TAORMINA – Naufraga l’asse politico con Gaetano Galvagno e adesso Cateno De Luca mette nel mirino un nuovo obiettivo per i suoi piani futuri alla Regione. Il parlamentare di Fiumedinisi pensa, per sua stessa ammissione, alla presidenza dell’Assemblea Regionale, quella che adesso è occupata proprio da Galvagno e che poi per le Regionali 2027 potrebbe diventare oggetto del desiderio, con relativa richiesta (o pretesa) di De Luca nella trattativa per un accordo con il centrodestra. Il “sogno” della presidenza della Regione è ormai lontanissimo, l’assessore non intende farlo e allora De Luca aggiunge al ventaglio delle ipotesi per il suo domani politico la prima poltrona dell’Ars. E rimarca (provocatoriamente o magari no) che sarebbe una posizione compatibile a norma di legge con la carica di sindaco di Taormina, dove il suo mandato scade nel 2028.
“Non farò l’assessore regionale, non ho pregiudizi ma se devo fare l’assessore ad altri allora continuo a fare il sindaco a Taormina. Farei il presidente dell’Ars, quello sì. Il secondo non lo faccio a nessuno. Se le idee di ScN sono apprezzate entreremo al governo. Possono fare gli assessori altri esponenti. Io non faccio l’assessore ad altri, semmai sostengo”. “L’unico ruolo che potrei fare – ha aggiunto De Luca – è quello di presidente del Parlamento siciliano, perché è compatibile con il ruolo sindaco di Taormina. Lascio Taormina solo se vado a fare il presidente della Regione. De Luca ha sempre fatto “cinque anni e non un giorno in più” e qui ognuno scalda i motori. tutti sti tributi che recupero e tutti sti zozzoni, può essere che mi finisce non come L’Ora Legale, ma peggio. Ma noi ci proviamo lo stesso”.
Spunta, insomma, un altro scenario ed emerge nei giorni complicati di Galvagno. Il giovane parlamentare di Paternò era stato sin qui un punto di riferimento per De Luca rispetto alla sua strategia di aprirsi un varco nel centrodestra e trovare così spazi dopo l’isolamento post-Europee. Era stato Galvagno a fare da mediatore e cerimoniere per organizzare l’incontro palermitano della “pax” tra De Luca ed il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. Nel frattempo da qui era pure partita la trattativa romana con Fratelli d’Italia, con la presentazione di De Luca ad Arianna Meloni. Prove tecniche di intesa per una interlocuzione che era arrivata a buon punto e che ora pare aver registrato una frenata.
Galvagno ora è nell’occhio del ciclone. Le vicende giudiziarie faranno il loro corso e il presidente dell’Ars avrà modo di dimostrare la sua innocenza e l’estraneità ai fatti che gli vengono contestati, nel frattempo la centrifuga politica e mediatica continua a girare. Ed in sostanza si sono azzerate le chance – che sino a poco tempo fa erano alte – di corsa alla presidenza della Regione per il giovane parlamentare di Paternò. In pochi anni Galvagno era passato dai suoi impegni di gioventù nel campo delle pubbliche relazioni e dell’intrattenimento danzante, ad un fulmineo percorso politico tale da farlo diventare il golden boy isolano di Fratelli d’Italia e della politica siciliana. Dentro la parabola di questa scalata repentina aveva preso quota anche un solido asse politico tra l’impertinente De Luca ed il rampante Galvagno. L’idea era quella di “giocarsi” la partita del 2027 insieme, con De Luca che non aveva nascosto la sua disponibilità a sostenere un’eventuale candidatura di Galvagno alla presidenza della Regione. Acqua passata, diario di un’intesa di cui – già dalla passata legislatura – è stato tessitore il fedelissimo deluchiano Danilo Lo Giudice. Il sindaco di Santa Teresa, attuale coordinatore regionale di ScN, allora sedeva tra i banchi dell’Ars ed è amico di lunga data di Galvagno.
De Luca – va detto – ha espresso solidarietà e vicinanza a Galvagno per le sue vicissitudini e ha anche richiamato le sue battaglie giudiziarie che ha dovuto combattere e che poi ha vinto (con l’ingiusta detenzione per la quale è stato sancito pochi giorni fa dalla Corte d’Appello un risarcimento di 16 mila euro, a fronte di oltre Un milione di euro di spese legali affrontate).
Poi, chiaramente, al di là delle questioni personali che meritano sempre il massimo rispetto, la politica è un’altra storia e va avanti. E’ un mondo cinico a scale in cui c’è chi scende e chi sale e tutto può cambiare in un verso o nell’altro dall’oggi al domani, da un momento all’altro. Adesso l’asse Galvagno-De Luca è la storia di un’amicizia che rimane ma una sintonia politica il cui peso o impatto è evaporato e non ha più la valenza di qualche mese fa. Tanto più perché, tra l’altro, gli equilibri in Fratelli d’Italia in Sicilia sembrano destinati ad un profondo cambiamento e l’addio di Manlio Messina al partito è già stato un segnale. De Luca aspetta, da spettatore interessato, di capire quali saranno le novità in FdI ma sa già che la sfida si complica: dovrà guardarsi attorno e trovare altre nuove possibili sponde tra i patrioti e più in generale nel centrodestra, condicio sine qua non per la partita del 2027. Intanto il sindaco di Taormina non esclude di ricandidarsi a sindaco e a Palermo rimarrà “aggrappato” al patto ottobrino di non belligeranza con Schifani. Quel che rimane in eredità dell’asse Fiumedinisi-Paternò.


