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De Luca lancia lo “spin-off” di Scateno e il “governo di liberazione”. Intanto La Vardera si è già preso quel ruolo

“Costituiremo nelle prossime settimane il governo di liberazione. Non servono elezioni anticipate se il sistema che amministra è malato. Bisogna riformare. E’ necessario che uomini e donne di buona volontà scendano in campo. Il governo di liberazione è aperto a tutti. Ricomincerò il viaggio per la Sicilia e verrò a cercarvi”. Il messaggio urbi et orbi diffuso questa mattina ai siciliani non è quello del Presidente della Repubblica ma di Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord e attuale sindaco di Taormina.

De Luca non perde tempo e rilancia la sua corsa per le Regionali 2027. Si “smarca” dalla promessa di seconde nozze col centrodestra e annuncia la strategia. Si (ri)piazza nella terra di mezzo, come da più parti veniva già ipotizzato. Ieri ha dato il segnale presentandosi alla Regione con lo spruzzatore a pressione per diserbare le stanze degli assessorati. A distanza di 24 ore eccolo il manifesto del nuovo piano politico deluchiano. Il ciclone giudiziario su Totò Cuffaro ha creato un gran casino e quindi che si fa? De Luca torna ad indossare la spada, depone il fioretto e si rimette in mezzo, equidistante da Levante e Ponente, con l’idea di tornare a giocare una partita anti-sistema, sul terreno politico che gli è da sempre il più congeniale.

Da una parte De Luca sa che il centrodestra è nel caos, è più debole (anche se poi la quadra la troverà) e magari potrebbe concedere qualcosa in più nella futura trattativa politica per il 2027. Dall’altra parte coltiva ancora la speranza che nel centrosinistra qualcuno possa redimersi e puntare i radar su Fiumedinisi per la candidatura a governatore.

Insomma il parlamentare di Fiumedinisi e attuale sindaco di Taormina prova a prendersi la scena, sapendo che le elezioni anticipate non servono nemmeno a lui e che ha bisogno di allargare le fila. D’altronde, se si votasse domani mattina, nelle valutazioni degli elettori peserebbe – e non poco – la “metamorfosi” politica che De Luca ha scelto dalla fine del 2023 in poi.

De Luca fiuta il clima ostile al governo di centrodestra, colpito dalla bomba giudiziaria del caso Cuffaro e intanto si rimette al centro dell’agone politico, prende le distanze da quell’area con la quale – per sua stessa ammissione ha fatto accordi a Roma e con la quale – come si è già visto alle Regionali oltre lo Stretto – si è alleato. Poi, in Sicilia – si dirà – De Luca era all’opposizione e ci è rimasto, riservandosi ogni scelta per la prossima legislatura. Vero, verissimo. Piccolo dettaglio: nel frattempo c’è stato il passaggio dalla stagione del bazooka contro Renato Schifani alla fase in cui – dall’autunno 2024 – è “scoppiata” la pace. Una virata totale nei confronti del governatore, a lungo attaccato e destinatario di bordate a più non posso, senza tregua, per due anni. Poi, una sera d’autunno d’ottobre del 2024 – alla presenza del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, che ha fatto da “pontista paciere”, De Luca ha concesso la tregua, un apporto collaborativo esterno di “opposizione costruttiva” e ha soprattutto riconosciuto a Schifani il ruolo di “padre nobile” della politica. Un patto di desistenza che ora torna in bilico. Non per colpa di Schifani ma perché la vicenda Cuffaro è dinamite pura sugli equilibri di un centrodestra in enorme difficoltà ed è una “bomba ad orologeria” su tutta la politica siciliana.

Quindi…tasto stop. Cateno torna Scateno, e spinge per la “decuffarizzazione” della politica siciliana. Lancia il suo monito al governo di centrodestra ma allo stesso tempo sferza pure la sinistra e la invita a non fare “chiacchiere”.

Governo “sotto esame” per “le riforme necessarie che servono al “sistema Sicilia” ma dicevamo che lo spin-off di De Luca, da Scateno a Cateno e poi Scateno, non risparmia la sinistra. Ed eccolo il “No” deluchiano agli “slogan” del centrosinistra che ora ora picchia duro sull’onda della bufera cuffariana. Quello stesso centrosinistra che De Luca aveva sperato, ad un certo punto, di poter sedurre e convincere ad affidargli le chiavi della coalizione, per diventare lui il candidato alla presidenza della Regione e che, invece, per volere delle segreterie romane di Pd e M5S ha detto “No grazie” a De Luca già alle Europee 2024, rifiutando la proposta di caricarsi nelle proprie liste il fedelissimo cateniano Danilo Lo Giudice. Poi, come detto, è maturata la fase dell’avvicinamento al centrodestra.

In tutto questo c’è poi la matematica. E i numeri riassumono l’intera parabola della storia: De Luca arriva al secondo posto alle Regionali del 2022 con il 25% e mezzo milione di voti. Alle Europee del 2024 De Luca è sceso al 7.67%. Le Europee sono un’altra cosa, si potrà dire tutto ma i numeri quelli sono. La morale della favola è che De Luca, dopo le Regionali 2022, con quella clamorosa scalata solitaria, aveva ipotecato la futura presidenza della Regione e gli sarebbe bastato tenere quella posizione e stare fermo al suo posto per garantirsi nel 2027 la poltrona oggi occupata da Schifani. Invece negli ultimi due anni Cateno De Luca ha sbagliato tutto e ha vanificato quello che aveva costruito con le sue stesse mani in precedenza. Dopo le Europee ha scelto di tirarsi fuori dall’isolamento politico in cui si era cacciato e di aprirsi un varco, anche per garantire una maggiore “clemenza” del governo Schifani verso i territori del messinese ma quella stessa virata ha sbriciolato molti consensi per Sud chiama Nord.

Oggi si apre un altro capitolo. Avanti con lo spin-off, il ritorno alle origini, lì dove tutto è iniziato. Da Scateno a Cateno e poi di nuovo Scateno. Andata e ritorno. Zaino in spalla e pompa e diserbante alla mano, De Luca si rimette l’elmetto, gonfia il petto, si carica e torna ad arringare. Ricomincia la traversata nel deserto per risalire la china e riparte il refrain del sindaco di Sicilia. De Luca si rimetterà a girare la Sicilia in lungo e in largo per provare a riconquistare terreno nel voto di “pancia” dei siciliani.

E’ l’ora di un nuovo assalto a Palazzo d’Orleans. Peccato che nel frattempo sia spuntato sulla scena un nuovo protagonista che, fuori dai due poli principali, si è preso quel ruolo di riferimento politico antisistema agli occhi dei siciliani. Ed è Ismaele La Vardera, ex alleato di De Luca che strada facendo ha lasciato proprio ScN e che oggi con il suo movimento “Controcorrente” viene accreditato nei sondaggi di un consenso che veleggia verso il 10%. Un altro fattore da considerare verso l’agognata riconquista del consenso dei siciliani delusi, perché il vento del consenso popolare antisistema adesso soffia dalla parte dell’ex Iena.

Poco male. Da qui al 2027, la strada è lunga: bisognerà capire bene lo scenario e trovare lo spiraglio giusto per tornare protagonisti. C’è tutto il tempo anche per cambiare un paio di strategie. E allora…avanti con la liberazione dei siciliani. “Operazione decuffarizzazione”. Tutti ai posti di manovra. Scateno is back. Richiamate i mille per l’adunata a Fiumedinisi del governo di liberazione. Forza alla banda verso Palazzo d’Orleans.

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