HomeEditorialiL'incastrato e 10 suicid(at)i: inferno a Garlasco, la giustizia italiana trema

L’incastrato e 10 suicid(at)i: inferno a Garlasco, la giustizia italiana trema

Una ragazza massacrata a 26 anni nella villetta di famiglia, il fidanzato che finisce in carcere e che adesso, dopo 10 anni dietro le sbarre, diventa un possibile o probabile innocente incastrato da qualcun altro, un amico della famiglia che a 18 anni dal delitto ora rischia grosso e altre figure vicine alla famiglia della vittima che destano ulteriori sospetti. In questo filo rosso spuntano anche una decina di suicidi, una lunga scia di morti sospette in un paese di 9 mila abitanti. Ce n’è abbastanza per elevare di diritto il delitto di Garlasco allo status dei gialli più sconvolgenti della storia italiana. Ma questo caso sembra destinato ad andare oltre e rischia di scatenare un terremoto nella giustizia italiana.

La posizione di Alberto Stasi si sta ribaltando. Dal 2007 ad oggi l’Italia intera (o quasi) ha considerato Stasi il colpevole senza se e senza ma. Oggi la maschera mediatica del mostro si sgretola e si affaccia concreta all’orizzonte l’ipotesi che un innocente sia finito in galera con una doppia beffa atroce. Non soltanto è pensabile che non sia lui l’assassino di Chiara Poggi ma potrebbe essere stato incastrato. Da chi? E perché?

Il nuovo procuratore di Pavia sta facendo “piazza pulita” rispetto alla vecchia indagine, lacunosa e per molti versi sconcertante sia per quello che è stato fatto sia per quello che non è stato fatto.

Vedremo se l’impronta di Andrea Sempio accanto al corpo della vittima è la “pistola fumante” delle nuove indagine o se invece si tratta di una forzatura che non scalfirà la sua posizione. In gioco ora c’è, inoltre, il racconto di un supertestimone e bisognerà mettere un punto fermo anche sulla posizione delle sorelle Cappa.

Stasi è in carcere ma da 18 anni a questa parte manca l’abc del delitto e dell’inchiesta: il movente del delitto. La sensazione è che si stia stringendo il cerchio su qualcuno e su qualcosa che portano ad uno scenario clamoroso ma chi pensa che la chiave di tutto sia l’impronta di Sempio sbaglia di grosso.

La svolta totale potrà arrivare molto probabilmente soltanto se si riuscirà a fare luce sull’altra faccia del giallo. Quella ancora più sconvolgente. Una decina di suicidi avvenuti in 6 anni a Garlasco, che non sembrano circostanze estranee al delitto di Garlasco.

Il 23 ottobre 2010 un meccanico in pensione di 88 anni venne ritrovato vicino a casa sua con la gola e polsi tagliati. Accanto a lui non c’era però nessun coltello. L’uomo aveva rivelato alla moglie di aver visto qualcosa di sospetto. E sospetta è la morte poi di un medico, anche lui trovato morto in casa il 24 marzo 2012 dopo un’iniezione letale ad un braccio. E nel marzo 2013 si è ucciso, sparandosi un colpo in testa, un maresciallo di 37 anni, Comandante del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Vigevano, Compagnia che coordinava le indagini sul giallo di Garlasco. Non è finita qui, nel maggio 2016 si è impiccato un amico di infanzia di Sempio e prima di farla finita ha condiviso sui social un verso di una canzone del 2007, anno dell’omicidio di Chiara Poggi: “La verità sta nelle cose che nessuno sa”. E ancora: altri due ragazzi che nel 2011 e nel 2014 si uccisero e uno di loro scrisse, il giorno prima di uccidersi, una frase terrificante: “Il Diavolo non esiste, ciao”. Anche la madre di uno dei ragazzi si è tolta la vita. Sono tutte coincidenze? Di certo è una sequenza di morti spaventosa, che ora torna d’attualità e che potrebbe rappresentare il vero punto da comprendere e da accertare.

Chiara Poggi è morta perché sapeva o aveva visto qualcosa e qualcuno che si è rivelato fatale per il suo destino? E Alberto Stasi, se non è stato lui, è forse servito al vero assassino come figura perfetta per depistare le indagini con un colpevole di “comodo” sul caso Poggi e per allontanare l’attenzione da altri fatti terribili forse accaduti in quel tempo a Garlasco? Le ombre sul giallo sono tante. Stasi è stato condannato in un processo altamente indiziario, in cui non c’era certezza della sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Una scia di sangue, violenza bestiale avvolge Garlasco, con tanti-troppi suicidi anomali, che non sembrano per nulla estranei alle dinamiche del delitto di Chiara Poggi.

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