Presidente per una notte: così Belloni ha “terrorizzato” la politica cialtrona

Presidente per una notte: così Belloni ha “terrorizzato” la politica cialtrona

4 Febbraio 2022 Off Di emanuelecammaroto

E’ fatta, anzi no. Elisabetta Belloni è stata virtualmente per una notte, o forse solo per due o tre ore, il nuovo Capo dello Stato. E’ storia nota che c’era stato anche l’annuncio di Matteo Salvini e Giuseppe Conte sulla volontà di trovare la quadra per l’inedita elezione di una donna alla Presidenza della Repubblica e l’identikit era proprio quello del Capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis). Persino Beppe Grillo si era sbilanciato e aveva salutato il nome di Belloni con un tweet («Benvenuta Signora Italia»). La Belloni aveva i voti per farcela: 663 Grandi elettori. Quelli di Lega, Pd, M5s e Fratelli d’Italia. Poi, tra incontri, dichiarazioni, mosse nell’ombra e sospetti la storia si è ribaltata, anzi la candidatura della diplomatica romana è stata letteralmente polverizzata, osteggiata come se un alto funzionario dello Stato, una donna degna di grande considerazione, fosse diventata ad un tratto un “pericolo” da scansare ad ogni costo per la politica stessa che stava per eleggere il successore di Sergio Mattarella.

“L’hanno bruciata”, “non l’hanno mai voluta davvero”, “era solo un bluff”: si è detto anche questo, e invece la verità è che il nome della Belloni, a conti fatti, ha terrorizzato la solita politica opportunista, senza palle e con la faccia di bronzo, che in tv sbandierava di essere aperta all’elezione di una donna ma ben presto si è resa conto che Elisabetta Belloni non sarebbe stata una figura manovrabile o condizionabile, perché nella sua vita e nella sua storia professionale non ha mai avuto colori e neanche spintarelle.

La verità è molto più chiara di tanti discorsi vuoti e retorici: la Belloni poteva diventare un serio problema per quella politica (tutta, di destra, sinistra, centro e di ogni altro colore) che sarebbe uscita dal voto per il Quirinale spaccata e con un governo traballante, con il rischio del voto anticipato che avrebbe tolto la pensione ai peones e ai fancazzisti di Montecitorio e Palazzo Madama che non saranno più rieletti e che aspettano settembre per stappare una bottiglia di spumante. Ci si appresta ad andare al voto, tra un anno (o forse prima?) e la politica non poteva permettersi neanche il lusso di mettere al Quirinale un’inquilina potenzialmente imprevedibile e che non avrebbe poi acconsentito ai soliti “giochetti” dei governi non votati dagli italiani ma poi costruiti a tavolino dopo il voto e che rimangono in carica per cinque anni, alla faccia della sovranità popolare.

Belloni, 63 anni, romana, è stata nominata lo scorso anno da Mario Draghi Direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Per questo, secondo il leader di Italia Viva Matteo Renzi, era una candidata non adatta al Quirinale. «Pur stimandola, se il nome è il suo, domani diremo no con forza». Tradotto: Renzi sa bene che dopo il voto non ci sarà una maggioranza e Mattarella richiamerà di nuovo Draghi, per un altro governo di palazzo o di emergenza nazionale se così lo si vuole ancora definire. La Belloni cosa avrebbe fatto? Nessuno può saperlo ma di certo era troppo alto il rischio di trovarsi al cospetto di una presidenza meno malleabile del pur sempre politico Mattarella.

Autorevole ma non autoritaria, una capacità eccezionale di relazioni esterne, intese come tali ma anche umane, nel mondo diplomatico, economico, istituzionale, compreso quello dei Servizi, con cui ha lavorato fianco a fianco quando dirigeva l’Unità di crisi, prima di andare a guidare il Dis la Belloni aveva ricoperto il ruolo di segretario generale del ministero degli Esteri. Belloni è stata la prima donna ad arrivare ai vertici dell’intelligence, la prima donna a guidare l’Unità di crisi, la prima donna a dirigere la Cooperazione allo Sviluppo, la prima donna capo di Gabinetto di un ministro degli Esteri, la prima donna a dirigere tutta la macchina della Farnesina. La Belloni ha gestito i sequestri degli italiani in Iraq lavorando fianco a fianco con gli 007 e diventando punto di raccordo per l’azione del governo per la liberazione degli ostaggi, ma anche punto di riferimento per le famiglie. Da segretario del ministero degli Esteri si è occupata dell’organizzazione della Farnesina.

Sarebbe stata la prima donna Capo dello Stato in Italia e probabilmente avrebbe fatto un’ottima figura. Ma questo poco o nulla importa alla politica di casa nostra, scarsa e scaduta nel ridicolo con l’elezione di comodo, alla fine, del Mattarella bis.