Piano di riequilibrio, solo 180 mln per Palermo e aumenti Irpef: protestano le opposizioni CLICCA PER IL VIDEO

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11 Febbraio 2022 Off Di emanuelecammaroto

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Il Piano di riequilibrio per Palermo, approvato dal Consiglio comunale, non piace al 25% di Sala delle Lapidi, almeno così come proposto dal sindaco della Città Metropolitana Leoluca Orlando, soprattutto per le pesanti condizionalità previste, tanto che si preannuncia una nuova battaglia in Aula.

La conferenza stampa indetta oggi pomeriggio a Palazzo delle Aquile dai gruppi consiliari di Più Europa, Azione, Italia Viva, Oso sull’accordo con lo Stato riguardante il piano di riequilibrio, ha reso noti quelli che sono stati definiti dati certi e che non sono tollerati dagli stessi partiti che hanno fatto il punto della situazione.

Intanto, stando al piano di riparto delle somme firmato dal Mef, il Comune di Palermo vedrà arrivare nelle proprie casse solo 180 milioni di euro per il ripiano del disavanzo, molto meno rispetto ai 475 mln previsti all’inizio, spalmati in 20 anni. Però, il patto con Roma non sarà gentile perché costringerà l’amministrazione del capoluogo siciliano a modificare la delibera sulle aliquote da portare in Consiglio che deciderà se votare a favore o meno rispetto all’incremento dell’addizionale dell’Irpef: vuol dire aumentare le tasse ai cittadini palermitani per oltre 600 mln €.

Poi, il piano di riequilibrio “è già carta straccia”, come ha sottolineato il capogruppo di Più Europa a Sala delle Lapidi Fabrizio Ferrandelli, perché in evidente disequilibrio di – 56 mln, in quanto redatto sulla base di mail informali che prevedevano più soldi da Roma, e di ulteriori, almeno – 60 mln € perché ha inserito tassi di riscossione irrealizzabili. Praticamente, per colmare queste eventuali voragini l’amministrazione dovrebbe proporre ulteriori e inaccettabili aumenti dell’addizionale Irpef, più che raddoppiando l’aliquota per diversi anni. Inoltre, il blocco dei pagamenti ai creditori del Comune si protrarrà per mesi e chi entro il 10 aprile non presenterà formale istanza di inserimento nel piano, si vedrà cancellato il credito; in più verranno proposte transazione a saldo e stralcio dal 40% all’80%.

Fabrizio Ferrandelli

“Non è un piano di riequilibrio ma è un bluff – ribadisce Ferrandelli –non ci sono i soldi che il sindaco aveva promesso di recuperare così come noi abbiamo dimostrato e non permetteremo che si mettano le mani nelle tasche dei cittadini palermitani. Mandiamo un messaggio politico chiaro al sindaco Orlando, che non deve andare a Roma, non deve siglare nulla, perché troverà un Consiglio comunale che non accetterà mai di aumentare l’Irpef e le tasse a discapito dei palermitani. Era già carta straccia quella è stata portata in Consiglio e che è passata per un solo voto, e lo ancor di più oggi alla luce delle rivelazioni che abbiamo espresso in conferenza stampa. Più Europa non fa marcia indietro”.

“I dati di oggi dimostrano quello che noi avevamo annunciato,  – ha detto Giulia Argiroffi di Osoquesto piano non è un Salva Palermo. Originariamente i soldi promessi erano 475 milioni, poi ridotti a 188 mln con il passaggio dell’emendamento firma della

Giulia Argiroffi

consigliera Evola presentando l’aumento dell’Irpef, oggi sono 180. Ora per colmare questa differenza, l’unico modo per compensare è prelevare con l’aumento delle tasse ai cittadini, aumentando ancora la percentuale di Irpef. In cambio di questo enorme sacrificio che si chiede ai cittadini di fatto rapinati – spiega Argiroffi –  non ci sarà nessun miglioramento delle condizioni disastrose in cui vive la città: i morti rimarranno non sepolti, le strade rimarranno piene di buchi, la spazzatura rimarrà priva di una vasca. Non si tratta di investimenti per la città ma di sole tasse che aumentano”.

Nel frattempo, il Comune dovrà inviare al Ministero dell’Economia un cronoprogramma ben definito e dettagliato con tutte le misure previste negli anni per sostenere con risorse proprie un quarto del contributo. Ed entro il 15 febbraio, il sindaco Orlando dovrà firmare con il governo nazionale l’accordo per ricevere la parte dei fondi stanziati con la legge di Bilancio e il decreto fiscale. Facendo i conti, ci sono 2,7 miliardi, di cui 1,2 miliardi andranno a Napoli; 1,1 miliardi a Torino; mentre Palermo e Reggio Calabria riceveranno rispettivamente 180, come già detto sopra, e 137 milioni.

 

 

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