Modena e l’Italia sotto choc per la follia di un 31enne che alle ore 16.30 di sabato 16 maggio si è lanciato a 100 km orari nel centro della città emiliana contro la gente e ha travolto diverse persone, seminando poi il panico tra la folla con feriti gravissimi. Il bilancio è di 8 feriti, di cui 3 gravissimi. Ma gravissimo in ogni caso è questo episodio che non può trovare nessuna giustificazione e questo va detto e sottolineato in premessa.
L’aggressore non si è limitato a falciare i pedoni ma ha anche accoltellato un cittadino che lo ha rincorso per fermarlo. L’autore di questo vile gesto non merita nemmeno troppe righe, al contrario di Luca Signorelli, il cittadino eroe che ha disarmato l’attentatore di Modena a mani nude.
“Ho tentato di soccorrere la signora con le gambe amputate, (l’investitore, ndr) scappava. Quindi l’ho inseguito. Era sparito dietro una pila di macchine e poi è risaltato fuori con un coltello in mano. Mi sono arrivati due fendenti, uno al cuore e l’altro alla testa. È partita una colluttazione. Un fendente sono riuscito a evitarlo, l’altro l’ho preso. Poi gli ho bloccato il polso. Alla fine l’ho neutralizzato”. In queste parole di Signorelli c’è tutto. Il dramma vissuto a Modena, la violenza che si è scatenata senza alcun motivo e il coraggio di un uomo che ha affrontato l’attentatore e ha rischiato la sua stessa vita per salvare quella degli altri.
A Signorelli va molto di più di un plauso: il rispetto e l’ammirazione di tutti quelli che credono nel senso civico e nella solidarietà (quella vera) verso il prossimo. Farebbe bene il Capo dello Stato a premiarlo e rendergli ogni onore come si fa in questi casi.
Ci sarà da indagare su questa inquietante vicenda. Ma questo non spetta a noi, che prendiamo invece atto del dramma dei feriti, a partire da chi lotta per sopravvivere e dalle due persone che, intanto, hanno perso le gambe, amputate a seguito di questo scontro.
Il resto è l’ennesimo teatrino indecoroso, non il primo e non l’ultimo, che è andato in scena già sabato sera in tv con i politici a duellare pure sulla pelle delle vittime di un attentato, alcuni pseudo-giornalisti che fanno rivoltare Montanelli nella tomba e i paradossi imbarazzanti di altri cosiddetti “commentatori” che si prodigano in ragionamenti pietosi. Ovviamente è partito l’immancabile dibattito sull’integrazione o non integrazione e la “caciara” tra sinistra e destra. Ma si è andati pure oltre. E’ stato sottolineato, in particolare, che l’attentatore in passato è stato sottoposto a cure psichiatriche.
“E adesso questo 31enne dove verrà messo?”. Insomma si pone non la questione del come si possa essere verificato un fatto di tale gravità e non si mette al centro dell’attenzione la tragedia in se stessa, ma il punto di cui preoccuparsi sarebbe un altro. E sapete quale? Che l’attentatore di Modena o chi commette crimini di questa gravità non può andare in carcere e che non ci sono strutture psichiatriche perché i manicomi sono stati chiusi. Insomma, anziché trovarsi tutti d’accordo sul fatto che un crimine talmente efferato non può avere nessuna giustificazione, bisognerebbe porsi il problema che l’attentatore non sarebbe nelle condizioni di andare – a detta di alcuni “esperti” – dietro le sbarre?
Perizia psichiatrica e sfogliare la margherita del codice penale: imputabile o non imputabile: questo è il dilemma. Ci rendiamo conto? Eccola, l’Italia che si arrocca nelle sabbie mobili della coscienza e rifugge dalla cruda realtà, per andare alla costante ricerca di attenuanti, tra moralismi di comodo e finto perbenismo di parte, sciacallaggi veri o presunti e contro-sciacallaggi ancor peggiori.
Quando si commette un reato del genere, si deve pagare. Non ci può essere spazio per interpretazioni o scorciatoie. Non ci può essere remissione di peccato né alcuna indulgenza. Il terrore e la violenza vanno condannati senza se e senza ma. Così almeno dovrebbero andare le cose in uno Stato normale. Anche se poi lo sappiamo – o perlomeno temiamo – che poiché siamo in Italia, anche stavolta non ci sarà una giustizia esemplare. Di certo nessuno ridarà l’uso delle gambe a chi le ha perse, come nessuno potrà togliere dagli occhi e dalla mente il ricordo terribile di quei momenti alle persone falciate dall’auto.
Tutto il resto, però, è Luca Signorelli. L’esempio di Signorelli non deve passare in secondo piano. Quell’uomo, nella disgrazia della circostanza, ha dato una lezione e ha oscurato la miseria del racconto mediatico. Ha fatto vedere che quaggiù tra i comuni mortali c’è ancora speranza per i coraggiosi che hanno voglia di sottrarre l’umanità alla disumanità, e che hanno la caratura morale per non piegarsi all’imbarbarimento collettivo. Dieci, cento, mille Signorelli.


