Nell’anno appena trascorso, il comparto vitivinicolo italiano certificato ha mostrato una solida resilienza, mantenendo volumi produttivi superiori ai livelli pre-pandemia nonostante la debolezza della domanda globale. Secondo il report annuale di Valoritalia, società che certifica oltre il 60% delle DO nazionali, il settore ha registrato una lieve flessione complessiva degli imbottigliamenti (-2,1% rispetto al 2024), interpretata come un assestamento fisiologico piuttosto che un segnale di crisi strutturale.
Il panorama italiano appare però fortemente polarizzato:
- Segmenti in crescita: I vini di qualità superiore (DOCG e DOC) crescono dell’1%, confermando il loro appeal sia su base annua che nel triennio.
- Segmenti in calo: Le IGT subiscono una contrazione decisa (-12% sul 2024), riflettendo una sofferenza nei segmenti meno regolamentati.
A livello di tipologia, si assiste a una netta divergenza di preferenze: brillano i rosati (+5,7%), seguiti dai bianchi fermi (+2,7%) e dalle bollicine (+1%). Al contrario, i vini rossi crollano drasticamente, segnando un -13%.
Infine, il report di Valoritalia fotografa una struttura produttiva estremamente frammentata: la stragrande maggioranza degli operatori (75%) rimane su piccola scala (sotto le 65 mila bottiglie), mentre il mercato è trainato da un’élite di appena 171 grandi imprese (il 3,2% del totale) capaci di superare la soglia degli 1,3 milioni di bottiglie.


