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Ospedale di Taormina: lunedì la protesta, basterà per fermare il “taglia e fotti”?

TAORMINA – Gli amministratori del comprensorio si sono andati appuntamenti per lunedì mattina all’ospedale di Taormina per protestare (pacificamente) contro il depotenziamento del presidio di contrada Sirina. E’ un’iniziativa apprezzabile e condivisibile nella forma anche perché se c’è una cosa sulla quale bisogna essere tutti d’accordo è l’esigenza di difendere il diritto alla salute in questo territorio e quindi salvaguardare il San Vincenzo.

Tuttavia, il timore, la sensazione abbastanza netta, è che questa iniziativa sia come una goccia nel mare, che non basta a risolvere i problemi di un ospedale che è stato spogliato dalla politica regionale, che da anni se ne frega di Taormina e la considera, nelle sue varie espressioni dove ha messo le mani, un parco giochi estivo, un posto dove andarsene al Teatro Antico, piazzare amici, parenti, camerieri e leccaculo vari dei parlamentari. Taormina è diventata la terra promessa di quelli che vengono da queste parti e pensano di poterci mangiare, bere e fottere (in tutti i sensi, compreso quello pelvico).

C’è da fermare una logica perversa nella quale all’ospedale di Taormina è stato tolto l’ossigeno, smantellando interi reparti, togliendo posti letto e succhiando il sangue a una struttura che stava finendo per fare ombra ai feudi sanitari da ingrassare con ben altre risorse e altri movimenti di personale. Praticamente il San Vincenzo è stato ed è considerato dalla Regione nell’ottica di un “taglia e fotti” che se ne frega dei cittadini.

Chi pensa che i problemi dell’ospedale di Taormina si debbano risolvere soltanto difendendo il Ccpm – e quindi pensa di restringere il campo della lotta a questa sola vicenda – non ha capito nulla: bisogna riprendersi tutti i reparti, tutti e nessuno escluso, ridotti all’impotenza e nei quali è stato mortificato il diritto alla salute dei pazienti, come pure è stata schiaffeggiata la professionalità del personale medico, paramedico, infermieristico, etc.

C’è da chiedersi se la svolta potrà davvero arrivare con una protesta davanti all’ospedale o se non sia il caso di concertare una strategia più incisiva per fare capire ai padroni del vapore di Palazzo d’Orleans che l’ospedale di Taormina non si tocca e va rimesso a regime. Bisogna rapportarsi a questa problematica con la consapevolezza che dovrà esserci un confronto politico vero e va affrontato senza sudditanza alcuna, se necessario battendo i pugni (in modo fermo e coeso) sui tavoli della sanità. Anche perché poi è chiaro che non si può prescindere dal dialogo con quelli che governano ma guardando all’attuale classe di governo palermitana occorre rendersi conto che è decisamente composta da soggetti che, al netto delle consorterie rappresentate e delle poltrone occupate, non sono dei fenomeni. Semmai un paio di asinelli incravattati d’annata.

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