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Basta slogan e attenuanti, il femminicidio va stroncato con il coraggio della tolleranza zero

Il barbaro delitto di Sara Campanella, studentessa di Messina sgozzata a 22 anni, ripropone in primo piano la piaga del femminicidio e segna un’altra tappa ineludibile verso una riflessione morale e umana alla quale non ci si può più sottrarre.

Siamo di fronte ad un fenomeno che avanza senza tregua e che non ha più limiti. La violenza esonda e colpisce nel modo più spietato e ripugnante. In Italia si parla tanto della questione del femminicidio ma poi per contrastarlo sin qui cosa è stato fatto? Poco, anzi nulla di realmente incisivo per stroncare una volta per tutte tale fenomeno. Dal Codice Rosso alle successive misure adottate, nei fatti nulla è cambiato. Ogni giorno, da Nord a Sud, ci sono donne che vengono aggredite, maltrattate, abusate, picchiate, stuprate, fatte oggetto di stalker e comportamenti mirati ad incutere paura e terrore nella vittima di turno. E in molti casi si arriva all’omicidio. Non è normale che sia normale. Non basta dire basta. L’indignazione popolare del momento si attenua inesorabilmente davanti al “braccino” di un Paese che piange le sue vittime ma non trova il coraggio di far sì che questa catena dell’orrore venga spezzata.

Il tempo degli slogan nella lotta al femminicidio è finito. Se davvero si vuole affrontare seriamente questa emergenza, perché tale è diventata, c’è una sola cosa da fare: la tolleranza zero e l’intransigenza massima. Trovare la determinazione e la risolutezza di cambiare approccio al problema. Altre vie non esistono. Non si può definire civile un Paese che prima si indigna per l’omicidio di una donna e poi consente che l’aggressore di turno venga rimesso in libertà o lo beneficia persino di qualche perizia psichiatrica che lo dichiara “incapace di intendere e volere” e quindi “non imputabile“, con il gentile omaggio di qualche anno in un istituto di cura.

L’omicidio è omicidio e non si presta ad interpretazioni sulla lucidità che l’assassino aveva nel compiere il delitto. Le responsabilità bisogna assumersele tutti, tutte. Senza scorciatoie, senza attenuanti e cavilli di alcun genere.

Chi toglie la vita ad un’altra persona non ha il diritto di farlo, non è concesso a nessuno, se dobbiamo considerarsi uomini e non bestie. Non può esistere giustificazione da dibattere per approdare a misure alternative che alleviano la pena e che soprattutto mortificano il dolore della vittima e dei familiari.

Bisogna avere il senso pieno dell’accaduto e di quel che continua a succedere. La svolta deve passare, intanto, da una rivoluzione culturale. Partire dalla sensibilizzazione nelle scuole verso le nuove generazioni per arrivare alla certezza dell’ergastolo per i colpevoli. Non si vince questa battaglia se non la si affronta con una maggiore consapevolezza sociale, collettiva, del dovere di educare tutti al rispetto assoluto della donne e della loro inviolabile libertà. Le donne non appartengono a nessuno, solo a se stesse. Presupposto sacro, ineludibile e indiscutibile.

La giustizia è amministrata dagli uomini e gli uomini possono sbagliare. Nel dubbio occorrerà sempre accertare, ma nei casi di certezza conclamata della colpevolezza non possono esserci attenuanti o giustificazioni, né alcun margine di interpretazione del livello di gravità della colpa e della pena che ne deve conseguire. La giustizia deve fare la giustizia. E prima ancora la politica, che governa e legifera, deve fare la sua parte, senza più limitarsi alle solite dichiarazioni d’indignazione del momento, che non salvano altre vittime e semmai le condannano a morte.

Quanto vale una vita umana? E’ arrivato il momento di chiederselo e darsi una risposta onesta e seria. Per rispetto di tutte le donne aggredite e uccise. E’ il tempo di passarsi una mano sulla coscienza e fare una scelta morale di campo, semplice e netta, senza più ipocriti infingimenti all’italiana: occorre stabilire se l’orrore del femminicidio lo si vuole combattere soltanto con gli slogan e leggi morbide oppure se la volontà reale è quella di fermare davvero questa mattanza con il coraggio della tolleranza zero. La nostra posizione è che si ha il dovere, senza se e senza ma, di ribaltare il copione ed impedire che altre vittime innocenti debbano pagare con la vita il delirio di possesso di chi considera una donna un “oggetto” e si permette di scatenare la furia ignobile dei più bassi istinti umani. Non basta (più) dire basta.

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