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CCPM Taormina, il sit-in della speranza tra la lotta delle famiglie e il silenzio della politica: la burocrazia conta più della vita dei bambini?

TAORMINA – Dal 15 giugno scorso, il comitato dei genitori dei piccoli pazienti del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, sono in presidio giorno e notte davanti all’ospedale San Vincenzo per chiedere a gran voce una sola cosa: “Non chiudete il Centro, garantite un futuro ai nostri figli”.

Una lotta che ha il sapore amaro dell’assurdo, perché non si tratta di rivendicare un servizio che ancora non esiste, ma di difendere un’eccellenza sanitaria che è già attiva, funzionante, riconosciuta ed apprezzata. Un reparto che ha salvato e continua a salvare tante vite, e che rischia di scomparire il prossimo 31 luglio, quando scadrà l’ultima proroga concessa. O che magari verrà trasferita, come un carrettino siciliano con le ruote, a Catania. Perché la politica ama le città metropolitane e non si entusiasma quando le cose buone sono in periferia.

Il Comitato genitori aspetta delle risposte, vogliamo certezze. Vogliamo sapere cosa succederà il primo agosto”, afferma con determinazione Caterina Rizzo. “Ricordo che lo scorso anno, durante la serata al Teatro Antico, furono mostrati video del presidente della Regione Schifani e del ministro Schillaci. Dicevano di voler inserire il Centro nella rete ospedaliera, di volerlo stabilizzare. Ora la proroga è agli sgoccioli e noi non sappiamo dove finiranno i nostri figli”.

E mentre la politica continua a rimanere in silenzio, l’ansia cresce, ogni giorno che passa. Perché per queste famiglie non si tratta solo di una battaglia burocratica o amministrativa: è questione di dignità, di diritto alla cura.

Il presidio è pacifico, ma pieno di forza. I genitori sono lì, seduti davanti all’ingresso dell’ospedale, mentre i loro figli, spesso affetti da gravi cardiopatie congenite, restano a casa. “Noi da qui non ci muoviamo – aggiunge Rizzo – finché non ci daranno risposte.”

La domanda che campeggia nei cuori e nei pensieri è semplice quanto devastante: quanto vale la vita di un bambino? Repetita iuvant.

Nel silenzio delle Istituzioni, cresce la rabbia, il senso di frustrazione che fa rima con la dimensione dello sgomento collettivo. Perché il CCPM di Taormina, più volte definito “strategico” e “indispensabile”, continua ad essere lasciato in bilico. Tra la vita e la morte. Una proroga dopo l’altra, ad oltranza, all’infinito. Senza mai una decisione strutturale. E allora la riflessione diventa più diretta: bisogna comprendere e accettare che la burocrazia vale più della vita di un bambino? È accettabile che una madre o un padre, già logorati dalla malattia del proprio figlio, debbano anche diventare attivisti per difendere un reparto ospedaliero di eccellenza?

Il Centro di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina non è solo un reparto, è un simbolo di cura, di professionalità, di eccellenza sanitaria al Sud. A poco più di un mese dalla scadenza della proroga, la politica è chiamata a dare risposte. Non promesse, non proclami, ma atti concreti.

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