GIARDINI NAXOS – La sentenza della Corte d’Appello respinge il ricorso del sindaco di Giardini Naxos, Giorgio Stracuzzi, e ne sancisce la decadenza, dichiarandolo in termini confermativi l’incompatibilità, ma come si è arrivati a questo esito, a conclusione di un lungo iter giudiziario iniziato alla fine del 2022?
Tutto è partito, ricordiamo, da un ricorso presentato l’1 marzo 2022 da Agatino Bosco e Francesco Palumbo, al tempo consiglieri comunali di opposizione e che avevano allora avviato l’azione popolare di decadenza del sindaco in quanto “cittadini-elettori”. Sulla vicenda abbiamo interpellato, per fare maggiore chiarezza, l’avv. Lucio Fresta, professionista del Foro di Catania, legale dei ricorrenti nel caso Stracuzzi.
Avvocato Fresta, quanto può valere l’esito della controversia tenendo conto della data in cui venne presentato il ricorso e di quella in cui è arrivata la sentenza della Corte d’Appello. Se un processo elettorale deve durare quasi quanto il mandato di un sindaco ha davvero senso per un elettore fare ricorso?
“Capisco la riflessione e, in effetti, in altre circostanze i processi elettorali che ho seguito e difeso sono durati meno di un anno, ivi compresa la fase del ricorso in Cassazione. Certo che se la ricompensa per tanta pazienza sono le sentenze della Corte d’Appello di Messina e quella di primo grado del Tribunale, dallo spessore giuridico indiscutibile, allora non posso che dirmi comunque ugualmente soddisfatto dell’esito della questione”.
Venendo al cuore del problema: il rapporto che è stato oggetto della controversia, tra il sindaco ed un parente che aveva ricevuto un incarico dal Comune. La difesa ha sostenuto che il sindaco non potesse “costringere” il fratello a rinunciare a contratti, considerando quindi ingiusta la decadenza. La Corte come ha superato questo presupposto?”.
“A mio avviso questa è stata la “linea del Piave”, della accorta difesa del sindaco, ma la Corte l’ha superata con un ragionamento di estrema lucidità giuridica. La difesa sosteneva che, poiché il sindaco non poteva legalmente imporre al fratello di risolvere i contratti con il Comune, la causa di incompatibilità si sarebbe trasformata in una sorta di “trappola” incostituzionale, privandolo del diritto di elettorato passivo. Tuttavia, i giudici sono stati categorici: l’impossibilità legale o materiale di rimuovere la causa ostativa è del tutto irrilevante ai fini della decadenza. Il punto centrale, che vorrei sottolineare, è che le norme sulla decadenza non hanno una natura sanzionatoria — non servono cioè a “punire” il Sindaco per una sua mancanza — ma hanno una natura oggettiva e protettiva”.
“In che senso “natura oggettiva”? Se il sindaco non può farci nulla, perché deve perdere la sua posizione?”.
“Perché la legge non tutela l’interesse del singolo a mantenere una carica, ma tutela interessi generali di rango superiore: la trasparenza, l’imparzialità e il buon andamento della Pubblica Amministrazione. La Corte ha chiarito che questi principi costituzionali agiscono come “ostacoli insormontabili”: se esiste un legame contrattuale tra l’ente e un congiunto, il potenziale conflitto di interessi esiste a prescindere dalla volontà del sindaco di rimuoverlo o meno. Anzi, devo dire che la Corte ha smascherato un paradosso logico: se la legge si applicasse solo a chi può rimuovere l’ostacolo, si creerebbe un’ingiusta disparità. Paradossalmente, chi ha un legame così forte e indissolubile da non poterlo recidere sarebbe “più eleggibile” di chi ha un legame debole e rimovibile. Questo sarebbe assurdo: più il conflitto di interessi è profondo, più la legge deve essere rigorosa, non il contrario”.
In buona sostanza, secondo lei, il sindaco Stracuzzi avrebbe dovuto pensarci prima?
“Questa è una gradevole provocazione ma io non ci casco perché il mio ruolo è tecnico e dopo aver cercato di ottenere una buona pronuncia adesso posso solo parlare di diritto. La sentenza lancia un monito chiaro per il futuro: chi decide di candidarsi ha l’onere di verificare preventivamente la propria situazione familiare e contrattuale. Se un aspirante sindaco è consapevole di un’incompatibilità che non può rimuovere unilateralmente, non è “tenuto” a candidarsi a tutti i costi; se lo fa, deve accettare il fatto che la tutela dell’integrità dell’istituzione prevarrà sempre sul suo diritto individuale. In breve, non si può invocare la propria “impotenza” di fronte ai contratti di un parente per aggirare un principio di ordine pubblico: l’amministrazione non deve solo essere sempre onesta, deve anche apparire assolutamente libera da ogni sospetto di commistione familiare. Questo ci insegna in diritto la monumentale sentenza della Corte d’Appello. Il successivo dibattito politico che questa sentenza potrà eventualmente scatenare, appassionerà, ma questo è un altro capitolo”.


