La “tentazione” di Giorgia Meloni è quella di portare l’Italia al voto nel 2026. Il prossimo sarà anche l’anno del referendum sulla riforma della giustizia, possibile “trappola” per il governo che però la leader di Fratelli d’Italia è convinta di poter scansare.
In ogni caso lo scenario di un election day, comprensivo delle Regionali, è sul tavolo della Meloni, che sta valutando questa opportunità. La scadenza naturale della legislatura è fissata al settembre 2027 ma si potrebbe andare alle urne esattamente 12 mesi prima. Meloni fa leva sui sondaggi che al momento danno il suo partito al 30% e che la coalizione reggerebbe, insomma, la partita dei numeri nei confronti del centrosinistra. Si sa che poi in politica il vento può sempre cambiare dall’oggi al domani e allora è meglio votare quando si è in alto nei sondaggi che in un momento di difficoltà.
Sono tre i motivi che spingono Meloni verso il voto anticipato. Il primo è proprio il predetto fattore della percezione attuale di consenso verso il governo e di fiducia verso il premier, che rimangono alti. Il secondo elemento di riflessione è il momento di difficoltà della Lega, che perde consensi e sembra destinata a sgonfiarsi ancora di più. Da un lato una parte di quei consensi tenterà di recuperarli Meloni e magari travasarli verso il suo partito, dall’altro è motivo di preoccupazione perché una Lega in caduta libera rischia di far perdere forza anche alla coalizione di centrodestra. E poi c’è il terzo e principale motivo: Meloni non vuole dare tempo al centrosinistra di organizzarsi. Ha capito che alla fine la candidata non sarà Elly Schlein e neanche Giuseppe Conte, ritenuti avversari più abbordabili, ma la più insidiosa new entry Silvia Salis. E allora Meloni vuole scompaginare i piani del campo largo (in primis di Matteo Renzi) e complicare il percorso che dovrebbe portare i partiti di quell’area a federarsi sul nome della sindaca di Genova.


