La giornata n.57 della guerra in Ucraina si apre subito con la mossa inattesa del presidente della Russia, Vladimir Putin che ha deciso di fermare l’assalto all’impianto metallurgico Azovstal, dove sono asserragliati circa 2 mila soldati ucraini e ci sono anche numerosi civili e i familiari dei soldati stessi.
Al ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, ricevuto al Cremlino, Putin ha ordinato di non assaltare l’acciaieria ma anche di bloccare questa zona in modo che “non voli una mosca”. Lo ha fatto sapere l’agenzia Ria Novosti. “Considero inopportuno il proposto assalto alla zona industriale. Ordino che venga annullato”, ha detto Putin in un incontro con Shoigu.
Oltre 4mila degli dei circa 8mila soldati, tra reggimenti ucraini, battaglioni nazionalisti e mercenari stranieri presenti a Mariupol al momento dell’accerchiamento russo, sono stati eliminati durante la liberazione della città; 1.478 si sono arresi, sempre secondo la versione della Russia Shoigu al presidente russo Vladimir Putin citato dalla Tass. “Al momento dell’accerchiamento, le truppe ucraine, le formazioni nazionaliste e i mercenari stranieri che erano anche in gran numero ammontavano a circa 8.100”, ha detto Shoigu.
La presa di posizione di Putin, almeno per il momento, blocca l’assalto che era stato annunciato per questa mattina all’acciaieria dal leader ceceno Ramzan Kadyrov, che aveva comunicato che l’acciaieria Azovstal di Mariupol sarebbe finito sotto il controllo russo “entro la giornata di oggi”. “Oggi Azovstal sarà completamente sotto il controllo delle forze armate russe”, aveva dichiarato su Telegram il comandante delle milizie cecene che combattono in Ucraina.
“I combattenti ucraini rimasti nelle acciaierie hanno ancora l’opportunità di arrendersi nelle ore della mattina”, aveva aggiunto Kadyrov, che era ormai pronto alla sfida finale con i 2.500 combattenti ucraini e mercenari stranieri che sarebbero ancora negli stabilimenti Azovstal. Da parte ucraina si parla, tra l’altro, della presenza di un migliaio circa di civili rifugiati sul posto.
A questo punto bisognerà capire se quella di Putin sia una frenata reale o un bluff, se il Cremlino voglia alzare la posta e se l’assalto verrà davvero fermato o soltanto rinviato. Putin fa i conti anche e soprattutto con le famiglie dei soldati russi che hanno perso la vita e potrebbe aver optato per un cambio di strategia a fronte della situazione pesantissima che racconta di almeno 21mila soldati russi uccisi in Ucraina dall’inizio dell’invasione: questo almeno è quanto sostiene l’Esercito di Kiev, che ha parlato anche di 172 aerei da caccia abbattuti, oltre a 151 elicotteri e 166 droni. Inoltre, le forze di Kiev affermano di aver distrutto 829 carri armati russi, 393 pezzi di artiglieria, 2.118 veicoli blindati per il trasporto delle truppe, 4 sistemi di missili balistici, 136 lanciamissili, 8 navi, 1.508 veicoli, 76 autocisterne e 67 unità di difesa antiaerea. Le prossime ore diranno se Putin avrà deciso realmente per una sterzata in una direzione ragionevole e se siamo di fronte ad una prima svolta o se, invece, il bagno di sangue riprenderà nuovamente.
L’impressione è che il colpo di scena messo in atto da Putin potrebbe poi coincidere con l’ennesimo bluff del presidente russo, soprattutto perché incombe il 9 maggio e i russi hanno già in agenda per quella data una parata per “festeggiare” – a modo loro – la vittoria in Ucraina.


