Giorgia Meloni vuole andare sino in fondo con la sua strategia del voto anticipato e la relativa previsione di un election day che comprenderebbe le elezioni Politiche, le Regionali e (forse) anche le Amministrative. Lo scenario trova ulteriori conferme ma stavolta, addirittura, nei palazzi che contano della politica nazionale non viene esclusa persino la possibilità che si vada ben oltre la prospettiva già cristallizzata del ritorno alle urne che verrebbe calendarizzato nella primavera del 2027. Spunta l’ipotesi del voto già nel 2026, a giugno, dopo il referendum sulla giustizia, che dovrebbe tenersi il 22 marzo.
“L’eventualità è di anticipare il ritorno al voto – come riporta anche questa mattina La Stampa -. Non di qualche mese rispetto alla scadenza naturale, ovvero nella primavera del 2027, ma addirittura un anno prima. Non è la prima volta che l’ardita fantasia eccita gli animal spirits attorno a Giorgia Meloni. Accadde anche dopo il successo delle Europee. «Passiamo all’incasso» pensò qualcuno. Poi la tranquilla navigazione sconsigliò le avventure. Ora, col referendum sulla giustizia, ci risiamo con la suggestione. Una vittoria del sì verrebbe, inevitabilmente (e giustamente), vissuta come un trionfo del governo. Di qui l’idea di battere il ferro finché è caldo, andando alle urne sulla scia del plebiscito. Questo spiega anche la fretta sulla data della consultazione, che pare sarà fissata al prossimo Consiglio dei ministri. Prima si celebra, prima si archivia la pratica evitando i rischi di una campagna lunga, prima Giorgia Meloni può valutare, a bocce ferme, la via più conveniente: se scavallare l’anno oppure se, a quel punto, anticipare, magari dopo aver modificato, in pochi mesi, la legge elettorale come ultimo atto. Come noto, i parlamenti non sopravvivono mai all’approvazione di nuove leggi elettorali. Sarebbe un contropiede micidiale per le opposizioni che, con ogni evidenza, non sono pronte e non si siederanno attorno a un tavolo prima di settembre per discutere di programmi e leadership”.
“La regia di questo secondo copione viene attribuita al solito Giovambattista Fazzolari, il grande tessitore di trame perigliose. Dalla sua, c’è un elemento che quantomeno consente di immaginare lo scenario: l’attuale Parlamento è l’unico, da un po’ di lustri a questa parte, in cui la sola alternativa al governo sono le urne. Non ci sono cioè né numericamente né politicamente altri governi possibili se Giorgia Meloni si dimette e dice, con intransigenza: «Voto». Lo stesso Mattarella potrebbe esprimere perplessità, ma non gli resterebbe che prendere atto. Andrebbe però spiegato – e non è un dettaglio – il perché e per come si vuole interrompere la legislatura, proprio in questa condizione di stabilità, peraltro molto ostentata. E senza incidenti dentro la maggioranza. Ma, volendo, la mossa non è impossibile”.
Sarebbero tre i fattori che spingerebbero verso un’accelerazione totale dello scenario. Il primo è Donald Trump, il presidente americano “destabilizzatore” del quadro internazionale che si è lanciato in una conquista imperialista iniziata dal Venezuela e che ora punta alla Groenlandia.
Poi c’è il Pnrr, che ad agosto finirà e allora si rischierà una fase di recessione e le opposizioni la cavalcherebbero in ogni modo.
Il terzo è in casa, perché c’è da anticipare le mosse dei Berlusconi che puntano al ribaltone in FI e vogliono mettere in discussione la leadership di Giorgio Meloni. Il voto anticipato complicherebbe i piani di Marina e Pier Silvio.
Già dall’avvento dell’anno nuovo, tra strette di mano brindisi e panettoni – conferma pure Huffington Post – gira nei palazzi della Repubblica una voce un pò sorprendente. Certi collaboratori fidatissimi di Giorgia Meloni, e in ciò consiste la chiacchiera, starebbero accarezzando l’idea di elezioni politiche anticipate. Anticipate non di qualche mese ma addirittura di un anno rispetto alla scadenza naturale che cade nel settembre 2027″.
Primavera 2027 o primavera 2026 è il dilemma in casa Meloni. Con la doppia certezza che in ogni caso si voterà prima di settembre del 2027 per le Politiche. E che si tratterà di un election day.
Le prossime settimane saranno già decisive per tracciare la rotta. Se Meloni decide di forzare la mano e anticipare la chiamata ai seggi, a quel punto partirà l’effetto domino che coinvolgerà tutto e tutti e non risparmierà nessuno. Profumo di urne con election day ed è un risiko che partirà da Roma e varcherà lo Stretto, senza Ponte ma in direzione Palermo e poi Messina, sino a Taormina. Ma questo anche Cateno De Luca – che vuole giocarsi il tutto per tutto per le Regionali (e conosce bene le regole se vorrà candidarsi alla presidenza) – lo sa già da tempo. Non a caso è partito alla sua maniera in anticipo siderale, con la sua dichiarazione (politica) d’amore alla Sicilia e ai siciliani.


