TAORMINA – Gli auguri di Pasqua al Comune di Taormina diventano un interessante momento premonitore che, oltre le sfumature conviviali di giornata, tratteggia il leitmotiv di quella che Cateno De Luca ha definito “la seconda fase”, ai nastri di partenza. Dentro e fuori dal palazzo municipale. E’ un momento particolare e la parola d’ordine è “avvisi”: come quelli pubblici pubblicati per le nuove partecipate e poi gli avvisi di Pasqua recapitati brevi manu ieri in aula consiliare ai dipendenti comunali. Per sottolineare che bisogna essere una grande famiglia.
SECONDA FASE. “Abbiamo raggiunto un livello importante, che è quello della tranquillità economico-finanziaria, ora si sta aprendo una nuova fase con una riorganizzazione dei servizi municipali e della struttura municipale”, ha esordito il sindaco, richiamando l’archiviata fase del dissesto e quella all’orizzonte delle partecipate (ribattezzate in città “partecipate e moltiplicatevi”).
I TASSELLI. “Ciascuno di noi è importante in questo puzzle e chi non si sente partecipe è un problema. Il puzzle ha la sua composizione e bellezza con tutti i tasselli. Se ne manca qualcuno, il nostro occhio non va nella bellezza del puzzle ma va dove manca quel tassello”, ha spiegato De Luca: “Pasqua è il momento della riflessione, il pentimento degli errori e si rinasce. E per me lo è, cerco di viverla nella sua essenza”.
AVVISO AI NAVIGANTI. Nell’uovo di Pasqua per i dipendenti del palazzo comunale c’è il bigliettino d’auguri. In dote l’avviso ai naviganti: “In questo contesto non c’è spazio per chi non ritiene di essere utile a questo puzzle. Il nostro dovere è quello di comporlo e mantenerlo nella sua complessità e la sua armonia. E’ ora è il lavoro che dobbiamo fare”.
PROSSEMICA E ADORAZIONE. I 21 minuti del discorso di Pasqua sono stati il manifesto di quel che sarà domani e di quello che è già oggi. De Luca si è rivolto intanto ai dipendenti non (soltanto) da sindaco ma come “datore di lavoro”. Ma non passa inosservata un’immagine che di per sé non è una novità ma da sola racchiude il senso di tutta la legislatura attuale a Taormina: se un tempo, bene o male, al Comune di Taormina si vedeva un quadro politico dei “pari grado”, oggi c’è uno strapiombo. C’è il leader, con la prossemica del comandante e tutti gli altri ad ascoltare in adorazione mistica, una devozione ipnotica a metà tra i seguaci in estasi e la soggezione paralizzante degli studenti tra i banchi di scuola, al cospetto del maestro. “Ascoltatemi senza fiatare. Zitti e mosca, poi c’è la ricreazione”, diceva un altro maestro, Pomari, in un vecchio film. Sennò…”Pomari, Pomari…so’ cacchi amari”.
LE OPZIONI. Ad ogni modo, De Luca ha dato una dimostrazione plastica dello scenario. La rotta indicata è semplice da decodificare: “O si fa come dico io o come dico io”, in gergo belgradese. Libera scelta, libero arbitrio. Una terza opzione? “Oppure si fa come dice Massimo”. Il nostro amico Massimo Brocato, esperto e alter ego di Cateno, che dopo 20 anni lontano dal palazzo sta vivendo la sua grande stagione di rivincita, tiene a rapporto la compagnia e regge le fila, affiancando da sindaco ombra il sindaco eletto dai taorminesi.
L’ORA DEL CONFESSIONALE. E allora eccolo il messaggio pasquale del sindaco (De Luca), che annuncia l’ora del confessionale ai dipendenti: “Io ho il mio metodo, ho la mia visione strategica nei palazzi municipali e vado per fasi. Ancora la fase per la quale, con tutti voi ci siamo seduti a parlare non è arrivata, ma non è arrivata a caso. Sono abituato a girare stanza per stanza e a conoscere chi sono i miei collaboratori. Qui non è avvenuto perché era ancora prematuro. E io avevo la necessità di vivere il palazzo e di garantire al più presto la sostenibilità del palazzo. Ecco la prima fase che si è chiusa. Ora comincia la seconda, che sarà caratterizzata da un modello innovativo, le partecipate”.
“IL PADRONE” E “LE DIRETTRICI”. De Luca lo ha spiegato a cosa serviranno le partecipate: “Hanno una logica ben precisa e non sono un corpo estraneo rispetto a voi. Si parla di gruppo pubblico locale che ha una visione sinergica unitaria e che risponde a un solo padrone, che è il palazzo municipale, il Consiglio comunale e ha un unico indirizzo strategico che è quello del sindaco e della Giunta e l’attuazione del suo programma elettorale. Queste sono le direttrici alle quali tutti siamo tenuti…non dico ad adeguarci, perché chi si adegua e basta non fa una buona cosa. Quelle sono le direttrici per le quali ciascuno di voi è chiamato a dare il proprio contributo”. Tutto di una chiarezza adamantina. C’è “il padrone” e ci sono “le direttrici”. Più chiaro di così. Non serve il disegnino.
NO DUPLICATI. E ancora sulle partecipate: “Nel momento in cui si apre la stagione delle partecipate ci sarà una riorganizzazione degli uffici e dei servizi. Non facciamo duplicati. Noi facciamo una strategia di supporto, rafforzamento e sinergia, con gli strumenti che la legge ci mette a disposizione”.
