HomeAperturaPagliarulo, la resistenza non si fa con i papaveri

Pagliarulo, la resistenza non si fa con i papaveri

“Noi pensiamo sia giusto definire la lotta armata degli ucraini contro l’esercito russo come una lotta di resistenza, formalmente è statuito in base alle Nazioni Unite. Ma secondo noi sarebbe sbagliato identificare la resistenza italiana con la resistenza Ucraina”. Come sappiamo (quasi) tutti queste discutibili parole sono state pronunciate nei giorni scorsi dal presidente dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, Gianfranco Pagliarulo, che nel corso della conferenza stampa dal titolo ‘Per un 25 aprile di Resistenza alla guerra’ ha proposto, a suo dire, una diversificazione delle situazioni tra la Resistenza fatta dai partigiani in occasione della Seconda Guerra Mondiale e quella in atto da parte dell’Ucraina a seguito dell’invasione, subita in casa propria, ad opera della Russia.

Pagliarulo ha anche aggiunto di non volere bandiere Nato alla manifestazione, ma questo ci può anche stare, così come è indiscutibile che non esistono, non possono esistere, le invasioni “buone”, perché grazie a queste sono morte migliaia di persone in Iraq, Afghanistan, Libia. Ma il punto è un altro.

La gran parte dei rappresentanti di Anpi hanno preso le distanze dalle dichiarazioni di Pagliarulo e hanno fatto bene a stigmatizzare quelle espressioni. Avremmo fatto a meno anche noi di scrivere e soffermarsi su questa vicenda ma è doveroso unirsi a tutti quelli e sono tanti, che hanno ritenuto le parole di Pagliarulo come sbagliate e fuori luogo.

Al netto delle disquisizioni di carattere storico-politico, che talvolta sono anche fatte di particolari che si prestano a marcare il confine tra affinità e differenze, il dato di fatto, incontrovertibile, è che i partigiani italiani hanno fatto la resistenza per liberare l’Italia dal fascismo e dall’invasione dei tedeschi, e allo stesso modo l’Ucraina si sta difendendo da chi è entrato in casa propria per lasciare il carico di devastazione, bombe, macerie, torture, stupri, deportazioni, con milioni di persone costrette ad abbandonare casa propria e tante che una casa non ce l’hanno più e hanno perso tutto. Soprattutto abbiamo visto e continuiamo a vedere tanti morti, scene strazianti, bambini, anziani, disabili, costretti a vedere con i propri occhi l’inferno. Gente che muore di fame, di sete e di freddo.

Pagliarulo di cosa sta parlando? “È resistenza, ma è diversa da quella italiana”, sostiene Pagliarulo, che ha rimarcato “la contrarietà di Anpi (o piuttosto è una sua posizione personale?) all’invio di armi in Ucraina”.

Tutti vogliamo la pace e se sinora non è stata raggiunta nel conflitto tra Russia e Ucraina è perché i leader degli Stati non hanno fatto abbastanza e la diplomazia si è rivelata non all’altezza del compito. Nessuno vuole la guerra, ogni guerra è un qualcosa che – lo diciamo a chiare lettere – ci fa schifo e le armi sono un qualcosa che non dovrebbero appartenere alla ragione umana.

Anche un bambino di 2 anni comprenderebbe, tuttavia, che era inevitabile e doveroso difendersi con le armi quando i partigiani italiani lottarono a suo tempo e allo stesso modo gli ucraini invasi in casa propria non possono che difendersi con le armi. Oppure dobbiamo pensare che gli ucraini dovrebbero difendersi con i papaveri e sventolare le bandiere della pace mentre i soldati russi bombardano ed entrano nelle abitazioni con un mitra? O era giusto lottare con le armi ieri e lo è anche oggi, oppure è sbagliato usarle oggi e lo era anche ai tempi della seconda guerra mondiale. Delle due l’una, non si scappa.

Purtroppo, le armi bisogna inviarle perché altrimenti Putin si prenderà l’Ucraina a mani basse e non tratterà prima di averla rasa al suolo e conquistata in ogni sua parte, per poi presentarsi ad un tavolo e dettare le condizioni in una posizione di forza straripante. E’ questa la prospettiva a cui si vuole arrivare? Altra storia – e su questo non ci piove – è che l’Europa in ogni caso debba ragionare senza fare valutazioni passive e senza alcuna sudditanza rispetto agli Stati Uniti, che vogliono prolungare il conflitto per regolare i propri conti con la Russia. Le armi vanno inviate per consentire agli ucraini di difendersi, non per rassegnarsi all’idea di una guerra che vada avanti per mesi e anni. Di conseguenza, armare la resistenza ucraina è una scelta che deve andare, di pari passo, con un cambio di passo dei leader europei che, anziché dire di “sì a prescindere” al confuso Joe Biden, devono prendere la situazione in mano e costringere Putin a sedersi e trattare.

Non si possono che condividere, in definitiva, le parole della vicepresidente dell’Associazione dei partigiani Albertina Soliani. “Ritengo che le dichiarazioni del presidente Gianfranco Pagliarulo siano inadeguate. L’Anpi dovrebbe esprimersi diversamente”, ha detto Soliani ponendosi in dissenso con la posizione in dissenso del “No all’invio delle armi all’Ucraina”. “Francamente sono convinta – evidenzia Soliani – che bisogna riconoscere la Resistenza nel mondo, come quella in Ucraina, stare dalla sua parte e sostenerla. Sono in gioco i valori della democrazia”. E in particolare, sull’invio delle armi in Ucraina, la presidente dell’Istituto Cervi, ha spiegato che “c’è un travaglio di coscienza” ma “mi chiedo come si fa a fermare l’invasore o a difendere le vittime. Anche i partigiani hanno usato le armi“. Non c’è altro da aggiungere. Il resto è una polemica di cui nessuno sentiva il bisogno.

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