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Lo scippo “goccia a goccia” del San Vincenzo di Taormina, l’ospedale che fa ombra a Messina a Catania

TAORMINA – L’ospedale San Vincenzo di Taormina è da tempo al centro di un lento e “chirurgico” percorso di depotenziamento. O forse è meglio definirlo smantellamento. Un paradosso tutto italiano, anzi tutto siciliano: da anni questo presidio sanitario, che serve un bacino d’utenza vastissimo – dalla costa ionica alla Valle dell’Alcantara fino ai centri dell’etneo – garantisce cure di qualità nonostante le croniche carenze di personale e risorse. Eppure, l’ospedale di Taormina continua a subire tagli, riduzioni di reparti e trasferimenti di personale, nel silenzio tombale e la debolezza conclamata della politica locale e nel braccio di ferro e la prova di forza tra le anime di quella regionale.

GIOIELLO SOTTO ATTACCO. A finire nel mirino è oggi il CCPM (Centro di Cardiologia Pediatrica del Mediterraneo), fiore all’occhiello del San Vincenzo. Un centro che cura bambini affetti da gravi cardiopatie, donne cardiopatiche in gravidanza e gestanti i cui feti presentano già malformazioni cardiache. Un luogo dove la medicina non è solo tecnica ma speranza, conforto, vita. E il destino al bivio del Ccpm è anche quello degli altri reparti. Portare via la Cardiochirurgia significherebbe attivare il detonatore ad effetto domino del ridimensionamento conclusivo del San Vincenzo.

I BAMBINI COME NUMERI. Ma nella logica distorta e contorta della politica sanitaria siciliana, questi bambini diventano numeri. Le loro storie, le loro lotte, le loro possibilità di guarigione non possono bastare per impedire un’altra “riorganizzazione” e per trovare soluzioni conservative. Bisogna cercare un modo per portare via un pezzo di ospedale ma fare passare il messaggio che non sarà così. Smontarlo pezzo per pezzo, prosciugarne le forze e le potenzialità goccia a goccia. Ora tocca ad un reparto d’eccellenza che altrove – in Emilia-Romagna, in Toscana, in Lombardia – sarebbe difeso a spada tratta e già in passato si sono verificati periodicamente altri assalti in vari reparti del San Vincenzo, sempre con il medesimo gioco consolidato, un meccanismo fatto dell’esigenza di doversi attenere alla rete sanitaria, ai decreti, etc. Colpi di burocrazia ad orologeria. E la burocrazia non agisce mai da sola.

IL PARADOSSO. Taormina è la capitale turistica della Sicilia. Ogni anno centinaia di migliaia di turisti affollano la Perla dello Ionio. Non è raro che anche i vacanzieri abbiano bisogno di cure, urgenti o specialistiche. Eppure, invece di investire in un ospedale che dovrebbe rappresentare un punto di riferimento sanitario regionale, si sceglie di depotenziarlo. Un paradosso che farebbe quasi sorridere se non ci fosse da piangere.

INDIETRO TUTTA. Taormina è stretta nella morsa tra Messina e Catania. E fa ombra. Per questo bisogna farla soffrire, anche se poi chi paga realmente il conto di questa sofferenza sono i pazienti, la gente di questo territorio. Questa strategia di svilimento non sorprende e, in fondo, non è per nulla nuova. E’ la costante che si ripete da tanti anni a questa parte. Dalla Ginecologia alla Pediatria, dall’Oncologia al Pronto Soccorso, molti reparti del San Vincenzo hanno subito negli anni tagli lineari, riduzioni di posti letto, oppure trasferimenti di medici verso altri presìdi. L’inconfessabile parola d’ordine è “indietro tutta”. E poi ci sono anche i medici che, di loro stessa iniziativa, maturano la consapevolezza che così non si può andare avanti. Si stancano e decidono di andare via. La politica locale? Presenzia alle inaugurazioni, non c’è nei momenti cruciali. Nessuno ha mai battuto davvero i pugni sul tavolo ad alcun amministratore di questa zona per difendere questo ospedale. E il coraggio se non ce l’hai, non lo compri al supermercato.

PROFESSIONISTI CONTROVENTO. Eppure, nonostante tutto, il San Vincenzo è ancora in piedi. Grazie alla professionalità di medici, infermieri, personale sanitario che hanno scelto di restare, quando sarebbe più semplice mollare e andare via. Professionisti che ogni giorno combattono due battaglie: quella per la salute dei pazienti e quella contro un sistema che ti sorride ma ti indebolisce. Ti rassicura ma non ti aiuta. Peggio ancora c’è chi rema contro.

DAL PREMIO ALLA MORTIFICAZIONE. Questi professionisti meriterebbero un riconoscimento, invece il premio è la mortificazione sancita dall’attuale stato delle cose. Non si può negare che restare in Sicilia, oggi, nel sistema sanitario pubblico, è un atto di coraggio e di amore per la propria terra.

FUTURO IN BILICO. Il rischio, però, è che a forza di tagli e indifferenza, anche i più tenaci decidano di arrendersi. E allora il San Vincenzo diventerà ciò che molti sembrano volerlo trasformare: un semplice ospedale di comunità, un presidio di periferia incapace di rispondere alle esigenze di un territorio complesso e di una vasta utenza. Una struttura non in linea con le necessità e le ambizioni di una città che ambisce all’eccellenza in ogni settore, tranne evidentemente che nella tutela della salute.

L’ULTIMO SCHIAFFO. Senza una svolta, senza una presa di coscienza vera, senza una mobilitazione civica e politica, questo sarà l’ennesimo scippo subito, l’ultimo schiaffo da incassare in silenzio da una terra troppo abituata a subire. Chi difenderà l’ospedale San Vincenzo, se persino chi dovrebbe fare le barricate tace, si tiene a distanza o tutto al più si limita a qualche timida rassicurazione di circostanza?

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