TAORMINA – Le Amministrative 2022 vanno in archivio con il centrodestra che si prende Palermo ma viene travolto dallo tsunami elettorale di Messina con la vittoria al primo turno di Federico Basile ed il trionfo di Cateno De Luca.
Adesso si apre la lunga stagione politica della resa dei conti finale che andrà in scena in tre momenti diversi e in altrettanti luoghi differenti. L’agenda parlare chiaro: a novembre ci saranno le elezioni regionali, poi a marzo del 2023 le elezioni nazionali e poi a giugno 2023 le elezioni comunali.
L’uragano De Luca a Messina, inevitabilmente, avrà riflessi anche sulla partita delle Regionali e non è difficile che qualcuno nel centrodestra stesso (vedi Forza Italia) ci abbia messo del suo con il voto disgiunto per arroventare ulteriormente lo scontro politico che si consumerà da qui a breve. Da una parte c’è il centrodestra che vuole ricandidare alla presidenza l’attuale governatore Nello Musumeci, dall’altra il presidente dell’Assemblea Regionale, Gianfranco Micciché che strizza l’occhio a De Luca e cavalca l’onda del Catemoto per disarcionare Musumeci dalla nomination presidenziale.
Il confronto-scontro cruciale a questo punto, sarà, evidentemente, quello tra la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che punta dritta su Musumeci, e il capo della Lega, Matteo Salvini, che ha la tentazione invece di sostenere De Luca. Nel mezzo c’è Forza Italia, con Micciché che scatena la sua ira su Musumeci, che però a sua volta può contare sull’appoggio di mezza FI (vedi Marco Falcone).
E allora la questione palermitana diventa il crocevia che deciderà l’esito delle Regionali, con il centrodestra che rischia di impiccarsi come nel 2012, quando a beneficiare della faida politica del centrodestra fu il “miracolato” Rosario Crocetta, l’allora candidato del centrosinistra che – per demeriti altrui – ebbe strada libera per vincere le elezioni e per combinare poi cinque anni di disastri.
La vicenda viene seguita con attenzione a Roma e a Taormina. A Roma è ormai braccio di ferro sulla leadership del centrodestra tra la Meloni che è in piena ascesa e Salvini che è sempre più in difficoltà. La Meloni avanza nei sondaggi e vuole legittimare la sua scelta di ricandidare Musumeci, Salvini proverà a sparigliare le carte probabilmente mettendo sul tavolo il nome di De Luca.
De Luca vincitore o non vincitore farà una gran differenza con riverberi su Roma negli equilibri del centrodestra in vista delle Politiche dell’anno prossimo, ma quello delle Regionali sarà poi un verdetto importante pure per Taormina.
Se De Luca dovesse spuntarla e conquistare Palazzo d’Orleans si completerebbe una rivoluzione che ha la sua roccaforte nella Città di Messina e che si allargherà nei prossimi mesi anche attraverso la liquefazione dei consensi ottenuti a suo tempo dai Cinque Stelle, il cui voto di protesta stavolta promette di essere intercettato per gran parte da De Luca, da sempre specialista nell’inseguimento al voto dei malpancisti e degli anti-sistema.
Se De Luca dovesse invece trovare strada sbarrata su Palermo, a quel punto proverebbe a ricollocarsi e, al netto del Partito meridionalista, che sta mettendo in piedi, è difficile pensare che andrà a Roma a fare numero e ad alzare la mano in Parlamento come uno dei tanti. De Luca ha sempre preferito fare il sindaco, non a caso ha lanciato il tormentone del “sindaco dei siciliani” come slogan della sua campagna elettorale per le Regionali.
La piazza sulla quale andrebbe dritto, molto probabilmente, l’ex sindaco di Messina sarebbe quella di Taormina, che da sempre è nella sua agenda. D’altronde Taormina – dove si voterà a giugno del 2023 – è un posto di cui si può dire tutto ma non si potrà mai negare che dà una grande visibilità e lo ha sempre fatto a tutti i livelli, ecco perché sarebbe un’eventuale ricollocazione ritenuta ideale da De Luca nel caso di una battuta d’arresto nella sua avanzata e se dovesse rendersi necessario, insomma, un “piano B” per trovare spazio politico e visibilità in attesa di altre sfide future.
Ecco perché a Taormina la campagna elettorale è già partita con largo anticipo e subirà una presumibile ulteriore accelerazione da qui a breve, al di là delle calure estive, del mare e del Teatro Antico. Nella Perla dello Ionio arriverà la stretta sulle aggregazioni e le candidature a sindaco e magari anche qualche sorpresa, perché la politica locale ha dimostrato di essere scarsa ma forse non sarà abbastanza scema (come quella messinese) da non fiutare il rischio di essere travolta da un treno in corsa. Novembre incombe, il calendario si allunga come una lama e ora la politica taorminese ha il fiato sul collo, dovrà organizzarsi in fretta, molto in fretta, per esorcizzare la minaccia incombente dell'”invasore”. Il bivio è chiaro: giocarsi la propria partita, gli uni contro gli altri, nel perimetro cittadino oppure esitare e farsi centrifugare dall’eventuale discesa in campo di De Luca. Messina docet.


