espressa contrarietà verso l’offensiva militare a Gaza. La turista israeliana, residente a Rishon LeZion, aveva prenotato la vacanza per sé, il marito e due amici. Poi aveva ricevuto dal titolare delle struttura una mail che recitava: “Se ritieni che il tuo governo stia agendo in modo appropriato, ti preghiamo di cancellare la tua prenotazione con noi e di prenotare altrove”. A seguito di questa mail, la donna ha annullato la prenotazione senza rispondere, come dichiarato dal proprietario della struttura, che ha poi esplicitato le motivazioni riportate da Booking: “La sospensione mi è stata motivata con l’art.7.3 che parla di “discriminazione”.
Sulla vicenda abbiamo chiesto un commento al presidente dell’Associazione Albergatori Taormina (AAT), Gerardo Schuler, con uno sguardo anche agli aspetti legali che si determinano in una tale circostanza. “Gli esercenti di strutture ricettive di ogni tipologia, inclusi gli affittacamere e i gestori di pensioni e hotel – spiega Schuler -, hanno l’obbligo dare alloggio a chiunque ne faccia richiesta, a meno che non ci siano motivi legittimi per il rifiuto, come ad esempio la mancanza di disponibilità o l’assenza di documenti di identificazione validi (articolo 187 del regolamento di esecuzione del Tulps, testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). La violazione di tale obbligo comporta la sanzione pecuniaria amministrativa da € 516 a € 3.098 (articolo 221 bis del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza). Ancor più dolorosa può essere la sanzione inflitta dai portali di prenotazione: coloro che si rendono colpevoli di comportamenti discriminatori vengono messi al bando senza troppi complimenti, con gravi conseguenze economiche. La decisione, che di fatto è inappellabile, riguarda tutte le strutture, anche se non soggette al Tulps”.
“Alla sanzione amministrativa – prosegue il presidente di AAT – può aggiungersi, qualora ne ricorrano gli estremi, la sanzione penale prevista dall’articolo 604 bis del codice penale: salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione di ogni tipologia basate su caratteristiche protette come etnia, genere, età, disabilità, orientamento sessuale, religione e credo personale, che possono essere sia dirette (un trattamento meno favorevole) che indirette (criteri apparentemente neutri con un impatto svantaggioso). Possono anche manifestarsi come discriminazione per associazione (verso chi è legato a un gruppo protetto) o multipla/intersezionale (derivante dalla combinazione di più caratteristiche)”.
E’ chiaro che poi subentrano altri aspetti. A Gaza è in atto un massacro che va fermato subito e la soluzione giusta sarebbe quella di due Stati, due popoli, Israele e i Palestinesi senza più scorrimento di sangue. Il terrorismo di Hamas non c’entra niente con la Palestina, è una piaga che va stroncata una volta per tutte e senza pietà, come è chiaro che il presidente israeliano Netanyahu ha ormai trasformato la reazione all’orrenda strage del 7 ottobre in una sua scriteriata guerra personale ad oltranza, ha esondato e anziché cacciare Hamas è la gente innocente che sta pagando con la propria vita. Le morti di bambini e civili sono una terribile ferita impressa nella carne del pianeta, una mattanza di cui però si devono occupare altri, i leader politici internazionale. Il turista che colpe può avere?
Il turismo è inclusione. Sempre e dovunque, ovunque e comunque, anche nelle diversità. Non si può e non si deve giudicare o penalizzare nessuno, non si deve decidere di accogliere o respingere un turista per dinamiche come una guerra che non sono ascrivibili o riconducibili a responsabilità del visitatore. Il turismo unisce i popoli, non li divide.
Ed è importante che una vicenda come quella accaduta nei giorni scorsi a Ragusa possa far riflettere l’intera filiera ricettiva isolana. Partiamo dal presupposto che Ragusa è una città meravigliosa da visitare, che merita rispetto e considerazione e non va “etichettata”, mortificata o fatta oggetto di riverberi strumentali per un singolo episodio.
E’ fondamentale tenere alti i livelli di buon senso, il discorso vale anche per tutti gli operatori che lavorano a Taormina, con la speranza umana sicuramente condivisa di una pace a Gaza e altrove (vedi Ucraina), ma anche la lucida consapevolezza che immaginare di forzare la mano con iniziative estemporanee o individuali del genere non serve. Nell’era della comunicazione globale, un gesto sbagliato o una mossa infelice da parte di una sola persona può avere riverberi impensabili, creare danni enormi a una destinazione e all’economia di un territorio.
Accogliere, non discriminare. Rispetto per tutti. Questa deve essere la stella polare. L’ospitalità è il biglietto da visita della Sicilia: episodi di esclusione rischiano soltanto di comprometterla e frustrare l’impegno quotidiano di tante persone, aziende e famiglie. Siamo in Sicilia e in Sicilia si vive di turismo, il mondo ci ha ammirati e continua a venire qui perché la gente la faccia sentire a casa propria, non la respingiamo. Bisogna distinguersi con una storia fatta di gentilezza e non imbattersi in delle crociate ideologiche che, per quanto anche rispettabili, possono sortire un unico devastante effetto: detonare un danno d’immagine incalcolabile per la destinazione tutta. E’ questo che vogliamo? Pensiamo e speriamo di no.


