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Dal patto con Giorgia alla presa (finale) di Taormina: la metamorfosi di De Luca in 10 mosse

Cateno De Luca e Giorgia Meloni (foto AI x TN24)

Alle porte di Pasqua la metamorfosi di Cateno De Luca si avvia verso una fase che per tanti aspetti rappresenterà uno snodo nei piani e per le prospettive del parlamentare di Fiumedinisi, leader di Sud chiama Nord (dimissionario nella forma ma sempre anima e guida totale del movimento, come prima e più di prima) e sindaco di Taormina.

Dopo il flop delle Europee, preceduto dall’infausta campagna di Monza, è ormai storia nota la virata totale di De Luca, che ha scelto di mettere fine alla stagione “vichinga” della corsa solitaria e ha scelto di incamminarsi verso il ritorno nel centrodestra, unica via percorribile per uscire da quello che lui stesso aveva definito l’isolamento politico in cui era finito il suo movimento e in cui, di fatto, lui per primo si era “cacciato” a suon di strali contro i due poli. Anche perché poi in Italia si sa che si vive di “fatti personali”, rancori perpetui e dinamiche all’insegna del “non dimentico”. Un po’ come a scuola con quello che ti ruba la caramella e poi ti sfotte davanti ai compagni di scuola.

E allora eccole le 10 mosse dell’ormai ex Scateno il furioso, oggi Cateno il misericordioso, dentro la declinazione work in progress di questa nuova fase politica.

RITORNO A DESTRA. Dicevamo che il centrodestra è la scelta, obbligata, che ha fatto De Luca per lasciarsi alle spalle il già citato “isolamento”. Si dirà che la scelta non è stata ancora fatta, che bisogna aspettare il congresso, decideranno gli iscritti e tutto il resto della poesia. Tecnicamente tutto giusto, nella sostanza le seconde nozze tra De Luca e il centrodestra sono assai più che nell’aria. E’ un rendez-vous politico virtualmente sancito, che manca soltanto della data definitiva in cui si andrà all’altare.

L’INDIZIO VERSO L’ALLEANZA. L’ulteriore indizio della prospettiva già delineata è la decisione ponte di Sud chiama Nord (cioè di De Luca) di andare alle elezioni Provinciali senza nessuna alleanza organica preconfezionata, e con scelte diversificate di territorio in territorio. Una consultazione elettorale, quella delle Provinciali, che, per intenderci, così come è stata concepita è talmente inutile e priva di alcun senso che chi l’ha pensata dovrebbe andare a raccontarsi per un paio d’ore allo studio di Caruso Pascosky. Poco male perché De Luca, per il tramite del “fedelissimo” Danilo Lo Giudice (che intanto sogna Taormina…) centra l’obiettivo di potersi tenere la mani libere sino al congresso di ScN, conservando la guida della roccaforte strategica Città Metropolitana di Messina (con il sindaco Federico Basile) e diversificando le scelte tra segnali immediati e ammiccamenti comunque propedeutici a quel che sarà: a Palermo si va con FI, a Catania con FdI, a destra anche ad Agrigento, interessante lo scenario poi a Siracusa dove c’è una candidatura frutto di un’intesa Azione-Mpa (il movimento del “nemico” per eccellenza di De Luca, Raffaele Lombardo). Invece a Trapani è maturato il sostegno a un candidato civico ma in un quadro di sinistra. Una porticina aperta, metti che la sinistra non decida di svegliarsi e, con qualche ripensamento, chieda perdono in extremis a Cateno. Chissà.

VERSO LE REGIONALI. Si parlava di elezioni, e a proposito, le Provinciali saranno poco più di una perdita di tempo, mentre i veri giochi saranno quelli per le Politiche e le Regionali. De Luca stringe con il centrodestra, ne parliamo anche tra poco, il 2027 è ancora lontano ma una cosa è certa e, al netto di tutti i ragionamenti sulle alleanze, l’idea che prende quota nei ragionamenti del parlamentare è quella di blindare le candidature per evitare il bis di una legislatura in cui i parlamentari eletti con De Luca erano 8 e ora, alla fine, sono rimasti 3 (compreso lo stesso De Luca). Ecco perché potrebbe esserci qualche candidatura particolare, in linea con la metamorfosi del leader, calzante con la narrazione del capo che lascia la guida del movimento, si dedica non (direttamente) a nuova casa ma a un’altra cosa, fa la scuola politica e apre la strada a una nuova fase. “Largo ai giovani”, sarà il mantra dell’imperatore del Nisi? Non ci sbilanciamo troppo. Forse sì, forse sì.

