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Bolognari: “In pochi mesi 5 nuovi libri su Taormina. Raccontano la fine di un mondo?”

TAORMINA – Il prof. Mario Bolognari, antropologo e docente universitario, scrittore e già tre volte sindaco di Taormina, lancia un interessante interrogativo sulla recente uscita di diversi libri che riguardano la Perla dello Ionio. Tutte opere di autori diversi, eppure forse legate da un unico filo conduttore, che per Bolognari potrebbe essere rappresentato dalla chiusura di un’epoca e la nuova era di una città che sembra allontanarsi sempre più dalla sua storia e dalla propria identità. “E’ la fine un mondo?”, si chiede il professore.

“In soli sei mesi – spiega Bolognari – sono stati pubblicati ben cinque libri che parlano di Taormina. A giugno 2025 Alfio Bonaccorso ha pubblicato con Perrone editore il lavoro dal titolo “A Taormina. Da Oscar Wilde a John Steinbeck”, di 184 pagine. A metà settembre anch’io ci ho messo del mio con “L’ultima profezia”, pp. 135, ambientato in un paese immaginario, Santa Maria della Rocca, dietro il quale si nasconde Taormina. Poi il 14 ottobre Catena Fiorello Galeano esce con “Vita e peccati di Maria Sentimento”, Rizzoli, pp. 384, tra tutti il più venduto finora e ambientato in una Taormina degli anni Cinquanta. Quindi, Marinella Fiume, a metà novembre, pubblica Storia d’amore e d’archeologia, Algra editore, pp. 172, che racconta l’amore tra l’archeologo Dinu Adamesteanu e Daphne Phelps, l’erede di Casa Cuseni a Taormina”.

“Vengo a sapere che a dicembre Carthago editore di Catania ha ultimato la traduzione italiana del romanzo di Robert Hichens, “Il richiamo del sangue”, pubblicato per la prima volta nel 1905 in lingua inglese e ambientato quasi interamente a Taormina, celata sotto il nome di Marechiaro. Il testo inglese conta 300 pagine”, prosegue il prof. Bolognari.

E qui arriva la riflessione dell’antropologo, destinata probabilmente ad aprire un dibattito: “Mi chiedo: come mai questa produzione così vasta e così concentrata in poco tempo? In qualche modo, tutti i cinque testi esprimono nostalgia per periodi storici del passato, tra loro non coincidenti, ma tutti riconducibili a un passato idealizzato. Del resto, Catena Fiorello aveva questa estate postato sui social un suo pensiero che molti hanno condiviso: la sensazione di estraneità nel girare per il centro storico di Taormina, stravolto da gente sconosciuta, da marchi stranieri, da non luoghi. Qualche giorno fa, con parole più semplici e immediate, un amico mi ha espresso la stessa sensazione”.

“Non sono sicuro di condividere questa nostalgia, ma certo i cinque libri mi suggeriscono che forse si sta cantando la fine di un mondo. Cantiamo un mondo perché esso è morto. Quel mondo fatto di vicoli, personaggi, debolezze, amicizia, felicità, desiderio, ammirazione del bello, vasi di basilico alle finestre, odori che accompagnano ciò che vediamo”.

“Se questo canto servisse a prendere coscienza della nostra condizione attuale, sarebbe benvenuto”, conclude Bolognari.

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