HomeEditorialiLa mattanza delle donne continua e la politica non ha coraggio: con...

La mattanza delle donne continua e la politica non ha coraggio: con i violenti ci vuole il pugno duro, non slogan

Mariti che uccidono le mogli, uomini che non accettano di essere lasciati, altri ancora che vengono respinti. E tutti si sentono ormai legittimati a poter uccidere a “briglie sciolte”. Nel modo più efferato e spietato, perché poi la legge in un modo o nell’altro perdona. E’ ormai una strage quotidiana quella delle donne in Italia ma la politica continua a non voler trovare una soluzione adeguata e consona a poter stroncare il fenomeno dei femminicidi e della violenza di genere. La battaglia non si vince con i braccialetti elettronici, con i divieti di avvicinamenti e altre analoghe misure che non spostano niente e non mettono né paura né pressione ai carnefici.

La presa di posizione delle Istituzioni comincia e finisce nelle solite dichiarazioni di rito ma sul piano pratico gli atti pratici, i passaggi legislativi dediti a normare il contrasto all’emergenza s’è fermato a provvedimenti che non incidono e non fermano i violenti. Manca il coraggio di andare in Parlamento e votare alle due Camere una legge in grado di ribaltare completamente la questione e far capire ai violenti che “la festa è finita”.

E invece i violenti continuano a fare quel che vogliono. C’è chi si permette di uccidere una donna aggredendola tra le mura domestiche, chi si dà allo stalker e poi passa al pestaggio o direttamente all’omicidio e chi arriva a decapitare la vittima e a darle fuoco. Ma non è abbastanza per uno Stato che poi concede una perizia e magari dichiara l’assassino “incapace di intendere e volere”, colto da raptus, non lucido, e quindi non imputabile. Oppure lo si manda in “gita premio” per qualche anno in un istituto psichiatrico, poi avverrà il miracolo della guarigione, e il detenuto modello potrà, presto o tardi, uscire. Con tanti saluti al dolore delle famiglie della vittima.

In un Paese normale, che l’Italia evidentemente non è, sarebbe chiaro già da un pezzo che così non si va più da nessuna parte e che si è limitata abbondantemente la soglia dell’assurdo. La giustizia, questa giustizia, non fa paura ma nemmeno il solletico, ai violenti di turno che si scatenano e non si fanno problemi ad entrare in azione, con il carico di barbarie che ne consegue, come se la donna di turno fosse un oggetto da trattare come vogliono e da colpire liberamente quando decidono di farlo. Niente di più, niente di meno.

E allora si vuole proseguire così? Libera scelta, libera arbitrio. Si vuol contrastare la violenza con le scarpe rosse e le panchine rosse, con le manifestazioni e gli slogan, oppure l’Italia e le sue Istituzioni, con una classe politica che sinora dorme e fa soltanto vuota retorica, vuole davvero svoltare nel contrasto alla violenza sulle donne? La soluzione è una ed è molto semplice: tolleranza zero, sentenze dure e niente attenuanti. Il crimine si combatte con l’inflessibilità, non con la debolezza. E’ importante educare le nuove generazioni nelle scuole ma nella lotta al femminicidio bisogna far capire ai violenti le regole del gioco: se sbagli non ci può essere nessuna pietà. Si va in carcere e si butta la chiave. E sarebbe cosa buona e giusta anche “rieducare” non con le attività sociali dell’attuale sistema carcerario odierno ma in un modo più appropriato: con i lavori forzati.

Non servono misure dell’altro mondo: il pugno duro, non i soliti slogan. Fare poche cose ma con determinazione, inflessibilità e rigore. Tutto il resto sono chiacchiere in libertà e inutile poesia buonista che non risolvono il problema, non salveranno altre vittime innocenti e le condanneranno a morte. L’Italia in che direzione vuole andare? Avere coraggio e stroncare una volta per tutte la violenza o restare inermi e far sì che la scia di sangue prosegua: la scelta è questa, una via di mezzo non esiste.

ARTICOLI CORRELATI

POTREBBE INTERESSARTI

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL

35,880FansLike
14,200FollowersFollow