Il Consiglio comunale di Firenze ha esteso il divieto di aprire nuovi affitti brevi turistici ad una larga parte del territorio cittadino, stavolta anche fuori dal centro storico. In precedenza, la restrizione riguardava solamente il centro e la zona protetta dall’Unesco, coprendo un’area di circa 5 chilometri quadrati. Con questa nuova misura, la superficie sottoposta al blocco è triplicata, con un’estensione complessiva che raggiunge i 16 chilometri quadrati. Si tratta di un intervento senza precedenti per estensione a livello nazionale. Di fatto, l’estensione del blocco è stata triplicata, arrivando a Firenze a poco più di 100mila abitazioni.
Il nuovo regolamento va a bloccare l’utilizzo turistico di migliaia di appartamenti. Questa norma infatti estende il divieto di nuove aperture di soluzioni per affitti turistici brevi, già presente nel centro storico di Firenze e nell’area Unesco anche ad un’ampia area ulteriore nel resto della città.
La decisione dell’esecutivo di Firenze assume anche una forte valenza politica. Il provvedimento arriva infatti subito dopo che il Tar ha bocciato i ricorsi presentati contro le prime limitazioni comunali. L’amministrazione giustifica la stretta parlando di un mercato ormai saturo. Questa tesi è supportata anche dallo studio “AirMap” del Politecnico di Torino, intitolato “Airbnb nelle città italiane: i dati, la regolazione e le sfide”.
La ricerca evidenzia come il fenomeno sia ormai al limite in Italia, citando i casi emblematici di Roma, con oltre 47 mila alloggi, e di Firenze, dove le 17.559 strutture attive coprono già circa il 56% dell’intera offerta ricettiva locale.
La svolta fiorentina rischia ora di innescare un vero e proprio effetto domino su scala nazionale e bisognerà capire se altri Comuni decideranno o no di seguire lo stesso percorso. Potrebbe aprirsi la strada verso scenari inediti per la gestione dei flussi turistici in Italia. Altre città d’arte e borghi storici potrebbero guardare a questo provvedimento che viene considerato un precedente normativo da inquadrare nell’ottica delle misure per arginare lo svuotamento dei centri abitati.
La questione interessa le realtà simbolo del turismo d’élite e tra queste anche Taormina. Nei territori ad alta densità ricettiva – e la Perla dello Ionio rientra in tal quadro – il dibattito è ormai aperto da tempo e divide tra opposte visioni di gestione e di sviluppo del territorio. Nel caso specifico di Taormina sino a questo momento la tendenza è quella di una posizione sostanzialmente conservativa e almeno nell’immediato, al netto delle varie discussioni, non si prevedono novità particolarmente significative o restrizioni sul “modello Firenze”. Poi si vedrà, ma certamente la vicenda viene seguita con attenzione, e non senza qualche apprensione, anche e soprattutto dagli addetti ai lavori, oltre che dalla clientela. Nel frattempo è chiaro ed evidente che il centro si svuota di residenti e avanza il trend dell’affitto turistico.
La scelta per i prossimi anni sarà un bivio tra l’opportunità di continuare a percorrere il “liberi tutti” attuale, lasciando che sia il mercato a regolarsi da solo e guidare le danze, oppure seguire l’eventualità di immaginare paletti ed applicare restrizioni sul modello Firenze per cercare di preservare il tessuto sociale locale. Anche se la sensazione è che, a tal proposito, possa essere già tardi.