IL RAPPORTO CON GALVAGNO. In questa fase un rapporto strategico che De Luca sta coltivando e portando avanti è, in particolare, quello di Gaetano Galvagno, il presidente dell’Ars, amico di gioventù di Danilo Lo Giudice che proprio per il tramite del “fedelissimo” santateresino De Luca ha conosciuto a suo tempo e che ora è in piena rampa di lancio nelle future strategie di Fratelli d’Italia. Tra i meloniani c’è chi, come Ignazio La Russa, lo vorrebbe candidato presidente alla Regione e Galvagno, intanto, è stato il “gancio” che a ottobre ha organizzato l’incontro della pax tra De Luca e Schifani, che ha posto fine a tre anni di guerra totale. Il giovane Galvagno ha fatto anche da apripista per la trattativa romana con Arianna Meloni e Fratelli d’Italia. Insomma c’è feeling su questo fronte.

L’ALLEANZA CON SCHIFANI. Dicevamo della pace con Schifani che, al netto dei formalismi della permanenza all’opposizione sino a fine legislatura, è diventata una vera e propria alleanza. Cateno chiama, Renato risponde. Renato chiama, Cateno risponde. Lo ha dimostrato la vicenda della chiusura di Via Garipoli a Taormina, con De Luca che va in Giunta comunale e delibera la richiesta di stato di crisi emergenziale. Schifani 24 ore dopo porta il documento in Giunta regionale e lo approva. Nessuno può dire se e quanto durerà l’idillio, per adesso è così, la politica è l’arte del compromesso ed è il mondo del mai dire mai. Il patto con Schifani, al di là di Galvagno che ha fatto da “apripista”, è il vero grimaldello che De Luca ha scelto di prendersi per conquistarsi un varco nel centrodestra, riposizionarsi nel ring e riprendere rapporti che si erano inclinati o tesserne altri, nuovi e funzionali alla stagione politica dell’orizzonte 2027. Se Schifani, come pare probabile, sarà ricandidato alla presidenza, De Luca è pronto a dire sì e ad appoggiarlo. Con quale ruolo poi si vedrà. Incredibile eppure vero. Nel 2022 questa intesa non l’avrebbero immaginata nemmeno gli oracoli di un’altra galassia. Ma “isolati” non si può stare. Non più.

DESTINAZIONE GIORGIA. Tutte le strade portano a Roma e anche quelle di Fiumedinisi e Taormina si incrociano con la capitale. Dove De Luca si è incamminato verso il patto con Fratelli d’Italia, anzi con Giorgia Meloni: perché oltre il premier e la sorella Arianna, tutto il contorno desta più di una perplessità. La stampa dà per chiuso praticamente l’accordo che porterebbe in dote al centrodestra l’1% che vale al momento Sud chiama Nord sul Nazionale ma soprattutto i voti in Sicilia, dove il centrodestra va verso una conferma a mani basse e con ScN punta a fare il pienone alle Politiche dei collegi per i posti di Camera e Senato. E l’8 aprile “Il Fatto Quotidiano” titolava: “Meloni imbarca Cateno De Luca: alleanza alle Politiche ’27”. Arianna Meloni avrebbe comunicato la benedizione della sorella Giorgia all’intesa. Preparate tarallucci, vino e champagne, “movemose”. Cateno prenderà la tessera dei meloniani e magari scioglierà il suo movimento come a suo tempo la Meloni ha già imposto ad altri (vedi Nello Musumeci, proprio in Sicilia)? Oppure niente tessera e De Luca godrà di un patto federativo con FdI in stile Noi Moderati-Forza Italia? Aspettando le nozze (politiche) tra Cateno e e Giorgia, eccola su TN24 la prima storica foto dell’accordo De Luca-Meloni. Bella, vero? Vi piace? A scanso di equivoci neuronici e per transennare il dibattito da fregnate varie, precisiamo in modalità clementoniana che “la foto l’abbiamo creata noi per i nostri lettori con AI, non si tratta di uno scatto reale”. L’immagine ufficiale della stretta di mano che sancirà idealmente l’atto finale della metamorfosi ancora non c’è e bisognerà pazientare.

SOTTOSEGRETARIO? NON ORA, GRAZIE. Raccontano però i soliti beneinformati o male-informati (fate voi) che ci sia già stata e ci sarà la possibilità di un sottosegretariato per Sud chiama Nord nella trattativa romana. Si racconta che ci sarebbero ulteriori spazi nell’esecutivo. Fantapolitica? Attenzione a qualche possibile sorpresa romana che, a quanto pare, bolle in pentola. Si vedrà cosa rientrerà davvero nel pacchetto completo dell’accordo in fieri che, in ogni caso, comprenderà – come riportato pure dal Fatto Quotidiano – ragionamenti su qualche eletto sicuro da inserire negli uninominali e nel proporzionale. E, su Palermo, qualche assessorato alla Regione. E’ chiaro che, al netto di tutti i discorsi, conteranno i numeri che verranno fuori dalle urne nel 2027.

