All’Urbi et Orbi, Papa Francesco parla degli scenari più difficili del mondo, reiterando in occasione della Santa Pasqua il suo invito alla pace, soprattutto per l’Ucraina.
Il Pontefice ha ribadito il suo appello, ma ancora prima il proprio monito, ai leader politici affinchè facciano il possibile per arrivare alla pace nel conflitto in Ucraina che si protrae ormai da 53 giorni e che sta facendo registrare anche in queste ore altri combattimenti e altra violenza, con uno spargimento di sangue che non si è arrestato nemmeno di fronte alla Pasqua.
“Ogni guerra porta strascichi in tutta l’umanità, dai lutti al dramma dei profughi e alla crisi economica ed alimentare, di cui si vedono già le prime avvisaglie”, ha evidenziato il Papa. “Cristo ci esorta a non arrenderci al male e alla violenza, la pace è possibile, è doverosa ed è primaria responsabilità di tutti”.
“Sia pace per la martoriata Ucraina, così duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua dalla loggia centrale della Basilica Vaticana. “Su questa terribile notte di sofferenza e di morte – ha affermato Bergoglio – sorga presto una nuova alba di speranza! Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre. Per favore, non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade! Chi ha la responsabilità delle Nazioni ascolti il grido di pace della gente. Ascolti quella inquietante domanda posta dagli scienziati quasi settant’anni fa: ‘Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?’”.
“Abbiamo alle spalle due anni di pandemia, che hanno lasciato segni pesanti. Era il momento di uscire insieme dal tunnel, mano nella mano, mettendo insieme le forze e le risorse” osserva il Papa che poi ricorda ancora una volta la storia di Caino e Abele. “E invece stiamo dimostrando che in noi non c’è ancora lo spirito di Gesù, c’è ancora lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa a come eliminarlo“.


