TAORMINA – La campagna elettorale a Taormina prosegue a ritmi sempre più serrati. Ci si affretta a preparare le liste e ad ipotizzare le posizioni: non soltanto le candidature a sindaco ma anche gli assessorati e le presidenze da distribuire, come se la città fosse un mercato rionale ed il Palazzo dei Giurati un chiosco di bibite.
E i sogni di costruire una Taormina migliore? Chi se ne frega. E l’idea sul perché mettersi insieme? Chi se ne importa, qui la regola sovrana che traccia il perimetro delle alleanze rimane quella del “tu quanti voti hai”, altrimenti arrivederci e grazie e ci rivediamo tra 5 anni. E la visione della città per i prossimi anni? Boh, qualche fesseria in libertà la si troverà e la sentiremo (come sempre) quando verrà il tempo dei comizi, la vera priorità ora è quella del fare una somma algebrica di numeri per vincere e per presidiare le poltrone. Nella Via Crucis della politica tauromenitana, si bada al sodo e poco importa che poi gli assessorati o le presidenze vadano a qualche persona davvero capace e che ha voglia di fare per la città o – politicamente parlando – a qualche ameba che serve a poco o nulla per la collettività. E’ il solito refrain, una storia che si ripete invariata senza troppa voglia di cambiare e far invertire la rotta al territorio.
Taormina sarà pure al dissesto finanziario ma la corsa alle elezioni non sembra risentirne. Prevale una quasi lucida incoscienza del non rendersi nemmeno conto che in questo Comune è in carica una Commissione liquidatoria e rimarrà qui per almeno altri 2 anni, o forse anche 3.
Addirittura – con un certo difetto di stile – non si è dato neppure il tempo al sindaco in carica di decidere se ricandidarsi o fare un passo indietro. Magari non vorrà neanche ricandidarsi ma nel perimetro della sua stessa maggioranza si è già impressa una brusca accelerazione, voltando pagina come se gli attori fossero dentro un episodio di Minecraft.
Nella centrifuga taorminese c’è una una gran fretta di apparecchiare con largo anticipo la tavola per il futuro gran ballo delle urne. Ci si culla sulla riflessione che “tanto il commissariamento per il dissesto riguarda i debiti pregressi e per il resto si va avanti”. Il che, intendiamoci, è vero, verissimo: peccato, però che ci sia un altro dato di fatto da considerare, e cioè che almeno sino al 2024 bisognerà usare parsimonia, la Corte dei Conti suggerisce che non si può spendere e spandere, i rubinetti del Comune devono rimanere chiusi se non per le cose davvero essenziali. Qualcuno si regola di conseguenza, qualcun altro il motivetto non l’ha ancora compreso e forza la mano ma nella terra dell‘”io ho 300 voti e me ne fotto”, i cittadini poi non sono cretini, si informano e se c’è aria di “Markette Gospel” se ne accorgono. E soprattutto dopo due anni di pandemia la gente cerca ormai risposte vere, ha le palle gonfie delle solite arlecchinate paesane che vanno in scena da 20-30 anni a questa parte.
Ci si sofferma, insomma, sempre sul risiko dei candidati a sindaco, ma stavolta un’occhiata la si dovrà dare a largo raggio pure alle liste e al contorno del “materiale umano” che si presenterà alla sfida, per il Consiglio comunale (e di riflesso avrà, in caso di successo, gli incarichi di governo). C’è bisogno di creare una nuova generazione di cittadini che – affiancati da quelli che hanno esperienza (e che meritano rispetto e considerazione) – abbiano voglia di tracciare una rotta migliore per l’avvenire di Taormina. Servono persone che vogliano fare politica per lasciare un buon segno nella propria città e nell’interesse di tutti e non di pochi, mettersi a disposizione del territorio, rimboccandosi le mano senza spocchia. Fare qualcosa di buono, non trastullarsi alla Gasperino per coltivare il proprio orticello.
A Taormina c’è troppa gente che in questi anni ha fatto poco o nulla per la città. C’è chi ha studiato e si è sacrificato, si è conquistato spazi facendo gavetta e chi invece è andato avanti per l’inerzia di posizioni di rendita. Qualcuno ha dimostrato semplicemente una cosa che non è reato ma è la dura legge della vita: di non avere caratura politica e probabilmente senza la politica stessa farebbe una gran fatica a reggere pure il peso e la pressione di altri impegni e senza il paracadute sarebbe già finita a fare altro, magari le selezioni per i bagnini. Con rispetto, ovviamente, per i veri bagnini, che lavorano sul serio, spesso sotto il sole a picco e che non passano le giornate a pettinare le bambole con la barca all’asciutto.