I RAPPORTI. Segue un chiarimento e una promessa: “Io non sono così stron*o come appaio, ve lo voglio dire una volta per tutte. Sono sempre per trovare il giusto equilibrio nei rapporti. Ma per questo bisogna essere in due. Io ci sono e ve lo dimostrerò nei prossimi mesi, a ciascuno di voi”.
L’AVVISO. “Anche le mie esternazioni o prese di posizione non sono frutto del caso ma la reazione conseguenziale ad altri tipi di approcci che utilizzo. In genere avviso, la prima, la seconda volta, la terza è quella finale. Alla quarta non c’è più rapporto con me, ma non con Cateno De Luca, ma con me come datore di lavoro”. De Luca, insomma, recapita l’avviso agli inquilini del palazzo, in modalità “The Mailman”. La tocca piano.
RACCOMANDAZIONI E LEGGENDE. Non manca una precisazione: “Raccomandazioni con me non esistono e se scopro qualcosa del genere mi inca**o”. Poi la chiusura con la metafora tognazziana: “Bisogna sfatare le leggende che ci sono dietro ogni cosa. Spesso ci facciamo dei film, sulla “superca**ola” che si autoriproduce e poi siamo abituati a ripetere quello che è stato detto. Sono rimasto sbalordito di tante cose che erano leggi o regole ma che quando sono andato a ritroso, per arrivare alla fonte, c’era il “me l’ha detto non so chi”. E nel 90% dei casi era “la superca**ola”. Noi vogliamo lavorare su cose precise e concordanti, sui punti fermi si riesce a costruire tutto”.
CHI E’ RIMASTO NELLA GIUNGLA? “Le somme si tireranno alla fine”, rimarca De Luca, che chiude aggiungendo: “Non bisogna fare come il giapponese che continua la guerra nella giungla, mentre la guerra era finita da anni”.
RIFLESSIONI A MARGINE. Ma qui – lo diciamo noi – la giungla è vuota. Non ci sono i giapponesi a urlare banzai, neanche Tarzan e Cita alla ricerca di Piteco. Sono rimasti solo il comandante dell’esercito di liberazione, il primo luogotenente in affiancamento e quelli che attorno danzano la tarantella. I giapponesi tauromeniti si sono ritirati sugli altopiani del Tibet ad espiare le colpe del disastro che hanno prodotto e, dopo essersi fregati con le loro stessi mani, assistono in esilio agli eventi. De Luca sa benissimo che, sul piano politico, davanti a sé ha una prateria per tenersi le chiavi di Taormina per i prossimi 10 anni. Gli ultimi “giapponesi” inquieti da esorcizzare semmai potrebbero essere altri. Non preoccupano per niente i fantasmi dei vari antagonisti politici locali (ma quali sarebbero?) che oggi perderebbero tutti 11 elezioni su 10, e meno che mai il problema può essere l’esigenza di catechizzare i dipendenti di un Comune dove un tempo c’erano un paio di elementi che lo facevano sul serio il bello e cattivo tempo negli uffici e che mettevano in difficoltà i sindaci. Ma è un altro tempo: i pensionamenti hanno fatto più vittime della guerra del 15-18 e tra dirigenti e impiegati nessuno ha più la caratura e i margini di manovra per infastidire chi amministra.
GLI UMORALI. Alla fine della fiera c’è un unico potenziale fattore di cui De Luca non può fidarsi ed è l’umoralità galoppante dei taorminesi. Sedotti e travolti dalla passione per il liberatore, poi messi in riga e sodomizzati, e che ora non hanno più lo stesso “sentiment” di due anni fa. De Luca è un campione nel ruolo del sindaco “pronto intervento” per comuni in sala di rianimazione o peggio sprofondati in coma come Taormina. E’ riuscito pure a far diventare l’emergenza di Via Garipoli un’opportunità e otterrà di poter fare la strada per Trappitello bleffando, intanto, di non volere la nuova stazione a Taormina. Nessuno si esalta come lui nella postura vanesiana dell’amministratore che resuscita il morto con l’Operazione Lazzaro di turno, con una perfetta narrazione mediatica del “Miracle Man” ad accompagnare gli accadimenti. Qui, però, De Luca ha fiutato di avere a che fare con una piazza particolare, che vive di simpatie e antipatie, rancori e fatti personali. Un posto (e/o pastificio) meraviglioso ma di cui non ci si può fidare troppo. Taormina oggi ti acclama, domani ti butta giù. Senza sconti e vale per tutti. Niente è scontato.
LA VAMPA E LA FEBBRE. D’altronde la storia d’amore tra De Luca e i taorminesi è una luna di miele durata un paio di mesi, un’altalena in cui si è passati dalla vampa rovente a 65 gradi di un giugno alla freddura della febbre a 37 e mezzo del giugno successivo. Un avviso all’avvisante. E l’avvisante registra, memorizza e, con lo sguardo rivolto al 2027, decide di “sterilizzare” l’eventuale moto ondulatorio delle fluttuazioni umorali paesane con un bell’uovo speciale di Pasqua alla città. Un dono in anticipo sul copione. “Cioccolato finissimo al latte con sorpresa preziosa”: dentro c’è il regalo (con manuale per le istruzioni) delle partecipate in miniatura, che diventeranno grandi, forti e servizievoli. E allora è un pò come la trama di quelle storie in cui gli innamorati prima vivono la fase frenetica della passione travolgente e poi si assestano sul piano inclinato dei conviventi che vanno avanti un pò così, al ritmo blando della Toccata di Paradisi. Ciascuno fa le proprie cose, ci si osserva e ci si ritrova la sera. Si sta sotto lo stesso tetto sol perché, per entrambi di alternative ad ora non se ne vedono. E forse fa pure comodo restare insieme. Auguri, buona Pasqua e buon “puzzle” a tutti.


