Gli orrori dell’assedio di Mariupol Yegor Kravtsov li porta incisi sul corpo: a soli 8 anni è stato testimone del capitolo più sanguinoso di questa guerra scoppiata nel cuore d’Europa.
Oggi, con la sua famiglia è riuscito a fuggire a Zhaporizhia: di quei giorni rimangono i pensieri raccolti in un diario, dove con un’innocenza disarmante racconta cosa significhi vivere vivere tra piogge d’artiglieria e schegge di granate.
“Ho una ferita sulla schiena, la pelle è strappata” c’è scritto tra le prime pagine. “Mia sorella ha la testa rotta. E mia madre si è strappata i muscoli della mano e ha un buco nella gamba”.
Yegor mostra le sue ferite e quelle dei suoi familiari con l’orgoglio di un bambino che ha superato prove di coraggio che per gli adulti, a poche centinaia di chilometri, restano inconcepibili.
Tra disegni e annotazioni scritte a penna, il suo diario racconta i fatti di quei giorni con un candore quasi avvilente: c’è la vita che scorre tra le bombe, il quartiere che comincia ad essere colpito, vicini e conoscenti che iniziano a morire, uno dopo l’altro.
Fonte: Euronews


