TAORMINA – Nei giorni scorsi la Regione Siciliana, con apposito DDG dell’Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo ha approvato il nuovo statuto della Fondazione Taormina Arte.
Il DDG n.4769/S8 recita testualmente alla sua conclusione: “E’ approvato lo Statuto della “Fondazione Taormina Arte Sicilia” parte integrante del verbale redatto in forma di
atto pubblico dal Notaio dott.ssa Adele Penna, Repertorio n. 40234 del 21/11/2025, raccolta n. 15823, registrato a Messina il 25/11/2025, n. 17701, Serie 1T, che costituisce allegato al presente decreto, quale parte integrante e sostanziale dello stesso”.
Come si ricorderà, la Regione Siciliana è rimasta l’unico socio della Fondazione Taormina Arte a seguito della fuoriuscita del Comune di Taormina decisa dal sindaco pro-tempore Cateno De Luca. Da qui il compito assegnato dall’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, a Bernardo Campo, commissario ad acta incaricato “per la revisione complessiva e modifica dello statuto”.
Lo statuto, modificato, è stato definito e formalizzato il 25 novembre 2025 con atto a firma del commissario Campo e del notaio Adele Penna. Poi il 19 dicembre 2025 è stato firmato l’apposito DDG dell’assessorato con il quale il dirigente generale, Maria Concetta Antinoro e il dirigente del servizio Maria Di Ferro ratificano l’avvenuta approvazione dello statuto per come modificato.
Bene. Tutto ineccepibile e perfetto sul piano formale. Ma sul piano politico c’è un passaggio che non passa inosservato e non è un dettaglio. All’articolo 6, come detto, si legge che: “In considerazione della fuoriuscita della Città Metropolitana di Messina, del Comune di Messina e del Comune di Taormina, la Regione Siciliana è socio fondatore unico attivo”.
Sin qui ci siamo. Poi all’art.10 arriva eccola la conferma che diventa una sorpresa (o non sorpresa, a seconda dei punti di vista): “Il presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione è il sindaco del Comune di Taormina, ai sensi di quanto disposto dall’art.11, comma 1 del Decreto legislativo 29 giugno 1996, n.367”.
Prima ancora, all’art.9 così si legge: “Il Consiglio di Amministrazione è nominato con decreto dell’assessorato regionale per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo, dura in carica 4 anni ed è così composto. dal sindaco di Taormina, con funzioni di presidente; da tre componenti in rappresentanza della Regione, di cui uno con funzione di vicepresidente, designati dall’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo; da un componente designato, congiuntamente, dai legali rappresentanti dei soggetti di cui all’art.6, comma 4. Ove per tale componente non risulti designato per la mancata partecipazione alla compagine fondativa dei soggetti di cui all’art. 6 comma 4, il Comune di Taormina provvede a trasmettere all’assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, il nominativo di un soggetto esperto in ambito musicale, in ambito cinematografico o in ambito teatrale, per la nomina in seno al CdA che resta in carica fino alla data dell’eventuale delibera di cui al comma 5 del medesimo articolo. Nel caso in cui il Comune di Taormina non vi provveda entro 30 giorni dalla data di richiesta, vi provvede in via sostitutiva l’assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, designando il relativo componente”. Si specifica, inoltre che “Il Consiglio di Amministrazione può essere nominato e può essere validamente insediato anche in assenza del Presidente, alla presenza dei 3/5 (tre quinti) dei suoi componenti”.
Ricapitolando in estrema sintesi: De Luca sbatte la porta e se ne va, delibera la fuoriuscita del Comune di Taormina dalla Fondazione Taormina Arte e crea in contrapposizione pure una sua Fondazione, denominata “Fondazione Taormina”, che di recente ha ottenuto il nulla osta della Regione. Nel frattempo viene revisionato e modificato lo statuto della Fondazione Taormina Arte, a seguito della fuoriuscita del Comune di Taormina, ma il presidente della Fondazione Taormina Arte, chi è? Ancora il sindaco di Taormina.
Appare paradossale questa previsione. Tanto più in una fase nella quale, tra l’altro, fra De Luca e Fratelli d’Italia stanno volando stracci a suon di attacchi e dichiarazioni aspre.

Il Commissario regionale di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, il 7 dicembre scorso aveva definito “politicamente inaffidabile” De Luca, che per tutta risposta aveva subito risposto parlando di “squadrismo” di FdI. Nel frattempo c’era stato lo scontro durissimo tra De Luca e il deputato Pino Galluzzo, con il pandemonio scaturito dall’attacco di De Luca ad Alessia Barbagallo, possibile candidata sindaco “meloniana” a Giardini Naxos. Quindi le non scuse e poi, infine, le scuse dello stesso De Luca con intercessione della “Mamma Celeste”. Tutto ciò passando per lo scontro elettorale su Milazzo e Barcellona e le dinamiche dell’Ars sulla manovra di stabilità, che però si erano chiuse con una nota conciliante sull’emendamento per Naxos. E tuttavia sempre Fratelli d’Italia a fine dicembre quattro esponenti dell’Amministrazione di Roccalumera, in un feudo monocolore di Sud chiama Nord.
Adesso spunta lo statuto rivisitato della Fondazione Taormina Arte, targato Fratelli d’Italia, senza più il Comune di Taormina ma con il sindaco De Luca presidente.
In definitiva è un “cadeau” politico di Fratelli d’Italia a De Luca o magari c’è stata qualche intesa politica in tal senso (a quanto pare non sarebbe così) oppure si tratta di una “trappola” politica per l’attuale sindaco di Taormina e di nuovo aspirante presidente della Regione? E’ un segnale di fair play istituzionale o piuttosto uno “sgambetto” a Scateno che ormai s’allontana dalle seconde nozze con il centrodestra e torna a flirtare con il campo largo? Delle due l’una, una terza interpretazione non sembra esserci.
Attenzione, sul piano normativo lo statuto in oggetto, per come modificato, applica il D.Lgs. 367/96. Niente di più e niente di meno. Il decreto riguarda la trasformazione degli Enti Lirici in fondazioni di diritto privato, stabilendo che il presidente è generalmente il sindaco della città sede, che ne assume la rappresentanza legale e convoca il Consiglio di Amministrazione, mentre organi come il sovrintendente gestiscono l’attività artistica e gestionale, con ruoli e poteri definiti dallo statuto e dalla normativa specifica, in particolare per la gestione artistica e finanziaria. Ma Cateno De Luca si limiterà a recepire questa previsione che si rifà al citato decreto n. 367 e accetterà la presidenza della Fondazione TaoArte o rifiuterà questa poltrona istituzionale conferita al sindaco pro-tempore della città?
La palla è nel campo di De Luca, che nel 2023 si era già chiamato fuori da TaoArte e dalla presidenza anche e soprattutto perché sapeva e lo sa ancora oggi che fare il parlamentare e avere una presidenza di un ente regionale potrebbe, in ipotesi, pure prefigurare una condizione di incompatibilità. A questo punto quella che sembra essere una “mela del peccato” dei meloniani al sindaco di Taormina è servita. La risposta di De Luca probabilmente non tarderà ad arrivare…


