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Ccpm Taormina e tagli all’ospedale, De Luca prende tempo tra “cinema” e “varietà”. Ma la sofferenza non è una partita politica

TAORMINA – Il governo regionale taglia 20 posti letto all’ospedale di Taormina nel nuovo piano ospedaliero, il Ccpm viene mantenuto in vita ma declassato ed il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, rompe il silenzio sul tema. Lo fa esattamente 13 giorni dopo le determinazioni palermitane ma non va oltre un commento laconico e interlocutorio in una sua diretta social.

Ricapitoliamo. Prima c’erano stati i “festeggiamenti” del 16 settembre scorso al Teatro Antico per il Ccpm poi era arrivata la “doccia gelata” della delibera di Giunta regionale del 24 settembre scorso che riduce i posti letto del “San Vincenzo” da 179 a 159 e che ha battezzato il Ccpm come “Centro Spoke”, con accorpamento “funzionale” al Papardo di Messina e in un quadro che prevede due reparti di Cardiochirurgia Pediatrica in Sicilia, con quello di Palermo come riferimento (“Centro Hub”).

Eccole le parole odierne del sindaco di Taormina: “…Sulla Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina non sto parlando. Voglio che si sfoghino tutti. Non vi preoccupate. Tra poco, stabilirò quando e il perché non sto parlando. Arriverà il momento, mi auguro in cui potremo parlare del Ccpm, di cosa c’è dietro, cosa si è ottenuto e cosa in 20 anni, al di delle chiacchiere del cinema e varietà, non si è fatto. Diamo tempo al tempo, per ora facciamoli sfogare”.

Decodificando il politichese di De Luca sul Ccpm, proferito con una prossemica di eduardiana memoria, in buona sostanza il sindaco di Taormina la butta sul terreno a lui congeniale della polemica ma non va oltre. Prende tempo. Non può fare altrimenti. Al di là del diversivo mediatico della consueta trincea rispetto a uno scenario d’accerchiamento che non esiste, sposta l’attenzione perché in realtà vuole provare a capire – e non lo può dire – se ci sono i margini per mettere mano ad un piano ospedaliero che non sorride alla sanità di Taormina, non destinataria di carezze ma di schiaffi. E allora De Luca, chissà, nella sua trasferta settimanale a Palermo esplorerà la situazione per capire come imbastire una mediazione su quel piano. Non è difficile immaginare che magari De Luca possa discutere la questione de visu con il presidente della Regione, Renato Schifani. De Luca sa che qualcosa bisogna cambiarla in quel piano e andrà in pressing sul governatore per fargli capire che da queste parti c’è un forte malcontento e lui non può perdere la faccia rispetto all’inadeguatezza delle decisioni attuali.

Le previsioni della delibera di Giunta del 24 settembre, d’altronde, sono in linea con quello che De Luca già sapeva e che si attendeva su Taormina oppure c’è stata qualche sforbiciata di cui non era a conoscenza? De Luca aveva messo in conto ed accettato quello che poi si è verificato o qualcosa e qualcuno è venuto meno rispetto agli accordi e alle relative previsioni tecniche per questo territorio? Delle due l’una, la terza via non c’è. La storia è questa. Da qui non si scappa.

Una cosa è già evidente, cristallizzata come Santa Chiara. Qualcuno ad oggi è convinto davvero che sul Ccpm sia stato fatto già abbastanza mantenendo in vita il reparto “fisicamente” a Taormina, al San Vincenzo e che bisogna gridare al miracolo perché rischiava di essere chiuso (cosa verissima, di per sè) nella sua interezza e trasferito come un “carretto siciliano” in altra sede. Ma è possibile accontentarsi? Può bastare la clemenza del salva vita se poi Taormina diventa “sede fisica” del “Papardo” (vedi Cardiochirurgia per adulti di Messina, etc), e se poi Palermo è il centro di riferimento, “Centro Hub”, mentre il Ccpm – che ha i numeri migliori – viene classificato come “Centro Spoke”? Su queste basi si può brindare con lo spumante e i tarallucci? Farsi la domanda e darsi una risposta. Noi risponderemmo no, ma sono punti di vista.

I 100 posti letto scippati al San Vincenzo sono stati tagliati prima che arrivasse De Luca a Taormina, nei 10-15 anni precedenti. E su questo non ci piove che la politica taorminese si sia fatta fregare e spogliare nel modo più ingiustificabile. Zero in pagella, giusto per capirci.

Lo smontaggio dell’ospedale di Taormina parte da lontano, non ieri mattina. Detto ciò, De Luca, che da sindaco-parlamentare pure avrebbe la forza politica per incidere nelle dinamiche palermitane, lo ha invertito quel trend precedente? Ad oggi no. Era lecito auspicare un’inversione di tendenza che sin qui non si è vista. Non ci sono state quelle barricate che la gente chiedeva. La sanità è un capitolo che poi riguarda tutti, non contempla le piccole guerre paesane e il noioso “fazionismo” di quartiere tra deluchiani e anti-deluchiani. L’obiettivo non può dividere ma anzi deve unire: Taormina ha un ospedale che ha enormi potenzialità ma va difeso con le unghie e con i denti e che non può diventare quel che sarà o forse è già: una sede periferica-distaccata delle strutture di Messina, Catania o Palermo.

