Bernard Arnault allontana il vento della crisi per il lusso. Il patron di LVMH si dice anzi convinto che il segmento luxury sia destinato all'”immortalità”. Per il re del lusso, questo settore, al di là delle turbolenze del momento, “non tramonterà mai”.
Lvmh ha registrato nel primo semestre del 2025 un calo dell’utile operativo ricorrente del 15% e del 4% nelle vendite ma Arnault non si dice per niente preoccupato.
Lvmh si sta attrezzando, tra l’altro, per non soffrire le conseguenze dei dazi imposti da Donal Trump all’Europa e, non a caso, si è mossa per intensificare la sua attività produttiva negli Stati Uniti e la presenza in terra americana sarà caratterizzata, in particolare, da una nuova fabbrica in Texas entro il 2027. Il colosso del lusso investirà ancora per rafforzare la sua leadership globale e in Europa, in particolare, l’Italia rimane un’area strategica per LVMH, come dimostrano gli investimenti a Taormina.
“Sono molto ottimista sul medio periodo – spiega Arnault – anche se nell’immediato futuro dovremo affrontare alcune turbolenze correlate alle difficoltà congiunturali dell’economia mondiale. In passato abbiamo vissuto situazioni di questo tipo più volte e anche in questo caso le turbolenze non dovrebbero durare più del solito, ossia un anno e mezzo o due. Forse, l’anno prossimo le cose andranno meglio. A questa congiuntura si sommano difficoltà geopolitiche e il calo dei flussi turistici in Europa e negli Stati Uniti. Questa flessione colpisce tutti i settori, non soltanto quello del lusso. Da periodi come quelli che si prospettano siamo sempre usciti rafforzati, perché ne approfittiamo per consolidare le nostre capacità creative, i nostri mezzi di produzione, nonostante il leggero calo dell’attività. Quando parlo al mio staff, non è il fatturato che ho in mente, bensì la qualità, l’immagine e la desiderabilità dei nostri marchi. A noi interessa perseguire sempre lo stesso obiettivo di lungo periodo: proporre ai nostri clienti prodotti sempre più desiderabili”.


