La scomparsa di Franco Baresi si porta via un altro volto straordinario di un calcio irripetibile, che non c’è più e che però non si potrà mai dimenticare. Se ne va l’ultimo grande libero del calcio mondiale, capitano per eccellenza con quella fascia che è stata un simbolo di fedeltà per milioni di persone. Un difensore che con la maglia del Milan e della Nazionale Italiana ha (di)mostrato di avere una leadership che ha fatto la storia e un carisma fuori dal comune. Dal 1974 al 1997 al Milan, quando chiuse con il calcio giocato, è stato uno degli eroi del pallone, vincendo sulla scena internazionale tutto quello che si poteva vincere, perno leggendario di quella difesa rossonera che, prima con Arrigo Sacchi e poi con Fabio Capello, riuscì a conquistare 6 Scudetti, 3 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Nella carriera leggendaria di Franco Baresi è mancato soltanto un Mondiale, sfiorato nel 1990 con quella semifinale persa contro l’Argentina e poi soprattutto a Usa 94, quando fu capace di tornare in campo 25 giorni dopo la rottura del menisco e giocò la maledetta finale di Pasadena persa ai rigori contro il Brasile. Dal dischetto furono decisivi gli errori dei due calciatori più iconici di quella Nazionale Italiana: Baresi e Baggio. E Franco Baresi chiuse in lacrime quell’amara sfida.
Ma Franco Baresi è stato molto di più di un grande sportivo con un eccezionale palmares e una carriera fatta di vittorie e di qualche sconfitta bruciante.
Franco Baresi è stato un uomo esemplare. Ha incarnato l’etica e le emozioni sincere di un calcio romantico e puro, ormai svanito in questo tempo. Il suo stile univa una classe immensa a una straordinaria umiltà fuori dal campo. Ha rappresentato la lealtà incondizionata alla maglia, uno status rarissimo nello sport diventato business. Ha guidato i suoi compagni con un coraggio e uno spirito gladiatorio inversamente proporzionale alla poca loquacità che aveva fuori dal campo. Ha affrontato le sfide della vita sempre con la medesima dignità esemplare, sul terreno di gioco e poi nella malattia che non gli ha dato scampo. I suoi valori umani hanno surclassato i suoi infiniti meriti tecnici e tattici. E’ stato – e rimarrà – il simbolo di uno sport fatto di passioni sincere e legami indissolubili. Oggi il pallone moderno ha perso quella poesia etica di cui lui era custode. Baresi si consegna alla leggenda dell’eternità come un simbolo assoluto di un’epoca dove l’uomo valeva più del campione.
Non si potranno mai dimenticare le sfide tra Milan e Napoli che dominarono quel meraviglioso calcio della fine degli Anni Ottanta. Aveva ragione Diego Armando Maradona, il più grande calciatore di sempre che definì Franco Baresi “il più grande difensore del mondo“, spendendo parole di enorme stima per il capitano del Milan. Il rispetto tra due re è racchiuso nell’aneddoto del racconto, da parte di Diego, del loro primo incontro-scontro, nel settembre del 1981:“Saltai tre o quattro di loro, stavo per entrare in area, ma arrivò Franco e mi rubò la palla con una eleganza unica. Si girò verso il compagno e gli disse: ‘Si fa così… Ora ci penso io!’. Mi stette dietro per tutta la partita e da quel momento per me diventò dura. Capii subito che quello non era uno qualsiasi: lui insegnava il modo di muoversi in campo a tutta la difesa”.
Adesso Diego Maradona, lassù, da qualche parte, aspetta Franco Baresi. E’ l’ora dell’abbraccio eterno tra due immense stelle che brilleranno per sempre. E vogliamo pensare che l’arrivo del capitano nel Regno di Dio verrà salutato come quel 28 ottobre 1997, quando Baresi lasciò il calcio con un giro di campo da brividi a San Siro, tra gli applausi della folla e le note di “Grande, grande, grande”. Che riparta la musica.


