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I 50 giorni di Trump a Putin: non c’è fretta, intanto la gente muore

Donald Trump era convinto di poter chiudere la guerra in Ucraina già un paio di settimane dopo la sua rielezione ed il ritorno alla Casa Bianca. Era gennaio e siamo già al giro di boa del mese di luglio ma non è cambiata una virgola. La guerra prosegue e la gente continua a morire. Anziani e bambini, uomini e donne, vittime innocenti della più atroce follia umana, con l’aggressore, Vladimir Putin, che non si ferma e l’Ucraina che prova a resistere. Dall’altra parte c’è anche e soprattutto la conferma sempre più impietosa dell’incapacità e inadeguatezza dei governanti degli altri Stati che non riescono a fermare il bagno di sangue. Non trovano le misure ma prima ancora non hanno il coraggio di affrontare Putin.

Se l’Europa era ed è ancora adesso codarda e priva della forza necessaria per una interlocuzione con lo zar, non è molto diversa la postura che sta mostrando Trump. Indaffarato con la farsa dei dazi, il presidente americano ha parlato al telefono con il presidente russo e forse avrà capito che Putin lo ha preso per i fondelli, come fa d’altronde incontrastato da anni con i vari leader europei. Stessa moneta, medesimo risultato.

Trump pensava di avere a che fare ancora con il suo “amico”, non ha realizzato invece che Putin vuole andare avanti, non ha nessuna intenzione di trattare seriamente e meno ancora intende fermarsi se non prima avrà conquistato altro terreno e altri territori ucraini da annettere alla ricostituzione sostanziale dello scacchiere geopolitico della vecchia Unione Sovietica.

E qui Trump ha avuto una chance per provare a rendersi credibile agli occhi della politica internazionale e soprattutto per lanciare un messaggio a Putin, che non si è scomposto nel sentirsi battezzare dal Tycoon come un leader che dice soltanto delle “stronzate”. E Trump cosa ha fatto? Ha concesso un ultimatum al presidente russo. Bene, bravo. Di quanti giorni? Esattamente 50, aggiungendo che dopo questo termine scatteranno sanzioni dure per Mosca. E qui, insomma, la stronzata l’ha fatta Trump. Ovviamente Putin se la ride e la notizia non lo scalfirà di una virgola.

Un ultimatum serio e credibile avrebbe dovuto avere una durata breve, secca e immediata: 10 giorni, 15 giorni al massimo. Non due mesi, una tempistica che non fa il solletico a Putin.

E allora, per altri 50 giorni potranno morire altri innocenti. Non c’è fretta, la guerra si può fermare con calma. Chi se ne frega se nel frattempo cadono altre bombe e si spargerà altro sangue. Ne riparliamo al tramonto dell’estate. Roba da vergognarsi.

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