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Su Garlasco Nordio sbaglia: la giustizia non può arrendersi. Zuncheddu e Claps non hanno insegnato niente?

Nelle scorse ore il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio ha rilasciato alcune dichiarazioni sul caso Garlasco. “Ad un certo punto bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi. “È difficilissimo dopo 20, 30 anni ricostruire una verità giudiziaria, lasciamola agli storici. Ci sono dei processi e delle indagini che vanno avanti decenni perché la verità non si è mai trovata. Poi però, a un certo punto, bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi e dire che il tempo non è solo padre di verità ma anche è tempo di oblio”.

Queste le parole di Nordio, che fanno discutere e che noi non condividiamo. A nostro avviso un ministro non può esprimersi in quei termini, soprattutto in un momento in cui tanti italiani hanno perso fiducia nella giustizia e il caso Garlasco rischia di rappresentare la “goccia” che fa “traboccare il vaso”, a seconda di ciò che emergerà nell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Pavia.

La giustizia non deve arrendersi. Non è possibile farlo. Non si può concedere la resa neanche al tempo che trascorre inesorabile. Si può e si deve aspettare, pensare e sperare, credere che presto o tardi una verità – nei casi in cui non si è trovata – potrà ancora emergere.

Il senso delle cose e la necessità di non mollare è anche e soprattutto in una storia. La vicenda più emblematica è quella di Beniamino “Zuncheddu”, un pastore sardo ingiustamente incarcerato per 33 anni per un triplice omicidio commesso nel 1991, e poi assolto definitivamente nel 2024. Dopo 33 lunghi ed interminabili anni venne rimesso in libertà. La giustizia si era sbagliata. Bisognava “arrendersi” e lasciare che Zuncheddu morisse in carcere da innocente? No.

Ricordiamo anche un altro caso, che a suo tempo abbiamo affrontato anche noi, dando un piccolo contributo alla svolta: la tragica fine di Elisa Claps. Il suo corpo venne ritrovato il 17 marzo 2010, in quella chiesa dove era stata vista viva per l’ultima volta 17 anni prima e dove Danilo Restivo l’aveva uccisa. Anche in quella circostanza c’è voluto un tempo infinito e l’incrollabile forza dei familiari, il fratello e la madre, per risolvere quel drammatico giallo e vengono i brividi a ripensare un’intervista – proprio da noi realizzata – in cui allora ci dissero che la giustizia si era fermata davanti alla porta del sottotetto, senza aprirla quella porta sull’orrore. E se la giustizia nel frattempo si fosse arresa? I resti di Elisa sarebbero mai stati ritrovati o quella povera ragazza sarebbe, invece, rimasta sepolta nel sottotetto di quella chiesa?

Ecco perché la scelta da compiere non può essere la resa e anche Chiara Poggi merita giustizia. Non si può scegliere di consegnare per sempre il passaporto ingiusto dell’immunità a chi ha tolto la vita in quella maniera così atroce a una donna di 26 anni. Bisogna andare avanti e provare a ricostruire i fatti, comprendere quel che è accaduto e se la persona che da 10 anni è in carcere sia davvero l’assassino oppure un innocente.

Ministro Nordio, la verità giudiziaria non lasciamola agli storici. Affidiamola agli uomini di buona volontà che non smettono di fare bene il proprio lavoro e di credere nell’orizzonte di una giustizia.

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