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“Europa unita” a Taormina: flop tra passerelle e selfie mentre le famiglie del Ccpm piangevano in tenda

Le celebrazioni dei 70 anni della Conferenza di Messina-Taormina va in archivio come un sostanziale flop. Poteva e doveva essere un appuntamento di rilievo ed era giusto che fosse così. E invece l’appuntamento si chiude come l’ennesimo evento salottiero e autoreferenziale di cui pochi si ricorderanno da queste parti.

Nonostante l’autorevole presenza del Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e di una delegazione di rappresentanti di Paesi esteri in visita a Taormina, ed anche l’importante presenza del presidente della Regione, Renato Schifani, la città praticamente non si è neanche accorta di questo particolare momento. Peccato. Si poteva fare molto meglio.

E d’altronde il sogno di un’Europa coesa stride con la realtà odierna di una Unione Europea lontana parente di quella che a suo tempo era nata da queste parti con ben altro spirito e orgoglio rispetto a quella odierna, divisa e debole, che si fa portare a spasso dagli altri. La guerra in Ucraina va avanti dal 24 febbraio 2022 e l’Europa non sa che fare, soffia impotente sulla speranza di una pace lontana e non sa come fermare un conflitto in cui la Russia e Vladimir Putin continuano a spargere sangue e distruzione senza avere fretta di mettere fine al massacro. Colpa in primis di Stati come Germania e Francia che si illudono di voler ancora comandare l’UE (o quel che ne resta) e si preoccupano di non dare troppo spazio all’Italia, mentre i loro governi non hanno neppure consenso interno ai rispettivi Paesi. Senza dimenticare l’inesistenza e inconsistenza che sta mostrando l’Europa anche sullo scontro in atto tra Israele e Iran, dove non si intravede all’orizzonte una prospettiva di pace immediata.

In tutto questo cosa rimane delle celebrazioni della Conferenza di Messina-Taormina? I selfie felici di organizzatori e partecipanti, un bel pienone di retorica ovviamente andata in scena nella conferenza a Palazzo Zanca a Messina e poi a Taormina. Nella Perla dello Ionio tutto come da cerimoniale ma soprattutto come da copione (politico). Cateno De Luca, nel triplo ruolo di sindaco di Taormina, regista dell’Amministrazione di Messina e leader di partito, si è dato da fare per prendersi la scena e ha chiamato i suoi fedelissimi all’adunata per cercare di capitalizzare la presenza di Schifani e Tajani.

L’obiettivo di De Luca era quello di far vedere, una volta di più, il feeling e l’asse di questa fase con il presidente Schifani, ma anche il tentativo di rianimare l’immagine di Sud chiama Nord, che dal 24% del 2022 (Regionali-Politiche) è crollato al 7% del 2024 (Europee) e che ora tratta ad oltranza per cercare spazi futuri nel centrodestra perché in gioco c’è la sopravvivenza del movimento, con annessi equilibri da trovare e delineare tra Messina, Palermo e Roma.

Così, in sordina, vanno in archivio i vari momenti che hanno caratterizzato queste celebrazioni, da quelli conviviali-istituzionali al palazzo municipale e poi infine la foto di rito, con De Luca e il suo fedelissimo Basile ai fianchi di Tajani. Cioè accanto al Ministro degli Esteri, perché qui – alla due giorni sull’Europa – Tajani – che è sempre attento alle dinamiche politiche e istituzionali – era in questa veste di Ministro e non come segretario nazionale di Forza Italia. Dettagli, sfumature ma che poi contano. Anche perché nella foto in piazza IX Aprile, accanto ai delegati degli Stati esteri, ad esempio non ci poteva essere posto per i colonnelli deluchiani (unico ad averne titolo, forse, sarebbe stato il sindaco ombra di Taormina, Massimo Brocato), che in nome dell’Europa unita erano stati mobilitati a presidiare l’evento, ingiaccati di tutto punto con uno stile a metà tra un Man in Black in salsa siciliana ed il raduno dei convocati per la Nazionale a Coverciano.

E allora più Europa per tutti, più centrodestra per Sud chiama Nord e più passerelle per gli organizzatori delle celebrazioni. Ma la Conferenza di Messina-Taormina di 70 anni fa era un’altra storia. Il resto ha solo l’aura sbiadita dei grandi eventi.

La certezza rinfrancante è che poi i soliti riti annuali salottieri a cui è sottoposta Taormina sono sempre passati e voleranno via pure stavolta. Meglio concentrarsi sulle cose che contano davvero. Non occorre ricordare ai naviganti il paradosso più impietoso e che, mentre al municipio si conversava e si sorrideva e poi in piazza IX Aprile si scattava il cis gaudente della foto ricordo, le famiglie della Cardiochirurgia Pediatrica piangevano e si disperavano sotto il sole cocente e la pioggia battente in una tenda davanti all’ospedale, soli ad attendere di conoscere il destino dei loro bambini.

Forse sarebbe stata cosa buona e giusta dedicare 5 minuti di questa due giorni ad una rassicurazione e un segno di vicinanza a quelle famiglie, tenute lontane dai riflettori, ignorate dalla politica nei loro primi 4 giorni di protesta e lasciate lì, ad aspettare che poi, con comodo, ci fosse tempo e modo per pensare a loro. Una soluzione c’è, care famiglie, nel frattempo protestate, anzi andate a casa. Che state a fare in tenda?

tenda del Ccpm
la tenda delle famiglie del Ccpm Taormina davanti all’ospedale San Vincenzo durante il nubifragio delle scorse ore

Il vero senso della vita, invece, è dentro quella tenda e nel bivio finale di quel reparto. La sofferenza di una stanza d’ospedale con i piccoli pazienti che lottano in terapia intensiva, non l’ebbrezza della cultura d’alto rango nei palazzi. Si chiama umanità. E non c’è grande evento più potente e importante della vita dei bambini. Quella sì, da celebrare e rispettare, ma prima ancora da difendere.

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