Le forze armate russe cominciano a lasciare Chernobyl ma dopo un mese di guerra arriva il primo salatissimo conto alla follia di Vladimir Putin ed è quello dei soldati contaminati dalle radiazioni, rimasti per troppi giorni esposti senza tute di protezione e ora finiti nel tunnel della malattia.
Un soldato della Russia è morto per le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, è l’agghiacciante comunicazione data sul proprio canale tv dall’azienda ucraina Energoatom, che si occupa della gestione delle centrali nucleari. Sulla base dei dati pubblicati dal Servizio medico militare della Federazione russa è stata accertata la prima morte di un soldato causata dalle radiazioni ricevute a Chernobyl.
Altri 26 soldati sarebbero stati ricoverati e 73 sarebbero stati trasferiti. Dopo il ritiro dei russi, la centrale nucleare di Chernobyl ha ritrovato una situazione di normalità: le apparecchiature tecnologiche e tutti i sistemi di monitoraggio funzionano normalmente. Ma viene anche fatto notare che i russi, nel corso della loro ritirata dalla zona della centrale, avrebbero portato via cinque dei 15 container con attrezzature di riparazione e pezzi di ricambio necessari per gli impianti di Chernobyl.
“C’è qualcosa, in questa tragedia che va avanti ormai da oltre un mese, per me di incomprensibile”, come riportato in un approfondimento da “Il Fatto Quotidiano”, con le eloquenti parole di Emilio Santoro, fisico nucleare, ex-direttore responsabile del reattore di ricerca TRIGA RC-1 del Centro Enea Casaccia, che ha fatto così il punto su un’eventuale sindrome da radiazione dei soldati russi nei pressi di Chernobyl. “Nel 1986 a Chernobyl – ha detto Santoro – si è registrato il più grave incidente dell’era nucleare. Dopo l’evento, un esercito di persone è stato impegnato a ripulire l’area, anche ‘grattando’ via, per quanto possibile, una parte superficiale di terreno circostante dove maggiormente si era concentrata la deposizione al suolo dei radionuclidi contenuti nella nube. Tutte le azioni intraprese con l’obiettivo di mitigare gli effetti dell’incidente non hanno potuto comunque impedire che, all’interno di un vasto territorio, si delimitasse un’area, detta Zona di Esclusione, con livelli di radiazione tali da suggerire l’allontanamento di qualsiasi insediamento umano. Questa superficie comprende anche un bosco di pini chiamato Foresta Rossa, per via della colorazione assunta dalle cime degli alberi in seguito agli effetti della contaminazione. E ora la linea di comando dell’armata russa avrebbe imposto ai propri soldati di sostare proprio nella Zona di Esclusione e di scavare addirittura trincee? Se fosse confermato, sarebbe allucinante!”.
“Nella Zona di Esclusione – ha chiarito Santoro – il rateo di dose mediamente si aggira intorno a 1 mSv (milliSievert) all’ora (dati ricavati dalla mappa effettuata tramite droni del National Centre for Nuclear Robotics, UK, 2019). Per confronto, nel nostro paese, a causa della radiazione naturale, l’assorbimento da parte della popolazione in un anno è pari a poco più di 1 mSv. Non è la stessa cosa, anche se i numeri sono identici: nel primo caso si tratta di un rateo di dose, cioè un assorbimento di radiazione nell’intervallo di un’ora; nel secondo caso, invece, il valore del rateo di dose è integrato in un anno”.


