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Un commediante stragista all’Onu. Il delirio di Bibi mentre Gaza è allo stremo

Uno show che non fa ridere, semmai piangere. Un monologo farneticante da camicia. Così si potrebbe definire l’intervento all’Onu del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che infischiandosene della condanna internazionale ai crimini che sta commettendo a Gaza ha deciso di sfidare il mondo e si è presentato con la sua imperturbabile faccia di bronzo all’assemblea dell’Onu.

“Calorosa” l’accoglienza riservatagli dai vari rappresentanti degli Stati che al suo ingresso in sala hanno abbandonato i lavori per dare un segnale a Netanyahu e fargli capire che l’ha fatta fuori dal vaso e l’unica cosa che può e deve fare è fermarsi immediatamente, non domani ma ieri. Più di 100 diplomatici di oltre 50 Paesi – non solo quelli con popolazione a maggioranza islamica – sono andati via, fanculizzando platealmente Bibi lo stragista. Fuori, a Times Square, davanti al Palazzo di Vetro, c’erano centinaia di manifestanti inferociti, che marciavano e protestavano, chiedendo l’arresto del premier di Israele per crimini di guerra.

In aula è rimasto Ruby Chen, padre dell’ostaggio israeliano Itay Chen, in segno di protesta perché Netanyahu non ha neppure nominato il figlio nella lista dei prigionieri perché ritenuto morto. Gli unici applausi a Netanyahu sono arrivati, manco a dirlo, dalla delegazione israeliana e da quella americana.

Poi l’intervento. Quaranta minuti di delirio e pateticità allo stato puro, che hanno reso l’Assemblea generale dell’Onu scenario di un discorso che ha rasentato la perfezione dell’assurdità e della bugia fatta persona. Fiero e spavaldo, Netanyahu celebrato le sue vittorie, per giustificare la reazione alla strage del 7 ottobre 2023. Un massacro orrendo, quello dei terroristi di Hamas, al quale ha fatto seguito la risposta che Netanyahu ha trasformato nell’occasione storica per la sua mattanza di Gaza.

Tra le tante fesserie che ha detto Netanyahu, non passa inosservata la più plateale. Ha respinto in modo sprezzante le accuse che Israele stia commettendo genocidio o riducendo alla fame gli abitanti di Gaza: “Un Paese che commette genocidio chiederebbe alla popolazione civile che dovrebbe colpire di mettersi al sicuro?”, ha detto, accusando invece Hamas di rubare il cibo e di farsi scudo con i civili. Peccato che Netanyahu stia facendo uccidere uomini e donne, bambini e anziani, vite innocenti in nome di una guerra che non c’è, con Hamas che resta asserragliata nei tunnel ed è lì al suo posto e i civili che muoiono. I palestinesi vengono ridotti alla fame o costretti a scappare lontano, chi può e ce la fa.

Israele è isolata dal mondo ma il negazionista Netanyahu non si ferma, si permette di dire che non ci sarà il riconoscimento dello Stato di Palestina e continua a maramaldeggiare in barba ai diritti umani anche perché sa che dalla sua parte c’è il presidente americano, Donald Trump, che con la mano sinistra predica la pace e con quella destra appoggia il premier israeliano. La politica internazionale, con l’Europa in primis, si farà portare ancora a spasso e risponderà nel segno interlocutorio dei soliti, inutili, “penultimatum” che non servono a niente oppure si deciderà ad ascoltare il grido della gente che manifesta nelle piazze e romperà gli indugi. Quando c’è un genocidio va fermato e la svolta passa dalla necessità di destituire dai suoi poteri il mandante politico di questa carneficina. Il tempo scorre e la gente muore. Non si può attendere ancora.

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