TAORMINA – “Taormina è la capitale del turismo del Sud Italia. Secondo le recenti stime di Global Blue, la nostra città ha registrato un incremento del +624% nei volumi turistici rispetto all’estate 2019, superando di gran lunga Capri (+156%). Un risultato straordinario che misura non solo la crescita degli arrivi e delle presenze, ma anche il valore economico generato dal turismo e dal settore del lusso”.
Lo afferma il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, in un post social e poi in una successiva nota stampa, in cui riprende con soddisfazione la notizia riportata da TN24 l’8 ottobre scorso e, soprattutto, evidenzia anche un’altra notizia riportata sempre dal nostro giornale il 3 novembre 2025, con il report di TN24 sugli investimenti dei top brand del lusso nella Perla dello Ionio dal dopo-Covid ad oggi.
“Negli ultimi anni sono stati investiti oltre 200 milioni di euro nel comparto dell’hotellerie a 5 stelle e nel retail di alta gamma – scrive De Luca -. Grandi marchi internazionali come Louis Vuitton, Dior, Loro Piana e Dolce & Gabbana hanno scelto Taormina come nuova vetrina del lusso mondiale. E il 2026 vedrà l’arrivo di altri brand di prestigio“.
“Stiamo lavorando speditamente per elevare la qualità di tutti i servizi e rendere Taormina sempre più all’altezza delle aspettative di chi la sceglie come meta. Ogni giorno raccogliamo i frutti di una visione chiara: trasformare Taormina in un modello di sviluppo per tutta la Sicilia“, aggiunge il parlamentare di Fiumedinisi.
De Luca esalta i primati di Taormina che abbiamo raccontato e di cui – repetita iuvant – i grandi protagonisti sono gli operatori economici. Bene. L’auspicio è che il sindaco, nella sua (e di tutti quelli che sono con lui) attenta lettura quotidiana di TN24, possa trarre altrettanta “ispirazione” dal nostro giornale anche nella visione della città e – ancor prima – nell’analisi del rapporto con la comunità locale.
Siamo certi che in quel nostro approfondimento sugli investimenti del lusso a Taormina – che De Luca ha inteso sottolineare -, non gli sarà sfuggita anche la riflessione conclusiva. Così concludevamo: “La filiera produttiva è riuscita a disinnescare le trappole del Covid e le incertezze del dopo-pandemia, ha trascinato la città in alto e l’ha spinta in una dimensione privilegiata. E lo ha fatto anche al netto dei limiti del contesto, senza poter neppure contare sul sostegno della politica, che questo boom lo esalta ma in realtà ha dimostrato di non avere la capacità di tenere il passo con questa crescita, e si è presa meriti che non ha. Peggio ancora, in ambito pubblico, si registrano troppi personalismi, lo spreco di risorse preziose e scelte che vanno nella direzione opposta rispetto ad una visione lungimirante e propositiva in un’ottica di reale sviluppo del territorio”.
E allora, se davvero si vuole fare meglio e lasciare un segno positivo bisogna riflettere. Ripensarsi e ricalibrare tanti aspetti. Taormina è bellissima e su questo siamo tutti d’accordo, ma i taorminesi non sono da buttare via. Chi governa Taormina, metta da parte, intanto, proprio nel rapporto con la comunità locale, l’eterna postura di perenne conflittualità “uno contro tutti”, che non porta da nessuna parte. Al di là di ogni cosa, i taorminesi, questa fase felice del turismo e dell’economia potrebbero sostenerla e rafforzarla, dare un apporto, esserne parte integrante e un pezzo prezioso del “motore”, non soltanto mere comparse. D’altronde l’anello di congiunzione tra passato, presente e futuro, è sempre stato la comunità. E la comunità si aspetta maggiore rispetto, vuole dignità e considerazione. Sin qui la gente è stata, per lo più, spremuta e frustata, relegata ai margini, la narrazione troppo spesso utilizzata è stata quella di Taormina rifugio peccatorum di “zozzoni” ed “evasori”. E invece c’è un paese che va visto come una risorsa o perlomeno andrebbe approcciato con il dialogo e la gentilezza. Taormina (per fortuna), corre di suo con un “pilota automatico” millenario, i brand del lusso in questa stagione stanno dando una forte spinta ma forse a Taormina la vera chiave per alzare l’asticella e per fare un ulteriore salto di qualità definitivo è armonizzare il clima tra tutte le parti del paese, mettere da parte la visione piramidale della città e avere il coraggio di fare scelte che siano il frutto di percorsi condivisi con la collettività. Guardare al domani con il coraggio di costruire oggi un altro rapporto tra il palazzo e cittadini. Il “modello di sviluppo” di cui parla il sindaco dovrebbe partire da qui.