Cristo si è fermato ad Eboli, De Luca s’è arenato sul lungomare di Giardini Naxos quando la sera del 24 giugno 2023 promise alla folla: “Siamo pronti ad aprire la partita dell’ospedale di Taormina. Non soltanto non si tocca la Cardiochirurgia Pediatrica ma ci dovete restituire tutto quello che ci avete rubato negli ultimi 10 anni. Non ci accontentiamo della Cardiochirurgia Pediatrica. Vogliamo tutto quello che ci avete depredato in 10 anni. Ecco come funzionano le vertenze. Questo è il rispetto che merita questo territorio”.

Ecco, quello era un De Luca anti-sistema che arrembava, ora la metamorfosi lo ha traghettato nel centrodestra, con altre posizioni e un approccio differente. Ha tolto la divisa dell’elefante nella cristalleria per iniziare i più quieti tatticismi con vista sul 2027. Al di delle sfumature da “cinema” e “varietà” – di cui il sindaco di Taormina parla ed è un “sommo maestro” in grado di elevarsi sino a toni cattedratici – i tagli al San Vincenzo e la prospettiva del Ccpm sono un argomento dove sinora è mancata una cosa: l’autorevolezza nella difesa del territorio. Ed è un paradosso non da poco.

Solitamente a De Luca basterebbe la mimica facciale e la postura per mettere l’interlocutore in condizione (politica) di subalternità, come d’altronde dimostrano Taormina e tutti i palazzi in cui ha amministrato. Un uomo solo al comando, gli altri a ruota in estasi coreografica. Al di là della provincia di Messina, sconfinando sotto il cielo palermitano di Palazzo d’Orleans, l’aria poi si fa diversa. Cambiano gli equilibri e i rapporti di forza. E prima ancora sale il livello degli interlocutori in scena. Il De Luca di un tempo (forse) avrebbe aperto l’arena e si sarebbe scatenato a prescindere, avrebbe fatto saltare per aria i tavoli (perlomeno lo avrebbe annunciato in una sua diretta) e soprattutto avrebbe messo pressione, sapendo che la strategia della confusione e il “casino organizzato” a volte possono sortire il risultato di scongiurare dei tagli e/o valutazioni sbagliate. Il De Luca di questa stagione dialoga, si muove con fare più “morbido” a Palazzo d’Orleans. Mette in conto che qualche risultato positivo si potrà ottenere ma – dopo il “dolce” – bisognerà anche accettare “l’amaro”, senza poterla buttare in caciara. Ed è quello che il governo regionale ha decretato per la sanità di Taormina in quel piano ospedaliero. Prima il “dolce” del Ccpm che sopravvive, poi “l’amaro” del piano deliberato. Niente di più, niente di meno.

Sull’ospedale di Taormina però l’ora è fuggita. La resa dei conti finale sul “San Vincenzo” è adesso. De Luca lasci perdere il solito jukebox politico di chi ce l’ha lungo e chi ce l’ha corto, l’eterno paragone tra gli auto-bravissimi di Sud chiama Nord e gli altri scarsi, il trofeo dei parcheggi e l’elisoccorso e spazzolate mediatiche varie sul tema. Qui c’è un problema che riguarda tutti e che sta a cuore ad ogni singolo cittadino di tutta la riviera ionica e dell’Alcantara.

“Cinema” ,”varietà” e “sfogatoio” li lasci perdere De Luca, come pure le sortite a spot di altre “parrocchie” politiche pro-Ccpm e anti-Cateno che lo avranno fatto incazzare. Almeno su questo, torto non ha il parlamentare di Fiumedinisi. Si sa che quando c’è di mezzo Taormina sono tutti difensori della causa tauromenita, pur di godere di un pò di ribalta, e anche qualcuno (più di uno) che sino a ieri mattina forse, in verità, era dell’idea che la Cardiochirurgia Pediatrica fosse meglio spostarla a Messina.

Ma non è il momento di perdersi in queste schermaglie né di trasformare il tema della sanità in un ring politico. Piuttosto, Cateno De Luca, lui che è sindaco, ci metta anche a Palermo quell’autorevolezza con cui si impone e domina la (sua) scena nel messinese ma che s’è perso per strada a Palermo. Al San Vincenzo c’è la sofferenza, il dolore, una cosa seria e gravosa. De Luca faccia il sindaco senza sfidare nessuno ma neppure se stesso. Si misuri con un fare più lucido e più incisivo sulla priorità collettiva della difesa di questa comunità. Non perda tempo nella rituale narrazione dell’uno contro tutti. Si limiti senza tarantelle mediatiche a fare quello per cui è stato eletto: salvaguardare la sanità di questo territorio e l’ospedale nella sua interezza. Rifletta e prenda spunto – lui e noi – dalla battaglia coraggiosa del comitato genitori del Ccpm. Il senso della storia è tutto lì. Questa non è la partita di Cateno De Luca e di nessun altro politico. E’ la partita della gente. E’ un crocevia di umanità che vale per tutti. E’ il bivio della vita per tanti pazienti, soprattutto per la speranza dei bambini.

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