HomePoliticaDe Luca sfida Roma e i partiti ma lo spartiacque è fidarsi...

De Luca sfida Roma e i partiti ma lo spartiacque è fidarsi o no di lui

“La Sicilia al di sopra dei partiti. Roma comanda! Ma la Sicilia decide”. E’ il mantra di Cateno De Luca, che si auto-lancia verso un nuovo assalto alla presidenza della Regione e dall’assemblea d’inizio anno a Misterbianco di Sud chiama Nord conferma il suo piano di gara per provare a rientrare in corsa nella partita delle Regionali 2027.

Nel quadro politico attuale De Luca non sarebbe il candidato del centrodestra e nemmeno del centrosinistra, mentre potrebbe lanciarsi in campo aperto per un’altra corsa solitaria anti-sistema. Ma i numeri sono lontani parenti di quelli del 2022 e su quello stesso terreno dei malpancisti siciliani ora il vento soffia dalla parte di Ismaele La Vardera. E allora De Luca, che l’ex allievo “ingrato” La Vardera lo ha bollato come “Savonarola 4.0”, non ci sta. Non ha altra scelta e deve scompaginare gli equilibri o almeno provare a spaccare tutto, da gran maestro del “divide ed impera”.

“Inizia la nuova fase”, è lo start di De Luca, che alle porte della sua adunata di Caltagirone prova a detonare l’assetto politico siciliano attuale con l’arrembaggio del suo cosiddetto “Governo di liberazione” e una serie di concetti chiave, da proporre a ritmo martellante, come la “lotta al pizzo legalizzato”, “l’autonomia”, la visione “sturziana” e poi l’approccio “post-ideologico”. E soprattutto quel mantra già citato: “Roma comanda, ma la Sicilia decide”. In buona sostanza, se tutto resta come adesso le chance di puntare alla prima poltrona di Palazzo d’Orleans sarebbero poche e piuttosto velleitarie. Così De Luca spinge per centrifugare i poli, la via è stretta ma obbligata. C’è un corridoio lasciato aperto dal caos del fine anno palermitano ed è lì che De Luca vuole incunearsi. Altra soluzione non esiste. Da qui il tentativo di imbastire il piano passando da passaggi politici individuali, contatti, colloqui e interlocuzioni con quei singoli esponenti di partito che potrebbero fungere da “Cavalli di Troia” ed essere disposti a “sposare” la causa di un progetto alternativo, in modalità spacca-tutto. Quelli che magari potrebbero puntare ad emergere loro con un ruolo da protagonisti che oggi non hanno e domani difficilmente avranno. Quelli ai quali, a sinistra, al centro e a destra, non a caso, è stato proposto di far parte dell’intergruppo parlamentare all’Ars ma soprattutto chiesta la disponibilità a far parte del Governo di Liberazione.

Eccola la “chiamata alle armi” di De Luca per la crociata del 2027. Queste le parole a conclusione dell’assemblea di ieri a Ribera: “La Sicilia al di sopra dei partiti. Roma comanda! Ma la Sicilia decide. È il messaggio che ho lanciato oggi intervenendo all’incontro regionale con i coordinatori provinciali e i rappresentanti dei comitati territoriali siciliani di Sud chiama Nord. Il mio partito nazionale rimane Sud chiama Nord, ma io da oggi mi occuperò di altro, porterò avanti un progetto ancora più ampio che va oltre i partiti qui in Sicilia. Un progetto più strategico, a cui daremo vita con il centro studi Ti Amo Sicilia. Lo vedrete già a Caltagirone nella tre giorni del 16, 17 e 18 gennaio”.

“Per dare più forza a questa progettualità, ritengo utile continuare a non avere incarichi di vertice all’interno del partito, così da avere le mani libere per costruire qui in Sicilia una nuova strategia per la nostra Regione: una forma di Autonomia 4.0. senza pregiudizi politici! Invito la giunta esecutiva del partito a integrare, con le tante valide figure presenti, il ruolo di segretario politico, ormai vacante da quasi un anno, dovendomi io dedicare ad altro. Questo è anche un gesto concreto da parte mia per far sì che il progetto autonomista a cui stiamo lavorando sia effettivamente libero dai condizionamenti dei partiti nazionali e dai personalismi”.

Sin qui il De Luca pensiero. Una considerazione finale e poi il vero enorme ostacolo che dovrà affrontare l’attuale sindaco di Taormina. De Luca si allontana da Sud chiama Nord per dedicarsi dall’esterno alla sua sfida ma in realtà non può mollare ScN di un millimetro perché De Luca senza Sud chiama Nord può tranquillamente andare avanti e fare altro ma Sud chiama Nord senza De Luca è un movimento che non va lontano.

Infine c’è l’ostacolo, potenzialmente enorme per De Luca. Da destra a sinistra, anche di recente, sono arrivati giudizi severi sull'”affidabilità politica” di Cateno De Luca e se vuoi andare oltre le sigle dei partiti e costruire una coalizione, devi passare per forza dall’alleanza con gli uomini. De Luca dovrà ottenere la fiducia per le alleanze, e soprattutto farsi scegliere come candidato alla presidenza.

“Il popolo è sovrano”, “è l’unico padrone”, ama ribadire De Luca. E qui bisognerà fare i conti con i siciliani che non vanno più a votare per mille motivi e tra questi i “balletti” dei vari politici. Il discorso vale per tutti i politici, compreso De Luca, che aveva guidato la crociata anti-sistema nel 2022, poi nel 2023 ha dialogato con il centrosinistra nei mesi precedenti alle elezioni Europee, quindi nel 2024 – dopo le Europee – si è avvicinato al centrodestra, poi ha rilanciato – prima del Natale 2025 – un messaggio al campo largo e ora tra il Capodanno e il dopo-Befana lancia un polo autonomista-post ideologico oltre i partiti. Tre anni fa aveva la partita in mano, gli sarebbe bastato aspettare e fare passare il tempo, stare seduto sul divano in pantofole e non muovere nulla per vincere le prossime elezioni Regionali e coronare il suo sogno della presidenza. Era lì, allora, il suo momento perfetto. Non ha saputo gestire e capitalizzare al meglio quel momento.

Scateno comunque non si arrende alle difficoltà e ai suoi stessi errori, non rinuncia ai propri sogni di gloria. Non molla e cerca un orizzonte oltre i partiti, carica, tesse la tela e costruisce la trama, passando dal prologo del vortice emotivo per cercare di innescare lo spariglio politico. Ammirevole la tenacia, questo va detto, a dispetto di uno scenario però molto complicato. E d’altronde, proprio in questo inizio d’anno ad un leader politico siciliano, in una intervista, è stato chiesto: “Faresti un accordo politico con De Luca?” La risposta: “No”. Quel politico che, a metà tra la provocazione e l’inconfessabile fierezza della verità, ha detto “No” era Cateno De Luca. Ipse dixit. Fidarsi o non fidarsi (di lui), oltre il progetto, al di là del come, cosa e con(tro) chi, questa è la sfida più difficile. Il vero spartiacque di tutto.

ARTICOLI CORRELATI

POTREBBE INTERESSARTI

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL

35,880FansLike
14,200FollowersFollow