OPERAZIONE FENAPINEW 5″. Nel frattempo De Luca ha pure ripreso in mano le redini della Fenapi, sua creatura per eccellenza che non ha mai abbandonato neanche per un istante ma a cui ha deciso di dedicare più tempo e spazio e dove ha intenzione di alzare l’asticella del volume delle attività e allargare il perimetro dei rami di attività. E così ecco la nomina a coordinatore nazionale di Fenapi Group e De Luca ha ripreso a girare l’Italia per dedicarsi alla causa. Un passaggio rende l’idea: “Ho avuto assegnato il compito di progettare e pianificarne cinque nuovi Enti da mettere a disposizione dei 1200 sportelli territoriali di Fenapi Group dislocate in 80 province e 19 regioni”. Punto, a capo.

LA ROCCAFORTE DELLO STRETTO. Messina, dove De Luca è stato sindaco dal 2018 al 2022, era e resta la roccaforte deluchiana. Federico Basile gode della stima di De Luca che chiederà al centrodestra come condicio sine qua non di sostenerne la candidatura a sindaco nella Città dello Stretto. I più fantasiosi (ma non troppo) non escludono il gran ritorno in pista di De Luca a Messina se il centrodestra dovesse provare a giocare qualche “tiro mancino” a Basile. Ma è un incastro complesso di tante dinamiche, e bisognerà anche vedere cosa accadrà a Palermo. Una cosa è certa: Basile, da sindaco o magari in missione parlamentare, sarà “tutelato”. E d’altronde lui è un fedelissimo capace e gli va riconosciuto che, al di là del requisito sovrano della devozione totale al capo, è un amministratore che le carte le conosce e si era fatto le ossa prima ancora da dg.

TAORMINA, QUI PALAZZO MASSIMO-CATENO. Dulcis in fundo c’è Taormina, dove De Luca in verità si è già annoiato da un pezzo, dopo la prima estate da sindaco, e di per sé gli sta stretta, ma dove il parlamentare ha realizzato che potrà andare avanti in cavalleria ancora per molto tempo e tenersi le chiavi del municipio per diversi anni. Non ci sono disturbatori per il conducente, la politica locale si è tagliata le palle da sola e così il sindaco può anche dedicarsi con tranquillità ad altri impegni in giro per l’Italia, perché intanto qui c’è l’esperto Massimo Brocato che si è ormai calato nella parte del sindaco ombra, con assessori e consiglieri che non muovono foglia se non si passa da lui. Al Palazzo dei Giurati oggi Palazzo Cateno-Massimo si segue il doppio binario (non quello ferroviario, non vi confondete) dell’obiettivo di centrifugare il passato – in primis – e far vedere sul piano mediatico che prima di questa stagione di governo c’era un disastro (ed è innegabile che la classe politica taorminese ha fatto disastri) e ora è il tempo dei “bravi” e – in secundis (anzi viceversa) – di creare le basi per altri 10 anni di amministrazione deluchiana a Taormina. Prove tecniche di “presa finale” della città, l’hanno ribattezzata. Con lui o chi per lui, per la disperazione degli antideluchiani che arringano e macumbano ma sono distanti anni luce dal costruire un’alternativa competitiva. In questo momento sul fronte avverso a De Luca c’è il nulla cosmico (e non a caso alcuni, i più scaltri, si sono defilati dall’agone politico) ed ecco che pure la realtà si ribalta. L’emergenza di Via Garipoli diventa un’opportunità. Sei mesi di crisi e arriva la procedura derogatoria, col bollino della Regione, per provare a farsi costruire da Rfi la strada Taormina-Dubai-Trappitello e per fare anche un altro paio di interventi sul territorio. Forza con i vari bandi di finanziamento, in ogni dove, bisogna partecipare a tutti i bandi (cosa che in passato avveniva in modalità una tantum) e avanti tutta con le nuove aziende. Pioggia di avvisi e nomine in vista? E’ il “modello Messina”, niente di più, niente di meno. A poco serve il cortile paesano di quelli che s’indignano in modalità chiacchiere al vento. “Sulla casella nera ci porto l’alfiere bianco. Ma lei sa giocare o no? Questo lo dice il manuale e io seguo il manuale”, rispose Franco Pecora nella storica partita a scacchi con Goldginger. E allora spingere al “Massimo” è la parola d’ordine di questa stagione cateniana in terra taorminese. Andate, partecipate e moltiplicatevi. “We’ve definitely got our thing together, don’t we baby? Isn’t that nice?“, cantava Barry White. “Tutto sotto controllo, non è bello?”. Si legge Taormina, si scriverà Cateno City.

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