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Perché Elly mi guardi e non favelli? La partita a scacchi di Cateno

La mossa di Cateno De Luca che spara a zero sul centrosinistra e apre al centrodestra è l’apertura di una nuova fase ma è anche il colpo di coda della mossa sin qui tentata dal leader di Sud chiama Nord di arrivare ad un’alleanza proprio con la sinistra per le future Regionali in Sicilia. Il colpo di teatro registratosi ieri mattina ha una doppia chiave di lettura: De Luca prende atto della porta chiusa dalla sinistra e svela l’exit strategy di un riavvicinamento alla destra, ma l’arringa del sindaco di Taormina è anche (o soprattutto) un’ultima chiamata alla sinistra.

L’attacco alle segreterie di Pd e 5 Stelle è il tentativo stesso di De Luca di stanare la sinistra. E’ come dire: “Ripensateci, siete ancora in tempo, solo con me potete battere la destra“. Questo è il messaggio che si cela dietro le parole di De Luca, che sarebbe disposto anche a fare il vicepresidente della Regione, perché non ha più intenzione di correre da solo in modo velleitario ma è anche convinto di una cosa: considerava e ritiene ancora adesso il centrosinistra siciliano debole e poco competitivo, praticamente “perdente (come lo ha bollato sin dalla campagna elettorale per le Europee) e una vicepresidenza in quel contesto gli starebbe stretta. Se guarda alla sinistra siciliana, De Luca si vede soltanto candidato alla presidenza e vorrebbe riportare d’attualità lo scenario delle primarie di coalizione, sapendo di potersi mangiare a colazione, sul piano delle preferenze, tutti i vari pretendenti di Pd e 5 Stelle. Ma questo probabilmente lo hanno già realizzato sia al Nazareno sia in casa Conte. E allora l’impertinente parlamentare di Fiumedinisi è considerato un alleato scomodo, non “digeribile” come candidato alla presidenza ma difficilmente gestibile e immaginabile anche come vicepresidente, col rischio di far diventare uno schieramento già traballante una sorta di “campo minato”.

Ad ogni modo De Luca spinge con una sfuriata a metà tra una strambata e un bluff. Cannoneggia la sinistra e si dichiara pronto a tornare con la destra, per vedere intanto se le sue parole smuoveranno le “coscienze” della sinistra siciliana. Una provocazione ad arte, una catenata voluta e cercata nel tentativo di produrre un electroshock nei retropensieri della sinistra e di aprirsi un varco e seminare un pò di zizzania tra le maglie della destra.

Scateno chiama, il Nazareno che farà? E Conte chiuderà ancora le porte nonostante le varie consultazioni romane anche di Laura Castelli negli ambienti grillini? Il sindaco di Taormina gioca la sua partita a scacchi. Tenta una “contromossa del cavallo” di cinematografica memoria.

Ricordate questi versi? “Perché Paggio Fernando mi guardi e non favelli? Io ti guardo negli occhi che sono tanto belli. Distratto come fui dai vostri occhioni, già persi due cavalli, la torre e tre pedoni. Ma pur emozionato di avervi al mio fianco, ora sulla cappella nera ci porto l’arciere bianco. Pur anche il vostro gioco ora si fa distratto, io sposto la regina e vi dichiaro matto”. Anche De Luca, con la fretta di dare uno scossone agli orizzonti del suo stesso movimento, che nel frattempo ha perso pezzi e smalto ma soprattutto voti, prova a sparigliare e lancia l’aut-aut finale alla sinistra. Dentro o fuori, è l’ultima chiamata alla sua “Paggia Fernanda” di turno: “Perché Elly mi guardi e non favelli?“. Il tempo scorre e bisogna fare una scelta di campo. Se non si “favellerà” con i democratici, il leader di Sud chiama Nord lascia intendere che vuole farlo dall’altra parte della barricata, tentando la strada – comunque complessa di un patto a destra. Via i paletti e arrivederci alle ideologie, la parola d’ordine è “opposizione, no grazie”. Con buona pace del “disorientato” La Vardera, che forse (cosi dicono le “malelingue”) nel frattempo avrà già trovato una nuova casa nei 5 Stelle.

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