Ancora lui, ancora Gianluca Brambilla, l’imprenditore padano colpisce ancora e rinfocola la polemica sulla Questione Meridionale, tornata prepotentemente d’attualità per effetto della “riforma truffa” approvata dal governo di centrodestra con il ddl sull’Autonomia differenziata.
La scorsa settimana c’era stato un duro scontro tra Brambilla e il leader di “Sud chiama Nord”, Cateno De Luca, nel programma L’Aria che Tira, su La7. La storia si è ripetuta adesso con gli stessi protagonisti, domenica sera, su Rete 4, negli studi di “Zona Bianca”.
Anche stavolta Brambilla ha proposto un delirio padano che riassumiamo in poche sconcertanti frasi. “Al Nord c’è una qualità di classe dirigente che ha dimostrato qualità diverse”, “Tra il Nord e il Sud ci sono differenze di mentalità, nel modo di ragionare e di lavorare”, “Non c’entrano i soldi, servono altre cose, i valori, che noi abbiamo e che voi non avete”.
Poi la frase più incredibile, che ripropone persino il delirio lombrosiano sulle differenze antropologiche che teorizzavano la presunta inferiorità del meridionale: “L’antropologia culturale del Nord è diversa da quella del Sud”. Che ci siano delle differenze è fuori discussione, ma cosa significa e cosa sottintende questa espressione?
Ad ascoltare Brambilla c’è da chiedersi come sia possibile che nel 2023 ci sia ancora gente che si imbuca nel vicolo cieco del cretinismo anti-meridionale e richiama persino le dottrine razziste che raccontavano una presunta superiorità che è stata sbandierata da qualche mente malata ma nella realtà non esiste e mai esisterà.
Non bastava un’orrenda roba allestita a Torino come il Museo di Antropologia criminale di tale Cesare Lombroso, nel Palazzo degli Istituti Anatomici. Queste assurde narrazioni sono diventate pure supercazzole d’esportazione che resistono al tempo e ai fatti, se si pensa che un professore di psicologia all’University of Ulster, Richard Lynn, in Irlanda del Nord nel 2010 – quindi non 50 o 100 anni fa – ha asserito che i meridionali sarebbero “meno intelligenti dei settentrionali”, e da questo deriverebbe la differenza di reddito tra le due Italie, mica dalle cause politiche della “Questione meridionale” e dal colonialismo interno avviato col Risorgimento. Dalle teorie di questo pseudo-studioso venne fuori ricerca secondo la quale la causa dell’inferiorità intellettiva della gente del Sud Italia «è da attribuire alla mescolanza genetica con popolazioni del Medio Oriente e del nord Africa». Esattamente quello che Lombroso aveva scritto ne ‘L’uomo delinquente’.
E adesso ecco il Brambilla che riprende queste bestialità antropologiche che, al netto del disgusto a doverle ascoltare, si fa fatica e ci si annoia anche soltanto a dover commentare o chiarire.
“Ma i politici del Sud sono antropologicamente inferiori a quelli del Nord? Quando si profferiscono queste frasi vuol dire che certi personaggi folcloristici non hanno argomenti seri per difendere le loro tesi sgangherate”, ha risposto De Luca a Brambilla, che si è pure arrampicato sugli specchi del “costo della vita al Nord maggiore del Sud”.
“Tutto dipende – ha spiegato De Luca – dagli elementi che vengono utilizzati per mettere a confronto le due realtà. Peccato che nessuna statistica tiene conto dei costi che al Sud bisogna sopportare per l’assenza dei medesimi livelli dei servizi pubblici essenziali garantiti al Nord. La spesa pubblica allargata per ogni abitante del Nord è mediamente di 17 Mila euro annui mentre al Sud la media è di appena 14 Mila euro annui. Al Nord la spesa pubblica e’ di oltre 60 miliardi di euro l’anno in più rispetto a quella del Sud tenuto conto della popolazione residente”.
In fondo fa quasi simpatia vedere come si accalora Brambilla nel raccontare un mondo che non esiste, il microcosmo suprematista imbandierato di un nordismo esemplare che poi tale si è visto non essere proprio tale. Brambilla dovrebbe raccontarci come sono andate le cose nell’emergenza sanitaria da Covid, se il sistema sanitario nella perfetta Lombardia ha funzionato o se invece abbia fatto acqua da tutte le parti. Dovrebbe anche spiegarci se la sanità pubblica in Lombardia ancora esiste o se sia stata privatizzata con gli annessi e connessi che ciò ha determinato e con riverberi esplosi proprio nei due anni di pandemia. Vorremmo soprattutto sapere, visto che “Al Nord c’è una qualità di classe dirigente che ha dimostrato qualità diverse”, “Tra il Nord e il Sud ci sono differenze di mentalità, nel modo di ragionare e di lavorare” ma le aziende al Nord chi ha le portate avanti e se per caso le fabbriche (ora aziende) non hanno visto impiegati e protagonisti meridionali emigrati al Nord, che si sono fatti un mazzo così, lavorando e dando risultati importanti non soltanto nel sostentamento delle loro famiglie ma anche poi delle imprese in cui hanno operato per tanti anni. E allora di cosa stiamo parlando?
Bisogna mettere da parte i venti razzisti e le idiozie, vivere e raccontare le cose dall’unica prospettiva reale che è quella del siamo tutti uguali, non esiste nessuna superiorità e nessuna inferiorità. Il Nord senza Sud non va da nessuna parte ed il vero nemico di quelli che considerano il Meridione “una palla al piede” non è il Mezzogiorno stesso ma una classe politica scarsa e mascalzona che da decenni e ancora oggi non sa (e non vuole) unire il Paese, renderlo complementare, integrare le Regioni anziché dividerle in 20 Stati ed equilibrare costi e spese, ma soprattutto condividere le politiche di investimento anziché renderle antagoniste.


