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L’inferno di Crans-Montana non sia solo una strage, ma un monito: con la sicurezza non si scherza

La strage di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, ha fatto 47 vittime e oltre 100 feriti. Numeri impressionanti che in queste ore sono al centro delle cronache internazionali. I drammatici fatti avvenuti al locale Le Constellation hanno interessato giovani di tante nazionalità con un bilancio spaventoso. E’ inevitabile chiedersi come sia stato possibile che in questo incendio abbiano perso la vita 47 persone e come possa spiegarsi che ci siano stati più di 100 feriti.

E’ importante capire come sono andate le cose non soltanto per fare chiarezza su questa tragedia ma anche per evitare che un’analoga situazione così terribile possa nuovamente verificarsi in altri contesti simili. Crans-Montana non può e non deve diventare una strage fine a se stessa. Deve fare riflettere e insegnare qualcosa a tutti. Divertirsi è vivere, non può significare morire.

Ancora adesso non si ha certezza di quale sia stato il primo innesco, forse una candelina o una fontanella sopra le bottiglie, da cui sarebbe partito il rogo letale nel soffitto del bar di Crans-Montana.

L’edificio era un seminterrato con un unico accesso, una scala stretta. Tante persone su e altrettante giù, su due livelli che poi si incrociati in un unico destino fatale. Da qualche parte è iniziato l’incendio e la cosa certa è che in pochi minuti Le Constellation si è trasformato in una trappola mortale. Il fumo ha invaso l’edificio ed è svanita la visibilità, a quel punto le persone che erano dentro sono rimaste disorientate. In quegli stessi momenti l’aria diventava irrespirabile e quel fumo faceva perdere conoscenza.

Quindi i fattori che hanno scritto la triste e orribile storia di questo incendio sono stati l’inalazione dei fumi, le temperature spaventose, la perdita di orientamento e l’impossibilità per quei giovani di individuare il punto di uscita.

Il tempo che segna il confine tra la vita e la morte si è trasformato in una sorta di clessidra accelerata, che ha fatto il suo corso con una rapidità spietata, inesorabile. Le persone che erano sopra sono scappate verso l’uscita, che era vicina alla scala del seminterrato. In quello stesso momento chi era al piano terra, nel tentativo di salvarsi, ha bloccato la risalita delle persone dal seminterrato, rimaste lì senza via di fuga.

Si ipotizza che si sia determinato un “Flashover”. Parliamo cioè di un “incendio generalizzato”, è un fenomeno di combustione in cui il materiale combustibile contenuto in un’area chiusa si incendia quasi contemporaneamente, in conseguenza di un focolaio iniziale. E nel caso del rogo di Le Constellation le temperature si sono fatte insostenibili. I gas avrebbero fuoco in maniera generalizzata in tutto l’ambiente, che tra l’altro era piccolo, assalendolo nell’interezza dello spazio. Ad aggravare il tutto avrebbe concorso l’estremo tentativo, comprensibile sul piano umano ma disastroso in termini fisici, da parte dei presenti nel bar, di spaccare le vetrate per mettersi in salvo. L’aria ha rafforzato la potenza, andando ad alimentare le fiamme, che si sarebbero così anche estese in termini definitivi su tutta la superficie del locale.

Questa tragedia, come detto, deve insegnare qualcosa. Conoscere bene le cause e la dinamica è fondamentale, ben al di là della cronaca, affinché non ci siano altre Crans-Montana. Ma soprattutto bisogna responsabilizzarsi e comprendere che con la sicurezza non si scherza e va evitato quel lassismo che troppo spesso circonda i corsi di sicurezza. Poi è chiaro che da parte delle autorità non ci possono essere eccezioni e occhi che vedono e non vedono. Non si deroga, le regole devono valere sempre, a qualsiasi livello. Non ci può essere superficialità né sottovalutazione o permissività. L’immagine della scala stretta, strettissima del locale di Crans-Montana è impietosa. Una scala stretta significa altro impedimento e panico nelle emergenze. Troppo spesso si cerca di privilegiare la logica degli affari, l’intento di avere più tavoli, più clienti e più incassi. E la sicurezza passa in secondo piano.

Serve rigore preventivo. Spazi larghi, accessi chiari, percorsi di evacuazione ben definiti e rapidi. Qui si parla di giovani ma anche di famiglie e lavoratori. A volte pochi istanti diventano l’impensabile ma cinico punto di non ritorno tra la vita e la morte. Le lezioni mai imparate sulla sicurezza nei locali portano a queste catastrofi. Crans-Montana ha dimostrato tutto quello che c’è da capire e le 47 vittime meritano rispetto anche impegnandosi tutti affinché altri non debbano fare quella stessa fine.

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