HomeAperturaSchifani senza bis come Musumeci? Più di una semplice ipotesi

Schifani senza bis come Musumeci? Più di una semplice ipotesi

I segnali da Roma cominciano ad arrivare. La strada verso il governo Schifani bis non è in discesa. Il centrodestra ha in mano l’esito delle prossime elezioni Regionali perché i numeri sono “bulgari” o quasi e stavolta non ci sarà neanche il “fastidio” politico di un guastafeste competitivo fuori dai due poli principali, come fu nel settembre 2022 quando Cateno De Luca riuscì a prendere il 25% e forse avrebbe ottenuto anche di più se si fosse votato due o tre mesi dopo. E allora Renato Schifani lavora per ottenere il via libera degli alleati per un altro mandato e paradossalmente il problema sembra essere il suo stesso partito e non gli altri.

Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, ha fatto capire che in Forza Italia c’è la corrente che sostiene ancora Schifani ma c’è anche quella che vorrebbe un altro candidato alla presidenza della Regione. E il punto è che risulta difficile pensare che Mulè si sia spinto sino a certe dichiarazioni in modalità Don Chisciotte, con una sortita solitaria e priva di qualsiasi legittimazione o appoggio politico.

In Sicilia Schifani fa troppi errori. Pronto a candidarmi al posto suo. Il partito qui non ha nemmeno una sede. E il governatore non può portare in tribunale un alleato per scelte che spettano alla politica”, aveva dichiarato il 24 agosto scorso Mulè, come riportato da Repubblica. Più che una dichiarazione è parso un vero e proprio avviso politico proiettato in avanti. Non è un segreto che Mulè abbia ottimi rapporti, non da ora ma sempre, con la famiglia Berlusconi, ed era così con Silvio Berlusconi ed è altrettanto adesso con i figli Marina e Silvio. E i proprietari di Forza Italia spingono, su base nazionale e quindi nei territori, per un ricambio generazionale nelle varie rappresentanze politiche del partito. Una linea che evidentemente non può essere contrastata neanche dal segretario nazionale, Antonio Tajani. E allora uno più uno fa due e si comprende che la partita in Forza Italia in Sicilia è ai nastri di partenza.

Di certo ad ora c’è soltanto che in Sicilia il candidato alla presidenza della Regione, nel 2027, nel centrodestra lo esprimerà Forza Italia, perché i numeri dicono che FI è il primo partito nell’isola e anche perché Fratelli d’Italia in Sicilia vive una fase da tregenda e i prossimi mesi non promettono niente di buono. Lo ha capito anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che è sceso nella sua Sicilia e si è mostrato a Ragalna accanto a Schifani per confermare il suo sostegno all’attuale presidente della Regione. E d’altronde l’idea di La Russa è che se non potrà essere neanche stavolta Fratelli d’Italia ad esprimere un suo candidato, tanto vale sostenere di nuovo Schifani, che tra l’altro nel 2022 è stato scelto con il placet diretto proprio dei meloniani (e di La Russa in primis) nel perimetro allora di una rosa di nomi forzisti scartati uno dopo l’altro.

Schifani ha dimostrato lealtà a Fratelli d’Italia e punterà anche su questo per ottenere un pezzo importante di pass per la ricandidatura. Il governatore il suo messaggio politico lo ha già mandato a Giorgia Meloni anche nella recente tempesta giudiziaria che si è abbattuta su FdI in Sicilia. Il governatore gli indagati li ha lasciati al suo posto e non li ha messi in discussione, anzi li ha difesi pubblicamente. Poi sarà quel che sarà ma nessuno potrà mai dare colpe o addossare responsabilità a Schifani, che non ha chiesto la testa di nessuno. Ed ecco che Schifani lavora, in definitiva, da una parte ai fianchi degli alleati per blindare i rapporti con la coalizione, seguendo lo stesso schema che lo ha portato tre anni fa alla “benedizione” per guidare Palazzo d’Orleans. E ovviamente, al contempo, Schifani, si muove anche e soprattutto per rafforzare il consenso interno in FI ed arginare quella corrente che non vuole scommettere su di lui. L’obiettivo del presidente è quello di far primeggiare l’attuale coordinatore Marcello Caruso alle elezioni per il coordinamento di Forza Italia per conservare le chiavi del partito nell’isola e respingere gli assalti dell’area azzurra che vuole disarcionarlo.

Schifani ha tutta l’intenzione di restare in sella e sta accelerando per serrare i ranghi perché c’è da esorcizzare lo spettro ingombrante di una prospettiva esattamente analoga a quella di Nello Musumeci, che, a conclusione del suo mandato, al momento di incassare il benestare al suo bis venne invece invitato a farsi da parte perché non c’era più condivisione di intenti sul suo nome. Poi tanto male a Musumeci non è andata perché oggi fa il Ministro nel governo Meloni e vive una stagione da protagonista a Roma. Schifani, a dire il vero, se dovesse tornare nella capitale ha un sogno politico ancora più grande per completare la sua carriera politica. Chissà come andranno le cose. La contesa è solo agli inizi. L’ago della bilancia, al netto di tanti ragionamenti, saranno i Berlusconi, che decideranno se sarà Schifani bis o se il partito dovrà andare in un’altra direzione.

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